Nel suo saggio La camera chiara. Nota sulla fotografia il critico francese Roland Barthes affermò che, al di là della tecnica e della bravura, il fotografo è colui che riesce ad agire su quel particolare momento in cui qualunque cosa diventa di massimo valore, il valore fondamentale. Un’affermazione che può fare da ideale incipit al lavoro pluriennale di Nunzio Guzzo, che è stato racchiuso in un libro fotografico edito da Plumelia, curato e voluto dalla Scuola siciliana di fotografia.
L’opera è stata presentato mercoledì 23 aprile nella sede della Scuola, di cui il fotografo è stato allievo, in via XX Settembre 13, a Palermo. La moderazione dell’evento è stata affidata alla giornalista Alessandra Turrisi. Sono intervenuti, assieme all’autore, lo scrittore Giuseppe Maria Di Giacinto, i fotografi Francesco Enia e Tania Spadafora, nonché Antonio Saporito Renier, direttore della Scuola e curatore del volume.
Il libro di Nunzio Guzzo
Una porta antica, chiusa, ma non sigillata. Una piccola serratura sul portone interno del Castello dei Ventimiglia di Castelbuono si fa simbolo e inizio di un viaggio. È proprio da lì che parte il libro fotografico di Nunzio Guzzo. Un’opera prima che è molto più di una raccolta d’immagini: è un racconto visivo, un attraversamento emotivo di paesi, volti, paesaggi, tradizioni e intimità della Sicilia, con uno sguardo profondo e attento ai territori del palermitano.
Le 93 fotografie – in bianco e nero e a colori – testimoniano una narrazione che fonde rigore compositivo e delicatezza poetica. Dal dettaglio antropologico di un interno rustico a Porticello con icone sacre appese alla parete, al simbolismo intenso di uno scatto di strada ad Altofonte del 1978, dove la crudezza dell’esposizione di carcasse animali si confronta con l’innocenza di una bambina. Ogni fotografia racconta una Sicilia antica e presente, dolente e viva. C’è anche l’eco della storia sociale, con i segni della mafia, le superstizioni del mare e le campagne abbandonate.



La parola all’autore Nunzio Guzzo
Nunzio Guzzo, classe 1952, originario di Casteldaccia, ha iniziato a fotografare nel 1976, subito dopo il servizio militare, con una reflex 35mm. Da allora, la sua visione artistica non ha mai ceduto ai compromessi dell’immagine costruita. Ha coltivato questa passione nel tempo libero, in quanto il suo lavoro era quello da impiegato all’Enel. “Quando un dettaglio cattura la mia attenzione io lo vedo già incorniciato, appeso a una parete. Quella foto esiste già, aspetta solo di essere scattata. In questo volume, ho raccolto le foto da quando ho iniziato la mia attività. Non sono stato un fotografo professionista ma ho iniziato con un’esperienza di fotografia analogica. Non tornerei però indietro all’analogica, il digitale mi ha permesso di crescere, imparare e di confrontarmi sul web con altri fotografi esperti. C’è anche un lavoro di postproduzione che curo personalmente, stampando sia a colori che in bianco e nero”.
“Il mio amore – ha ricordato – nacque da ragazzo, scoprendo una scatola di scarpe piena di vecchie fotografie e da lì la curiosità di scoprirne i protagonisti. Negli anni 1980 smisi di fare foto, perché la mia attività si riduceva a immortalare gli eventi. Ho ripreso poi nel 2006 con il digitale. Ho ripreso la mia ricerca antropologica andando fino alle mie radici, ad una civiltà contadina che ormai è sparita. Nel volume, ci sono foto del periodo analogico e poi quelle successive. Nei miei scatti, è molto importante l’elemento umano, ma ci sono i landscape, anche porzioni di panorami, con le geometrie della terra, dei campi, i terreni arati o dopo la mietitura, campi di grano. Amo moltissimo la comunità umana madonita e nel volume ci sono molte foto scattate sulle Madonie. Le foto del primo periodo sono in bianco e nero a Gangi, a Geraci Siculo, a Misilmeri, dove ho ritratto un gruppo di artisti. In futuro, mi piacerebbe realizzare una raccolta di foto solo in bianco e nero”.

Il commento del curatore Antonio Saporito Renier
Il curatore Antonio Saporito Renier non può che essere soddisfatto del lavoro: “Questo è un libro d’arte, con tutte le caratteristiche di questo genere di libri. In passato li editavano case editrici d’arte, che non esistono da alcuni anni. Qui abbiamo fatto una scommessa, puntando su una casa editrice indipendente e sul bello. La carta è di altissima qualità, la copertina è rigida, cartonata e plastificata. Questo volume è nato nella scuola, con l’arrivo di Nunzio qui come allievo, nel 2023. I suoi scatti analogici mi hanno convinto della sua stoffa. La scuola ha dato il suo apporto alla sua formazione digitale. I testi del libro nascono quasi tutti nella scuola, sono dei allievi critici, in un lavoro corale”.
E sulle foto raccolte “Nei paesaggi di Guzzo, ci sono mille ritratti e nei suoi ritratti mille paesaggi: persone che hanno lavorato, arato, raccolto, costruito, demolito, abbandonato, amato. Ci sono anime, spesso contadine, che hanno forgiato il territorio con una visione di futuro e che, poi, hanno dovuto abbandonare i loro sogni alle intemperie della dissennata gestione sociale della Sicilia da parte dei governi centrali. Usci di legni rugosi chiusi e consunti dal tempo, case rurali diroccate ma tenacemente erte sugli adagi collinari, finestre opacizzate, come lenti sberciate di vecchi occhiali, davanti a occhi che, come per il poeta argentino Borges, vedono con altri sensi. Oltre ad un calendario in Sicilia, puntiamo a fare qualche presentazione, tra Roma, Firenze e Siena, in omaggio ad alcuni scatti realizzati in quei territori”-

Le prossime tappe del tour
Il volume è al momento disponibile da Modusvivendi a Palermo, mentre il tour di presentazione prosegue. Tra le tappe confermate ci sono Casteldaccia domenica 11 maggio al Palazzo Comunale, presso il Museo Civico Giovanni Castiglia; Palermo al Circolo Velico Sferracavallo martedì 20 maggio; Cefalù sabato 7 giugno allo Spazio Cultura; Bompietro sabato 21 giugno al Palazzo Comunale in occasione dell’iniziativa culturale “Città che legge” nel contesto della Mostra “Il Viaggio” di Antonio Saporito Renier.









