Dopo quattro secoli si continua a riflettere sui temi universali del potere, della giustizia e del perdono con il dramma romanzesco scritto da William Shakespeare: “La tempesta“, ultima sua opera scritta tra il 1610 e il 1611. Lo spettacolo andrà in scena al teatro Stabile di Catania dal 7 al 16 novembre, con la regia del poliedrico Alfredo Arias.
L’opera “La tempesta”
Ne “La tempesta” si esplorano la magia e l’illusione come metafora dell’arte teatrale, il contrasto tra realtà e sogno e le conseguenze del tradimento, ma soprattutto la redenzione attraverso il perdono finale. Per Arias è un ritorno alla direzione di quest’opera, tra le più complesse e ricche di simbolismi del grande autore inglese. Il regista argentino realizza un allestimento poetico e originale, capace di coinvolgere il pubblico, facendolo immergere nel suo mondo costruito con un linguaggio universalmente riconoscibile.
Il protagonista è Graziano Piazza che interpreta Prospero: mago, demiurgo, sovrano dell’isola su cui approdano i naufraghi di una tempesta che egli stesso ha scatenato. Piazza, che nella sua prestigiosa carriera ha lavorato in ruoli da protagonista con i più grandi registi della scena nazionale e internazionale, ne “La Tempesta” incarna perfettamente la “forza magica” di questo testo immortale, reso unico dalla direzione di Arias.
Il racconto di Alfredo Arias
Nonostante siano passati quattro secoli, l’opera shakespeariana secondo Alfredo Aries può ancora insegnare qualcosa al pubblico di oggi. “Quest’opera è attuale – dice a BE Sicily Mag – perché la forza poetica del racconto ci interroga su aspetti importanti della nostra esistenza. Per questo motivo le opere di Shakespeare attraversano l’umanità nei secoli”. Per esempio la famosa citazione “Siamo fatti della stessa materia dei sogni” proviene proprio dal quarto atto dell’opera teatrale “La tempesta” e, secondo Arias, “in questa frase è racchiusa tutta la modernità. Queste parole sono già moderne in sé”.
L’esperienza personale di artista argentino ha plasmato la visione creativa di Arias, il quale però confessa: “Sono un artista argentino vissuto per 50 anni in Francia, con una cultura aperta al mondo. La creatività è sempre presente ogni giorno, è una continuità creativa”. Qualcuno ha definito il suo stile “iperteatrale” e lui stesso ci spiega perché: “Faccio vedere come è costruito il teatro, le cose povere, si crea una grande illusione: il teatro nel teatro”.
Il lavoro di Arias è spesso legato a tematiche politiche e sociali. Sulla società attuale e sul momento storico che stiamo vivendo commenta: “È tremendo. Il mondo è alla deriva, quello che ho conosciuto io è sparito, Oggi questo mondo non ha forma. I rappresentanti della gente non si capisce come possano essere lì, dicono cose terribili. Sono perplesso per tutta questa situazione, non posso credere di essere retrocessi in questo modo”.

Il rapporto con la Sicilia e i prossimi progetti
Arias ha lavorato diverse volte in Sicilia e ricorda questa terra con grande affetto e ammirazione: “Sono venuto a Taormina e a Palermo per spettacoli e Festival di teatro. È sempre un piacere ritrovarmi in Italia e scoprire la Sicilia, che è una variante della meravigliosa cultura italiana”. Attualmente Arias lavora in Francia, dove sta preparando una piccola opera con musica elettronica. “Essere aperti e curiosi è il fondamento di tutto”.






















