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La pop art si fa “hard” con Alfio Lisi: a Catania la mostra che analizza la globalizzazione con spirito critico

Le opere di Alfio Lisi, con un linguaggio pop rivisitato e "italianizzato", sfruttano le icone pubblicitarie per denunciare lo strapotere delle multinazionali e la potenziale cancellazione di una identità nazionale fagocitata dal mercato globale

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È stata inaugurata a Catania lo scorso sabato 12 aprile la personale di Alfio Lisi, artista trasgressivo, lontano dai canoni stilistici che concepiscono l’opera d’arte unicamente come elemento decorativo. La sua visione critica e ironica rilegge la pop art in chiave italiana e sociale. “Pop Hard / Re-evolution” è il titolo dell’esposizione, realizzata in co-organizzazione con il Comune di Catania e visitabile gratuitamente fino al 27 aprile al Palazzo della Cultura.

La mostra “Pop Hard / Re-evolution” di Alfio Lisi

Le opere di Alfio Lisi stupiscono per la loro concretezza comunicativa. Attraverso un linguaggio pop rivisitato e “italianizzato”, l’artista catanese sfida le correnti consuetudini artistiche, sfruttando le icone pubblicitarie per denunciare lo strapotere delle multinazionali e la potenziale cancellazione di una identità nazionale fagocitata dal mercato globale, in netta controtendenza rispetto all’eredità pop americana o europea degli anni ‘60. L’esposizione suscita interesse nel pubblico proprio perché priva di natura celebrativa, nonché per il suo essere ben ancorate ad eventi e fobie che hanno caratterizzato i nostri giorni recenti. 

L’uso di una tecnica tradizionale è prova della capacità dell’artista di cimentarsi in un linguaggio pop che vide i suoi precursori avvalersi delle varie tecnologie di stampa o dei più svariati processi foto-litografici. La contraddizione di Alfio Lisi, tra immediatezza del messaggio e classicità della tecnica adoperata, è lontana dalle riproposizioni Warholiane che spesso, con estrema facilità, vengono proposte.

Le parole dell’artista

“Con la mia Pop Hard – afferma l’artista – tento di affrontare un linguaggio che considero più hard che soft, e nello stesso tempo più slow che fast, o piuttosto più utopistico che effimero. Guardo prevalentemente ai prodotti più nobili della creatività isolata, anziché ai prodotti di consumo di massa imposti e sempre più globalizzati. I due aspetti si possono considerare tra loro agli antipodi, ma giornalmente rischiamo di non distinguerli, a causa della libertà di scelta atrofizzata da una pubblicità devastante”.

Ogni artista è anche un uomo o una donna che vive in un contesto sociale più o meno ampio e variegato. Alfio Lisi in tal senso è da sempre impegnato nella “società civile”; da qui nasce la sua consapevolezza fatta di immagini e sensazioni che si riverberano nel mondo dell’arte, a prescindere dalla loro bellezza o bruttezza. “Da queste mie condizioni di vita esistenziale nascono le mie opere, in modo più o meno consapevole o inconsapevole. Sono legate al mio modo di vivere e di concepire la vita nel mio quartiere, fino all’intera umanità, intesa esclusivamente in modo universale”.

Articolo di Valentina La Ferrera

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