È una delle colonne sonore più riconoscibili dell’estate: quel frinire insistente e quasi ipnotico che riempie le ore più calde del giorno. Ti fermi un attimo all’ombra, tra la campagna o i viali assolati, e loro sono lì. Ma perché le cicale fanno tutto questo rumore proprio quando fa caldo? E perché smettono all’improvviso quando scende la temperatura o arriva un temporale? La risposta è più affascinante (e scientifica) di quanto immaginiamo.
Il mistero (risolto) del frinire estivo
Cominciamo con un chiarimento: non tutte le cicale “cantano”. A produrre quel suono continuo e penetrante sono solo i maschi, e lo fanno per un motivo ben preciso: attirare le femmine. Il canto è generato da un organo speciale chiamato “timballo”, una sorta di membrana vibrante situata ai lati dell’addome. Muovendo rapidamente i muscoli collegati a questa membrana, la cicala emette delle vibrazioni che vengono amplificate dal corpo cavo dell’insetto, un po’ come un tamburo vivente. Ogni specie di cicala ha un canto diverso, un vero e proprio linguaggio d’amore.

Questione di temperatura: perché solo col caldo?
Ma perché tutto questo avviene solo quando fa caldo? Perché, in pratica, il loro “strumento” funziona solo con l’alta temperatura. Le cicale sono insetti a sangue freddo: il loro metabolismo dipende dalla temperatura esterna. Solo quando si superano i 25-30°C, i muscoli del timballo riescono a contrarsi e rilassarsi abbastanza rapidamente da produrre il tipico suono. Se fa troppo freddo, semplicemente non ce la fanno. È anche per questo che smettono di cantare al tramonto o prima di un temporale: la temperatura si abbassa, e il silenzio torna a dominare.
Una colonna sonora antica (e strategica)
Il frinire non è solo questione di corteggiamento: ha anche una funzione territoriale. Le cicale segnalano la loro presenza ai rivali e, in un certo senso, si fanno sentire da eventuali predatori per confonderli. Il suono continuo, amplificato dal numero, può risultare disorientante e quindi utile alla sopravvivenza. In più, è un sistema economico: la cicala non deve volare o esporsi troppo, può rimanere ferma e frinire… aspettando che una femmina arrivi.
Dall’antica Grecia ai meme estivi
Le cicale hanno affascinato poeti e filosofi fin dall’antichità. Nell’antica Grecia erano considerate simbolo d’estate, leggerezza e ispirazione artistica. Esopo le rese protagoniste di una celebre favola insieme alla formica (con morale discutibile), mentre Virgilio le cita nelle Bucoliche. Oggi, sono diventate quasi un meme vivente: fastidiose per qualcuno, nostalgiche per altri, immancabili per tutti.
E in Sicilia? Un’”orchestra” naturale dal sapore mediterraneo
La Sicilia è una delle regioni italiane dove le cicale regnano sovrane. La combinazione di caldo secco, uliveti, pini marittimi e silenzio rurale è perfetta per la loro esibizione quotidiana. In molte zone dell’entroterra, il loro canto scandisce il ritmo delle giornate estive. Non è raro che i siciliani, scherzando, usino espressioni come “Senti le cicale? È arrivata l’estate”. E in alcune poesie dialettali, il canto della cicala viene paragonato alla voce di un nonno che racconta storie sotto il sole.
Il silenzio dopo il canto
Alla fine, il canto delle cicale è un po’ come un’ode al caldo, un tributo alla vita che si risveglia quando tutto sembra fermarsi. La prossima volta che senti quel rumore assordante, forse non ti darà fastidio: potresti vederlo come un applauso al sole, una dichiarazione d’amore all’estate. In fondo, anche loro aspettano tutto l’anno per quel momento.





















