Da una parte il massimo livello della tecnologia espresso dall’alta ingegneria delle infrastrutture, dall’altra le antiche testimonianze d’arte e architettura che, specialmente in un territorio come quello della Sicilia, definito da Sebastiano Tusa come un unico immenso parco archeologico, affiorano dai “movimenti terra” delle grandi opere pubbliche. Soprattutto quando si tratta di quelle ferroviarie e dei relativi interventi nel sottosuolo per adibire specifiche aree ai sedimi sui quali poggiare i binari. È questo ciò che celebra una mostra allestita nella Stazione Centrale di Palermo: “Himera dagli alti dirupi” narra del viaggio all’interno della zona di sepolture dell’antica città, venuta alla luce grazie allo strategico, e da tanto tempo atteso, raddoppio ferroviario. L’esposizione è visibile gratuitamente dal 10 giugno al 10 novembre 2025.
La mostra “Himera dagli alti dirupi”
La modernità che avanza e i segreti disvelati dell’antichità. Dimensioni all’apparenza antitetiche, che invece si legano nella mostra “Himera dagli alti dirupi”, arricchendo il territorio. È iniziato tutto con gli scavi condotti tra il 2008 e la fine del 2010 per il raddoppio della linea ferrata adiacente alle vestigia di una delle aree archeologiche più rilevanti dell’intero Mediterraneo: quella di Himera, la colonia greca fondata nel 648 a.C. lungo la foce dell’omonimo fiume e la pianura di Buonfornello, sulla costa settentrionale della Sicilia, nel territorio di Termini Imerese, a 40 chilometri da Palermo, dove diventò una delle maggiori potenze commerciali, militari e culturali del mondo ellenico. I lavori del Gruppo Ferrovie dello Stato hanno consentito di portare alla luce la necropoli dell’antica città che, con l’esercito di Siracusa, fu vittoriosa contro i Cartaginesi nel nel 480 a.C; ma che, poco più di 70 anni dopo, venne rasa al suolo dagli stessi nemici. Un’area in cui sono stati raccolti oltre 20mila reperti provenienti da almeno 9.500 tombe.

Nata da un’idea di Archeolog ETS, ente del Terzo Settore appartenente al Gruppo FS, in collaborazione con il Parco di Himera, Solunto e Iato, l’esposizione permette di valorizzare uno dei più grandi scavi archeologici degli ultimi 30 anni in Italia. Si consente così ad un vasto pubblico di fruire gratuitamente della visione dei reperti della necropoli occidentale della città, affiorati nel corso della campagna di scavi avviata 17 anni fa da Rete Ferroviaria Italiana. Un risultato a cui è seguita una meticolosa attività scientifica di catalogazione e restauro ad opera della Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Palermo. A questi, nel sito archeologico a breve distanza da Cefalù, si aggiungono anche quelli rinvenuti da più di 3.000 sepolture presenti nella necropoli orientale, situato sulla Piana di Pestavecchia. Un complesso insieme di testimonianze che testimoniano la dimensione dell’antica area urbana di Himera e la sua densità abitativa.
Tra le tombe sono state ritrovate anche quelle dei soldati e dei cavalli caduti proprio durante il sanguinoso assalto cartaginese del 409 avanti Cristo, che segnò la fine della città. Armi, oggetti personali, resti umani e di animali: tutti ritrovamenti che rendono tangibile un passato obliato per millenni. Nello spazio museale ricavato all’interno della Sala Reale e in quella adiacente della stazione centrale di Palermo, entrambe messe a disposizione gratuitamente da GS Retail, è possibile visionare una significativa selezione anche un’ampia varietà di sepolture e corredi: fonti di conoscenza straordinarie per lo studio delle dinamiche sociali, economiche e demografiche di questa importante colonia greca.

L’inaugurazione
L’esigenza di combinare il raddoppio ferroviario con la salvaguardia dei reperti presenti appare ad oggi fondamentale per la Sicilia e in questo caso è stata consentita dallo spostamento del vecchio tracciato ferroviario che interferiva con i resti della città antica, nonché dall’adozione di soluzioni progettuali con le quali si è riusciti a minimizzare l’impatto sulla necropoli. La complessità e la delicatezza di questo intervento è stata richiamata anche dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenuto alla cerimonia d’inaugurazione della mostra, il 10 giugno, insieme con i vertici del Gruppo Ferrovie dello Stato, l’assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato e l’assessore alla pianificazione territoriale e costiera del Comune di Palermo Maurizio Carta.
“Il raddoppio di una linea ferroviaria in Sicilia non è affatto una cosa scontata e la maniera con cui Rete Ferroviaria Italiana e Italfer lo stanno realizzando, avvalendosi della rete di relazioni intessuta con le soprintendenze e gli enti locali, si sostanzia oggi in un successo che vale doppio, per una serie di ragioni: perché la Sicilia è una terra meravigliosa che ha saputo affrontare tante difficoltà; perché ha la grande responsabilità di costituire un esempio; e perché parla ai contemporanei con la sua eredità millenaria di speciale forno alchemico in cui tante culture si sono mescolate e sicilianizzate. L’Isola è un laboratorio nel quale riusciamo oggi a intravedere ciò che può essere il futuro dell’intero quadrante Mediterraneo, di cui rappresenta il centro di irradiazione culturale”, ha affermato Alessandro Giuli.
Le scoperte che adesso si possono ammirare grazie a questa mostra e poi nel Parco di Himera a Termini Imerese sommano un patrimonio di valore enorme che – ha sottolineato ancora il ministro – rappresenta una sorta di “ritorno” delle vestigia della colonia greca all’attualità. L’area di Himera infatti ha già dato tantissimo all’archeologia europea, con i suoi reperti portati progressivamente alla luce nel corso dei secoli, ma soprattutto nel Novecento, quando è stato possibile ricostruire meglio la sua testimonianza di città fiera. “È una vicenda che ci ha lasciato un patrimonio tutt’altro che muto, in un parco archeologico oggi con grandi potenzialità per diventare magnete di flussi turistici qualificati”.

Un rapporto di “sorellanza”, quello tra archeologia e infrastruttura, di cui la mostra “Himera dagli alti dirupi” anticipa ciò che si potrà andare a vedere direttamente nei luoghi in cui sorse e prosperò questa polis primaria del mondo greco. “Lo sviluppo, insomma, non è solo innovazione tecnica, ma anche salvaguardia degli spazi in cui questa viene attuata. In questo caso gli interessi dell’uomo contemporaneo e la bellezza del suo antico passato sono stati fatti combaciare grazie a una complessa operazione infrastrutturale che riesce a farli valorizzare a vicenda”, ha sottolineato poco prima del taglio del nastro il direttore dell’area investimenti di Rfi Lucio Menta.
Un progetto pilota, questo, “compiuto grazie a logiche di teamwork, articolatesi in 3 anni di interlocuzioni e lavori” ha voluto ricordare l’assessore regionale ai beni culturali Francesco Paolo Scarpinato. “La Sicilia detiene la metà del patrimonio culturale dell’intera Italia: abbiamo 14 parchi e quello di Himera è uno dei più preziosi. Quest’area archeologica diventerà uno degli attrattori del grande flusso turistico che in questi anni si riversa in Sicilia. Una terra che non è solo mare e spiagge ma anche un ampio un contenitore di suggestioni storiche da venire a sperimentare”.






















