Quanti partigiani ha avuto la Sicilia? Nel tempo la ricerca storica ha dato tante risposte. I dati attestano la presenza di 2.459 partigiani siciliani, con una forte rappresentanza da tutte le province: Catania (476), Messina (399), Agrigento (323), Palermo (277), Trapani (218), Enna (206), Siracusa (179), Ragusa (144).
Per ricordare la loro memoria, ecco alcune storie di alcuni siciliani che si sono sacrificati per liberare l’Italia dal fascismo e dall’occupazione nazista, per poi dare il via alla Repubblica Italiana.
Le storie dei partigiani siciliani
Oltre Salvatore La Rosa, la cui storia è stata raccontata ai nostri microfoni dalla nipote Carmela, sono tanti i siciliani che hanno perso la vita per liberare l’Italia. Tra questi c’è Salvatore Auria, partigiano comunista originario di Sommatino: morto il 21 aprile 1944, all’età di 28 anni, venne ucciso da un rastrellamento dei tedeschi a Strabatenza, in provincia di Forlì. Già nel 1943 aveva tentato di costruire una cellula comunista durante il confino alle isole Tremiti, ma nonostante la liberazione, si recò in Romagna a combattere, perdendo la vita.
Tra le storie più significative, c’è anche quella dei fratelli Alfredo e Antonio di Dio, partigiani cattolici nati a Palermo ed emigrati a Cremona. Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, decisero di supportare la Resistenza entrando all’interno della divisione partigiana chiamata “Valtoce”: Antonio, morì a soli 21 anni cercando di contrastare i nazisti a Megolo il 14 febbraio del 1944, mentre Alfredo cadde in combattimento contro il 12 ottobre 1944 alla Gola di Finero.
Da non dimenticare anche Pompeo Colajanni, di Caltanissetta, tra i sopravvissuti della resistenza. Di tradizione politica repubblichina, entrò nel PCI (in clandestinità durante il ventennio), per poi fondare un’organizzazione partigiana giovanile con socialisti, comunisti, anarchici e repubblicani. Entrato nelle divisioni Garibaldine, fece parte dell’avanzamento antifascista a Torino nelle giornate del 25/26/27/28 aprile del 1945, per poi ricevere dei ruoli nei primi governi italiani come Sottosegretario alla Difesa, per poi diventare deputato dell’ARS per ben sei legislature e infine. Colajanni morì a Palermo nel 1987, già membro della Camera dei Deputati.
Le partigiane siciliane
Anche le donne siciliane hanno avuto un ruolo importante nella Resistenza: tra queste, c’è Graziella Giuffrida, catanese trasferitasi a Genova all’età di 20 anni per svolgere la professione di maestra. Durante l’occupazione nazista, entrò nelle Squadre di azione partigiana, ma il suo epilogo fu tragico: il 24 marzo del 1945, venne arrestata e poi torturata, violentata, uccisa e buttata in un fosso, per poi essere ritrovata dai giovani partigiani a Fegino.
Sulla lapide di Piazza Morbegno a Milano, c’è il nome di una sola donna: Salvatrice Benincasa. Nata a Catania nel 1924 da una famiglia antifascista, si trasferì insieme alla famiglia a Trieste prima e a Milano poi. Nel 1944 entrò nelle Brigate Matteotti con il nome di battaglia Mara, per poi essere catturata il 17 dicembre dalle SS. Si rifiutò di collaborare con quest’ultime nonostante le torture e questo le costò la vita: il suo cadavere venne riconosciuto solamente nell’aprile del 1945 dalla madre.
Questi sono solamente alcuni dei partigiani siciliani che hanno combattuto per la Liberazione: è grazie a loro se abbiamo ottenuto la libertà e la Repubblica Italiana, nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale e dal sangue di chi ha lottato per ottenerla.





















