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venerdì|6 Marzo|2026
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Elena Sabbatini
Elena Sabbatini
Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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“Moriremo assuffucati dalla nostra stissa merda”: la profezia ecologica di Camilleri

Andrea Camilleri ci lascia una delle immagini più dure e vere del nostro tempo: moriremo soffocati dai nostri stessi rifiuti, materiali e morali.

Elena Sabbatini
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Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.
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Non servono effetti speciali per descrivere l’apocalisse. Basta una frase nuda, brutale, sferzante. Andrea Camilleri, con il suo inconfondibile miscuglio di ironia, disincanto e verità popolare, l’aveva già detto: “Il prossimo sdilluvio universale […] non sarà fatto d’acqua, ma di tutti i nostri rifiuti accumulati nei secoli. Moriremo assuffucati dalla nostra stissa merda.”

È volgare? No. È necessario. Perché certe immagini devono ferire per farci svegliare.

Andrea Camilleri: voce lucida tra i detriti del presente

La frase è tratta da un’intervista degli ultimi anni della vita di Andrea Camilleri, scrittore amatissimo e “nonno” civile dell’Italia moderna. La pronuncia con tono grave ma ironico, come sapeva fare lui: con quella lingua che era metà siciliano e metà invenzione, sempre profondamente umana.

In poche parole, Camilleri ci offre una profezia laica: il prossimo disastro globale non sarà mandato da Dio, ma sarà opera nostra. Un “sdilluvio” (termine dialettale che ricorda la parola “diluvio”) fatto non di pioggia ma di plastica, petrolio, scorie, cemento, incuria.

E non ci salveremo. Perché non sarà una catastrofe naturale: sarà una catastrofe di coscienza.

Un’immagine indecente (ma realistica)

Non serve girarci intorno: “moriremo assuffucati dalla nostra stissa merda” è una frase che oggi vale più di mille campagne ambientali patinate. In un mondo che preferisce estetica e algoritmi alla sostanza, Camilleri ci sbatte in faccia la realtà: i rifiuti che ignoriamo oggi saranno il nostro epitaffio di domani.

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È immondizia vera — quella che brucia nelle strade, che galleggia in mare, che ostruisce i polmoni delle città. Ma è anche spazzatura morale, sociale, politica. È la somma di tutto quello che fingiamo di non vedere.

Leggi anche:  "Il birraio di Preston" di Camilleri apre la stagione 2026 del Teatro Stabile di Catania

Sicilia come simbolo (ma non solo)

In Sicilia, questa immagine ha un sapore ancora più forte. Perché la terra che ha dato i natali a Camilleri è anche quella che spesso soffoca nella munnizza, dove l’emergenza rifiuti è cronica, ciclica, mai risolta. Ma sarebbe troppo facile ridurre tutto al Sud.

Questa profezia vale ovunque. Nei fiumi pieni di schiuma del Nord, nelle metropoli sommerse di smog, nei deserti di cemento senz’anima. È l’Italia intera (e l’umanità) che Camilleri chiama in causa. E lo fa senza retorica, come sapeva fare lui: con parole vere, perché viveva con i piedi per terra e lo sguardo nella Storia.

E noi, ci affacciamo o ci soffochiamo?

La grandezza di questa frase sta nel fatto che non è una chiusura, ma una domanda. Una provocazione, certo. Ma anche un invito: svegliarsi, agire, non aspettare il prossimo sdilluvio. Perché quando arriverà, non sarà spettacolare. Sarà lento, sporco, soffocante. E sarà colpa nostra.

Camilleri l’aveva detto con rabbia e amore. Tocca a noi decidere se ascoltarlo — o finire come aveva previsto: assuffucati dalla nostra stissa merda.

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