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Olioturismo: la nuova frontiera dell’accoglienza siciliana

In sicilia, la terza regione in Italia per produzione di olio extra vergine di oliva, si sta affermando un segmento del turismo enogastronomico che punta su esperienze e degustazioni nei frantoi. L'articolo, a cura di Antonio Schembri, è tratto dall'edizione di Marzo 2025 di BE Sicily Mag.

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Nell’anno in cui la Sicilia si apre al turismo internazionale con il titolo di Regione Europea della Gastronomia, gli attuali dati ufficiali sulle preferenze dei visitatori italiani in tour sono eloquenti. Quasi il 65% cerca l’esperienza della visita e soprattutto le degustazioni tra cantine vitivinicole e frantoi oleari. Uno scenario che specialmente in Sicilia si affianca all’espansione e al consolidamento dell’enoturismo e parallelamente all’accelerazione del comparto olioturistico. Una branca, quest’ultima, trainata per lo più dalla domanda dei visitatori stranieri, ma non ancora organica e strutturata tra le nove province del territorio isolano. Fanno eccezione poche aziende agricole produttrici di olio, che hanno scommesso sulla diversificazione delle attività investendo sull’accoglienza di viaggiatori curiosi di conoscere, mediante il palato e lo storytelling offertogli, storie e declinazioni de “l’oro verde”.

L’universo dell’olio siciliano

Prodotto in Sicilia, con 162.255 ettari ulivetati, terza regione in Italia per produzione di olio extravergine d’oliva dopo la Puglia e la Calabria e una forte di varietà olivicole autoctone che oggi si esprimono mediante oli Evo sempre più riconosciuti e apprezzati a livello nazionale e internazionale: dalla Cerasuola alla Biancolilla, dalle due tipologie di Nocellara, quella del Belice e la Etnea alla Moresca, dall’Ogliarola messinese, dalla Tonda iblea e ancora la Santagatese e diverse altre varietà meno diffuse e ancora poco note come la Brandofino e la Calatina oppure a rischio d’estinzione, come l’Aitana o la Cavalieri. Un universo tutto da esplorare, quello dell’olio.

L’olio siciliano: un patrimonio di biodiversità

Da qualche mese la Regione Siciliana, attraverso l’IRVO, l’istituto Regionale del Vino e dell’Olio, punta decisa all’incentivazione della crescita di questa forma di turismo che sarebbe più acconcio definire come un viaggio. E lo fa attraverso iniziative di promozione. La prima a partire qualche mese fa è stata il progetto Essentia, finalizzato a creare relazioni tra gli operatori del settore turistico e le aziende agricole siciliane e per supportare, inoltre, la partecipazione di queste ultime a fiere nazionali e internazionali.

Olioturismo: la nuova frontiera dell’accoglienza siciliana - Be Sicily Mag - Olio 1

Un settore in crescita

Leve principali sono l’hôtellerie, la ristorazione d’eccellenza e le stesse aziende agricole, produttrici di olio extravergine d’oliva, in via esclusiva o abbinata alla produzione di vino o a quella di frutta secca come pistacchi e mandorle, le quali in virtù delle norme regionali che hanno recentemente equiparato le attività enoturistiche e olioturistiche a quelle dell’agriturismo, potranno accedere ai bandi per ottenere sostegni economici finalizzati alla realizzazione o all’ampliamento dei loro spazi di degustazione e di foresterie per i pernottamenti.

Il ruolo dell’IRVO nella promozione dell’olio siciliano

Al Sol2Expo, l’evento internazionale dedicato all’olio di qualità svoltosi a Verona all’inizio di marzo per la prima volta separato dal palinsesto del Vinitaly, l’IRVO ha annunciato il prossimo lancio del nuovo brand ideografico scelto dalla Regione per quest’anno di eventi e di celebrazioni dell’eccellenza gastronomica siciliana: un simbolo unico che rappresenta il territorio isolano attraverso il suo connubio tra terra e mare. “Oggi il consumatore va sempre più informandosi e capisce quanto l’olio sia variegato, che gli oli non sono tutti uguali e che il sapore di alcuni piatti può essere esaltato a seconda dell’olio utilizzato – dice Giusy Mistretta, commissaria straordinaria dell’IRVO. Un nostro sogno nel cassetto è che ogni ristorante potesse disporre oltre che della carta dei vini anche di una carta dei differenti olii siciliani”. L’olio extravergine di oliva è molto più di un semplice condimento. Vero e proprio protagonista della cucina mediterranea, un prodotto naturale con eccellenti proprietà benefiche e una storia ricca di tradizioni. Prendono sempre più spazio parole nuove come acidità, polifenoli, olio amaro e olio “che pizzica”. E si allarga la conoscenza e la consapevolezza sull’abbinamento concettuale di coltura e cultura: Non solo quella del territorio, ma anche quella della salute (ampia parte degli antinfiammatori naturali deriva dall’olio) e, ancora, la cosmesi.

