Per qualcuno Linosa non rappresenta altro che un’isola selvaggia e incontaminata, in cui trascorrere qualche giorno di vacanza tra mare cristallino e sole cocente. Eppure, per i circa quattrocento abitanti che la popolano quotidianamente, è un luogo che racconta molto di più. A offrire uno spaccato autentico della vita che si conduce anche d’inverno sull’isola è il nuovo lungometraggio Sciatunostro del regista siciliano Leonardo Picarella, in concorso a Progressive Cinema alla Festa del Cinema di Roma.
“Questo film – ha detto Leonardo Picarella, al suo quarto lungometraggio – nasce da un desiderio essenziale: restituire voce e respiro a una memoria collettiva che rischia di sbiadire e tentare di raccontare un sentimento, quello che si prova la prima volta in cui si ha a che fare con il distacco da qualcuno o da qualcosa”.
La trama del film
Sciatu – respiro, vita – è una parola del dialetto siciliano che racchiude in sé tutto il significato del film. Picarella racconta l’amicizia nata sull’isola, nel cuore del Mediterraneo, tra due bambini: Ettore e Giovanni, di undici e sette anni, che condividono la loro quotidianità in simbiosi. Questi giovani si troveranno però a vivere la loro ultima estate insieme, perché Ettore è costretto a lasciare Linosa per continuare gli studi. Di fronte al vuoto che incombe su Giovanni per il distacco dal caro amico, la nostalgia viene mitigata dal ricordo.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’archivio e la videocamera di Pino, un anziano isolano e videoamatore, che attraverso le sue riprese restituisce il respiro della comunità, facendo memoria. A far emergere la realtà più intima e pura dell’isola contribuiscono anche alcune riprese amatoriali, utilizzate per esprimerne l’essenza e mantenere vivo il dialogo tra passato e presente.
“L’isola di Linosa, nelle Pelagie, non è solo uno sfondo in cui tutto questo accade: è un corpo vivo, che respira insieme ai suoi abitanti. È terra, mare, silenzio e vento; è sguardo d’infanzia, ma anche eco di chi è passato prima”, ha detto l’autore.
La potenza del cinema
In ogni immagine si racchiude così il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, l’isolamento, l’esperienza del distacco e il tempo che scorre. “Mi sono sempre piaciute le persone che raccolgono le memorie del passato, perché contengono la vita. Nel 2021 ho incontrato Pino, che mi ha mostrato la ripresa di un Capodanno del 1988 in una discoteca locale. Subito dopo mi ha donato il suo hard disk, chiedendomi di farne buon uso” ha detto il regista.
Le riprese generano un turbine di ricordi tra mare, natura e feste che fermano il tempo e permettono di mantenere vivi momenti indelebili. L’insieme di questi elementi, in un film girato in presa diretta, mostra – attraverso gli occhi di chi vive l’isola per trecentosessanta giorni l’anno – la vita vera, senza filtri: situazioni ordinarie che rivelano tutta la loro straordinaria autenticità e creano un senso di appartenenza che si lega profondamente alla parola sciatu.
“Il cinema ti immerge in un luogo, nello spazio e nel tempo: il cinema è sinestesia – ha concluso Leonardo Picarella -. Le immagini di Pino hanno suscitato in me un fortissimo contatto con il tempo e hanno ispirato il mio lavoro. Il ritmo del film segue quello dell’isola: lento, circolare, sospeso. Le immagini d’archivio sono ricordi che affiorano e si mescolano al presente”.
Il film è una produzione Qoomoon con Rai Cinema in associazione con Albedo Production Wellsee e con il sostegno della Regione Siciliana – Sicilia Film Commission.





















