Duecentomila giovani fuggiti dalla Sicilia in dieci anni. È un numero che fa paio con il calo delle nascite che non accenna a fermarsi e con una popolazione che invecchia più velocemente del resto del Paese. Dati che pesano e che raccontano una Regione che continua a perdere energie, competenze e futuro. Questa è la fotografia impietosa che ha attraversato la sala del Centro culturale “Michele Abbate” di Caltanissetta durante la seconda conferenza regionale sulle Politiche giovanili organizzata da ANCI Sicilia.
Proprio dalla città simbolo di questa fuga, però, nasce l’Alleanza per restare, un patto che mette insieme Comuni, imprese, associazioni e società civile l’obiettivo di creare condizioni reali perché i giovani possano restare, tornare o scegliere di investire in Sicilia.
Un’Isola che perde competenze e comunità
La provincia di Caltanissetta conosce bene il peso dello spopolamento. Qui la fuga dei giovani più che un dato statistico è proprio un’esperienza quotidiana. Ragazzi che partono per studiare e non tornano più, famiglie che li raggiungono, comunità che si svuotano lentamente. È un fenomeno che riguarda tutta l’Isola e che negli ultimi dieci anni ha assunto proporzioni difficili da ignorare.
“In Sicilia – sottolinea il presidente di ANCI Sicilia, Paolo Amenta – continuano ad andar via decine di migliaia di giovani. Per questo – aggiunge – serve un cambio di passo. La commissione Politiche giovanili nasce per capire perché questo accade e per trattare finalmente il tema in modo strutturale, coinvolgendo istituzioni e nuove generazioni”.
ANCI Sicilia e l’Alleanza per restare: una strategia condivisa
La conferenza ha segnato un momento di svolta. L’Alleanza per restare vuole trasformare la preoccupazione in azione, raccogliendo proposte e costruendo una strategia condivisa da portare ai governi regionale e nazionale.
“L’Alleanza per restare è un’azione strategica – spiega il segretario generale di ANCI Sicilia, Mario Emanuele Alvano – che sta raccogliendo le forze migliori del territorio per frenare un’emigrazione massiccia che ci sta impoverendo. Tante risorse fondamentali sono disperse in Italia, in Europa e nel mondo. Oggi possiamo iniziare a creare le condizioni perché tornino a essere strategiche per lo sviluppo della Sicilia”.
È un lavoro che, per la prima volta, coinvolge tutti gli attori sociali, economici e istituzionali: “Possiamo mettere le basi per un’azione più sistematica che veda la centralità dei Comuni”, conclude Alvano.

Un ponte con la Regione per politiche più efficaci
In questo contesto, la commissione Politiche giovanili di ANCI Sicilia vuole diventare un punto di raccordo stabile tra territori e istituzioni: “Chiediamo – afferma il coordinatore regionale, Simone Di Grandi – una grande collaborazione, una rete tra istituzioni locali, Regione, associazioni e movimenti che non sia il solito luogo comune, ma un vero condividere obiettivi. Noi sappiamo quali cose vanno fatte perché conosciamo i ragazzi dei nostri comuni e le comunità piccole, medie e grandi della Sicilia. La commissione nasce proprio per creare un ponte con la Regione e con gli enti, perché insieme possiamo lavorare davvero bene se ognuno riconosce il proprio ruolo”.
Restare, tornare, scegliere la Sicilia
L’Alleanza per restare, quindi, secondo ANCI Sicilia non è solo un documento o una dichiarazione d’intenti. È un tentativo concreto di invertire una tendenza che sembra inarrestabile, restituendo ai giovani la possibilità di immaginare un futuro nell’Isola.
E si prefigge di riuscirci raccogliendo proposte, trasformandole in richieste chiare da portare ai governi regionale e nazionale, per costruire un fronte comune che metta al centro i bisogni delle nuove generazioni. È un patto che coinvolge Comuni, associazioni, imprese e realtà del territorio, con l’idea di creare una rete stabile e riconoscibile.
La sfida è complessa, ma la direzione per l’associazione dei Comuni siciliani è chiara: creare opportunità, valorizzare i talenti, sostenere chi vuole investire, costruire comunità che si autorigenerano. Perché la Sicilia non può permettersi di perdere ancora pezzi della sua generazione più giovane.