Mandranova, pioniere dell’oleoturismo in Sicilia

A innescare di fatto il movimento olio turistico nella Sicilia occidentale è stata l’azienda agricola Mandranova di Palma di Montechiaro: “Facciamo ospitalità da una ventina d’anni, quando all’inizio venivamo quasi presi per pazzi – racconta il contitolare Gabriele Di Vincenzo che aggiunge – oggi riscontriamo feedback in netta crescita, anche se ancora manca di numeri precisi. Di certo il periodo post covid ha messo in evidenza una forte richiesta di esperienze in frantoio, dalle visite alle degustazioni di olio. Il nostro, deriva dalla produzione di una trentina di ettari di uliveti con le principali varietà di olive autoctone siciliane: un’area alla quale si affiancano piantagioni di carrube e pistacchi». La ricettività di Mandranova si basa su un antico casale circondato da un rigoglioso giardino con una piccola piscina ricavata laddove funzionava l’antica ‘gebbia’ e su altri piccoli corpi immobiliari ristrutturati di recente con mobili antichi affiancati a soluzioni di design”.

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Il successo di Planeta nell’oleoturismo

Da quando la normativa che disciplina l’agriturismo è stata estesa anche alla ricettività legata alle attività di frantoio, anche aziende vitivinicole famose abbracciano l’olio turismo ormai con convinzione. Planeta lo fa da anni a Menfi, nella tenuta olivetata di contrada Capparrina: “Dei circa 3.500 ospiti che nel corso del 2024 hanno visitato i nostri bagli nella contrade di Dispensa e Ulmo, rispettivamente a Menfi e a Sambuca di Sicilia, una cinquantina hanno fatto la degustazione di olio direttamente a Capparrina”, informano dall’ufficio marketing del gruppo, la cui produzione di olive si attesta da 3 anni sui 35 quintali per ettaro. L’espansione dell’olioturismo dipende anche dalle sorti della produzione: “Se l’annata si manterrà siccitosa, si dovrà intervenire con abbondante irrigazione dalla fine dell’estate, con inizio della raccolta nei primi giorni di ottobre – spiega Francesca Planeta che aggiunge – se a fine estate dovesse piovere, si potrebbe posticipare l’inizio della raccolta a metà ottobre per permettere alle olive di rinvigorirsi e beneficiare di questa condizione”.

Val Paradiso e l’Accademia dell’Olio

L’accoglienza può diventare anche divulgazione di conoscenza. “Le visite che offriamo consentono di vivere nel giro di un paio d’ore le atmosfere del nostro uliveto, osservando alberi centenari e, durante la raccolta autunnale delle olive, la diraspatura delle olive dai rami; e poi il lavoro in frantoio e alla linea di imbottigliamento e stoccaggio del prodotto – dice l’imprenditore agricolo Massimo Carlino, guida dell’azienda Val Paradiso, a Naro, nell’agrigentino – A questo scopo abbiamo attivato uno specifico ramo aziendale con funzione didattica e promozionale, Accademia Val Paradiso, specializzato in tour dedicati, masterclass e corsi di degustazione di olio.

Olioturismo: la nuova frontiera dell’accoglienza siciliana - Be Sicily Mag - Ulivo

A oggi – continua Carlino – questo nuovo trend turistico si limita a pochi visitatori, nordamericani in particolare, ma si sta estendendo pin piano anche al turismo locale”. I numeri, del resto, promettono: “nel 2024 sono stati 400 i visitatori paganti in frantoio. Crediamo molto in questo movimento perché, se ben strutturato l’olioturismo può diventare una buona fonte di reddito da distribuire sul territorio, insieme a una maggiore conoscenza e consapevolezza dello stesso”.

L’oleoturismo ai piedi dell’Etna

Nuova calamita dell’olioturismo è anche il territorio dell’Etna, dove la visita alla piccola tenuta della Vincenzo Signorelli & Partners offre un’esperienza immersiva arricchita dalla visuale unica della “montagna madre” dei siciliani. Signorelli, catanese doc, dopo tanti anni in giro per il mondo come fotoreporter di viaggio e di moda, si dedica ormai da più di oltre un decennio alla produzione di un olio di altissima qualità. “Assaggiarlo all’ombra di uno dei nostri ulivi, alcuni antichi di cinque secoli, è di fatto un’esperienza di viaggio, all’insegna della lentezza e dell’indugio che non ha nulla a che vedere con logiche di flussi turistici”.

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