“La Cucina delle donne, storie e ricette di Filicudi” di Giusi Murabito non è un semplice libro di ricette, ma un’esperienza di vita, una testimonianza che punta a un turismo delle radici, un manifesto del cambiamento, come quello della stessa autrice. La vita della biologa molecolare originaria di Acireale, in provincia di Catania, viene rivoluzionata con la crisi del settore sanitario, nel 2012. Un laboratorio analisi di famiglia che non “tira” più, la decisione di prendere un anno sabbatico e staccarsi da quel mondo. Anzi, proprio dal mondo, almeno quello legato a doppio filo a ipertecnologia, traffico, inquinamento, grandi città, cibo industriale.
Filicudi, il potere del cammino e l’essenza del silenzio
Così, per dodici mesi, Giusi Murabito, fa della sua casa l’arcipelago delle Eolie, tra le sette isole sceglie Filicudi, e qui, camminando e riflettendo su un nuovo lavoro tutto da inventare, lo trova, lungo i sentieri scoscesi dell’isola. “Camminavo per ore, ogni giorno – racconta – e per questo ero vista con curiosità dalle donne dell’isola, che cominciarono a chiamarmi capra tibetana. Lungo le mulattiere ho conosciuto molte di loro, poi ho cominciato a pranzare nelle loro case, come facevano del resto tutti gli stranieri sull’isola, in assenza di ristoranti e di altre strutture tipicamente turistiche. Ho scoperto il potere del cammino, l’essenza del silenzio, il fascino enorme dei luoghi, della natura, delle cose e dei ritmi di una volta, di una cucina ricercata perché antica e genuina”.

Il turismo esperienziale di Giusi Murabito
È con questa esperienza che Giusi Murabito ha preso coscienza di quello che sarebbe stato il suo futuro. “Ho capito che, senza andare lontano migliaia di chilometri, avevo trovato in Sicilia quella forma di turismo esperienziale che avevo immaginato di trovare, ad esempio, in India. Così ho messo nero su bianco il mio progetto, ho venduto le quote del laboratorio analisi e ho avviato la mia terza vita, dopo aver trascorso la prima come interprete a Sigonella e la seconda al microscopio”.
Giusi Murabito punta ai sensi e all’anima del viaggiatore e cammina ancora, veloce, diventando un punto di riferimento di un segmento turistico di altissimo livello, “altospendente” dice lei, che alle Eolie arriva in elicottero ma, smessi gli abiti griffati o manageriali, vuole impastare pizza e tirare le fettuccine, aspettare il tramonto tra le vigne, andare a pesca con gli uomini del luogo e carpire tutti i segreti della cucina delle donne dell’isola.
“Il ritorno alle origini, la vera essenza delle cose, sta nel fatto che i clienti – osserva Murabito – potrebbero permettersi lusso e ricercatezza ma invece apprezzano un pesce fritto bene, la pasta fatta in casa, le ricette della tradizione. Sono canadesi, australiani, israeliani, americani ai quali le donne del luogo aprono le case, li fanno sentire in famiglia”.

“La Cucina delle Donne”
Così, anche per rispondere ai tantissimi che, una volta tornati a casa, vogliono continuare a sentire il gusto dei luoghi appena visitati, è nato “La Cucina delle donne, storie e ricette di Filicudi”. Il libro, più che un ricettario è testimonianza, anche fotografica, di donne straordinarie ma quasi invisibili, che cucinano e raccontano la loro vita e quella delle isole. La presentazione del libro è stata una festa gastronomica, più che un evento letterario, con l’autrice ai fornelli assieme a Margherita Zingales e Maria Russo, due delle filicudare che lavorano con il team del progetto, che hanno sfornato pasta alla carrettiera, spaghetti al nero di seppia, stufato di totani ripieno, sfinci di zucca. Tutto accompagnato dai vini vulcanici delle Eolie.



















