Piergiorgio Alecci, lo chef catanese del Donna Carmela Resort a Riposto, svela il segreto dei suoi piatti, che mantengono una traccia dei ricordi d’infanzia ed aspirano a viaggiare nel tempo, per afferrare l’attimo, l’emozione di una memoria sempre vivida, grazie anche all’adopero di nuove tecniche e contaminazioni da luoghi lontani. Eppure, dice: “Per quanto si cerchi di creare l’inverosimile, si arriva sempre ad un punto di reset che ti riporta alle radici della tradizione”.
Piergiorgio Alecci, lo chef come “spirito libero”
Per lui la cucina è amore e ricordo, ma soprattutto emozione: Piergiorgio Alecci, nato a Catania alle pendici dell’Etna, è da otto anni lo chef del Donna Carmela Resort a Riposto, una sorta di paradiso terrestre, un’oasi immersa nel verde di ulivi secolari, agrumi profumati, rigogliose palme tropicali e percorsi aromatici. A Be Sicily Mag racconta di come per lui quel luogo sia “casa” e fonte di ispirazione. “Uno chef è uno spirito libero, sempre alla ricerca di qualcosa che emozioni prima sé stesso e poi gli altri; l’ispirazione, che conduce ad un piatto nasce senza preavviso, da un viaggio per esempio, da un paesaggio naturale. Donna Carmela è senz’altro un luogo evocativo ed è facile connettersi da qui e creare”.

Ma oltre ogni romantica visione, aggiunge cosa significa per lui essere uno chef. “Bisogna avere tante responsabilità, mantenere gli standard di qualità raggiunti ed accrescerli con uno studio continuo, formare la brigata. Non è un lavoro semplice, richiede molte capacità che si affinano con l’esperienza. Vi è mai capitato di incontrare uno chef di lungo corso e di subirne il fascino per la stima, per quel che ha costruito nel tempo? Ecco, penso che più della buona riuscita di un piatto conti l’insieme degli elementi che concorrono a farti diventare un autentico chef”.
L’infanzia e i ricordi in famiglia nei suoi piatti
Piergiorgio Alecci, umile e preparato, ha iniziato i suoi studi giovanissimo, spinto dalla passione di famiglia verso una cucina casalinga, fatta di cose semplici e buone perché autentiche. Ha completato gli studi alberghieri e poi ha iniziato a fare la sua gavetta all’estero, a Londra, in Austria e in Italia, giungendo nelle cucine di chef come Heinz Beck, Andreas Zangerl, Crescenzo Sotti, Roberto Toro, Emanuele Mazzella, per approdare infine alla guida della cucina di Donna Carmela Resort. I suoi piatti mantengono una traccia dei ricordi d’infanzia, dei giorni passati a casa in cucina ad osservare con amore le mani di mamma e di nonna ai fornelli; aspirano a viaggiare nel tempo, per afferrare l’attimo, l’emozione di una memoria sempre vivida, ma sublimata e resa leggera attraverso nuove tecniche e diverse contaminazioni da luoghi lontani.

“Per quanto si cerchi sempre di creare l’inverosimile, l’impossibile, l’estremo – dice lo chef –, si arriva sempre ad un punto di rottura, un punto di reset che ti riporta alle radici della tradizione, da cui ripartire per riuscire a raggiungere l’estrema essenza di un ingrediente, di un sapore”. Ne è la prova il suo spaghetto al pomodoro che lui chiama “prima donna”, come omaggio alla mamma e al resort che porta il noma di Donna Carmela, oppure quello burro e alici, dove si ritrovano genuinità, semplicità, tradizione e armonia dei contrasti. “Lo spaghetto al burro affumicato, colatura di alici e limone fermentato esprime la mia idea di cucina: il massimo della semplicità, un’esplosione di sapori al palato, l’estrema sintesi di pochi ingredienti. Evoca un’emozione e ti dona quello che non ti aspetti”. Forse è proprio questo il segreto di chi sa emozionare con un piatto: lasciare che durante il viaggio accada l’imprevisto.










