Roberto Lipari si è preso la scena alla terza rassegna letteraria “Vulcanica” (spin-off del Catania Book Festival, giunto alla sua quinta edizione), nell’ambito del quale domenica 25 maggio, nel chiostro della Galleria di Arte Moderna, nel cuore pulsante di Catania, ha dialogato con Simone Dei Pieri, organizzatore del Festival, per presentare il suo ultimo libro, dal titolo “Aboliamo il suffragio universale – E altre opinioni impopolari“, edito da Mondadori. L’occasione è diventata pretesto per il racconto di aneddoti divertenti e storie curiose, accompagnati da battute in pieno stile comico siciliano.
Il nuovo libro di Roberto Lipari
Attore, conduttore, sceneggiatore e scrittore, Roberto Lipari non lascia nulla di intentato, si cimenta con originalità in vari campi dello spettacolo e della cultura, portando sul palco un’intensità e una simpatia che travolgono il pubblico. Dal palco di Catania non è emerso solo il comico, che tutti conoscono e apprezzano, ma anche un lato più profondo, legato alle origini e ai valori più autentici.
Il titolo del suo libro, “Aboliamo il suffragio universale“, è una provocazione, ma anche motivo di riflessione. “Almeno una volta nella vita ci siamo domandati: ma anche quella persona vota?”, ha spiegato l’autore. Da qui gli spunti sul momento storico in cui viviamo: “Abbiamo perso il valore del voto, che qualcuno prima di noi ha conquistato con fatica. Ciò che non si conquista col sudore, si perde facilmente e non ha valore”.
Il libro è una raccolta di opinioni impopolari raggruppate per categorie. Un viaggio dissacrante all’interno dell’animo umano, che mette a nudo le convinzioni e le ridicole ipocrisie di cui è piena la vita, tradotte con un tono di comicità. “Oggi tutti devono eccellere e dimostrare di essere primi, ma la cosa su cui nessuno investe è capire quale sia il proprio talento. Qualunque cosa si sappia fare, oggi diventa occasione per guadagnare e competere. Tutto è brand, tutto è marketing”.
Il comico si racconta
Ogni episodio raccontato da Roberto Lipari diventa barzelletta, anche quelli personali. Come quando vinse il talent show “Eccezionale veramente”, il premio consisteva in 100 mila euro in contratti di lavoro: “Vi sembra normale – ha chiesto al pubblico presente – che ho dovuto lavorare negli anni successivi per guadagnarmi quello che avevo vinto come premio? Da buon siciliano ci sono rimasto male”.
Oggi il comico continua a vivere a Palermo, nonostante il suo lavoro lo porti spesso tra Roma e Milano. “Vivere a Palermo è controproducente per chi fa il mio mestiere, dovremmo avere il doppio della paga, perché per noi tutto è più complicato, ma abbiamo così tante belle cose che essere cresciuti qui è un colpo di fortuna”.
Poi uno sguardo alla sua famiglia d’origine e a ciò che lo ha reso il comico che tutti conosciamo. Figlio di ortofrutticoli, il nonno è stato insignito come cavaliere del lavoro, ma lanciò una parolaccia al telefono quando fu contattato dal Quirinale, pensando fosse uno scherzo. “I comici nascono in famiglie che ridono, come la mia”.
La comicità è, a suo parere, la cosa che riesce meglio in questo Paese. Tra una risata e l’altra, ha lasciato anche trapelare la spiritualità del suo animo. È infatti un comico credente. Cresciuto in parrocchia, ha fatto il chierichetto e anche il catechista, portava il cibo ai barboni. Dall’altro lato pensa che il potere della Chiesa sia da ristrutturare, “questo, però, non significa che uno smette di essere credente”.
“Quando ho ricevuto l’e-mail dal Vaticano perché ero stato convocato da Papa Francesco insieme ad altri cinquanta comici da tutto il mondo – ha ricordato – credevo ci fosse un errore. È stato surreale. Papa Francesco ci ha detto che dobbiamo scherzare su Dio e non perdere mai l’humor, questo secondo me è bellissimo”. Poi ha aggiunto un pensiero sul Pontefice recentemente scomparso: “È riuscito a scardinare quei meccanismi che hanno avvelenato il pozzo della Chiesa”.





















