Scoprire l’interno di un vulcano entrando nel suo cratere è oggi possibile grazie al lavoro di un team di universitari svizzeri che, attraverso uno studio di ricerca e l’impiego dell’intelligenza artificiale, è riuscito a individuare la profondità del vulcano eoliano. L’Università di Ginevra, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha infatti realizzato una mappatura 3D che ha permesso di immortalare in alta risoluzione dettagli delle profondità terrestri, segnando una conquista importante per la scienza geologica.
L’intervento di ricerca
Il gruppo di ricerca, guidato da Matteo Lupi, professore associato del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Ginevra, insieme ai vulcanologi dell’Ingv, ha analizzato i sistemi geotermici e di transizione energetica parallelamente allo studio sull’attività del cratere di Vulcano, nelle Isole Eolie, attualmente dormiente, che da qualche anno sembra dare segnali di un possibile risveglio. “La tecnologia utilizzata – ha spiegato Lupi – è disponibile dai primi anni Duemila, ma impiegare un numero così elevato di sensori ed elaborarne i dati con l’intelligenza artificiale è la vera novità”. Secondo il professore, le fumarole permettono di conoscere lo stato del vulcano, ma per un’analisi più completa è necessario considerare anche i dati sismici.
L’oggetto dello studio
L’obiettivo della ricerca è comprendere quali fattori portino al risveglio di un cratere. “Il metodo – hanno spiegato gli studiosi – sviluppato originariamente per la prospezione geotermica a basso costo e già applicato in diverse aree della Svizzera, Ticino incluso, attendeva solo un’applicazione in ambienti vulcanici logisticamente accessibili. Quasi 200 speciali sensori all’avanguardia, chiamati nodi sismici, sono stati installati sul posto e, per un mese, hanno registrato le vibrazioni naturali del terreno su un’ampia gamma di frequenze”. Tutti i dati sono stati poi elaborati dal supercomputer Yggdrasil dell’Università di Ginevra.
“Senza l’intelligenza artificiale sarebbe stato impossibile ottenere questi risultati manualmente e in tempi brevi. All’origine di questa tecnica innovativa – hanno aggiunto i ricercatori – c’è l’ingegno di Douglas Stumpp, dottorando presso il nostro dipartimento e autore principale dello studio”.




















