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Il valore di un’eredità: l’etica come fondamento delle professioni

A Palermo il convegno “Il valore di una eredità”, che si è concluso con la consegna del premio Premio Giaccone 2026 dedicato al medico ucciso nel 1982 da Cosa Nostra, ricordato come un “eroe normale”

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C’è una parola che attraversa il tempo senza perdere forza: etica. Non è un concetto astratto, né un esercizio teorico confinato nei manuali di filosofia. È, piuttosto, una pratica quotidiana, una tensione costante tra ciò che è giusto e ciò che è possibile. Fin dall’antichità, da Aristotele fino ai pensatori contemporanei, l’etica è stata intesa come la bussola dell’agire umano: non un insieme di regole imposte, ma un orientamento interiore che guida le scelte, soprattutto quando sono difficili. È proprio a partire da questa dimensione profonda che si è sviluppato il convegno “Il valore di una eredità”.

L’evento si è tenuto ieri a Palermo, nella suggestiva cornice di Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei Medici, con un tavolo di confronto nel quale diversi esponenti del panorama scientifico, accademico e giuridico hanno portato il loro contributo: tra questi il presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo Toti Amato, il presidente della Federazione nazionale dell’Ordine dei Medici Filippo Anelli, il procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo Lia Sava, il rettore dell’Università di Palermo Massimo Midiri, il generale comandante della Legione militare Sicilia Francesco Principe, il direttore generale dell’Asp di Palermo Alberto Firenze e il presidente del comitato scientifico dell’Ordine dei Medici Adelfio Elio Cardinale

L’etica come responsabilità trasversale

Il cuore del convegno ha riguardato l’etica nelle professioni, affrontata in tutte le sue declinazioni: sanitarie, giuridiche, accademiche, militari e giornalistiche. Un confronto che ha evidenziato come, oggi più che mai, l’etica non possa essere settoriale, ma debba essere trasversale e condivisa.

Nel campo sanitario, l’etica della cura si traduce nella responsabilità verso il paziente, nella trasparenza dei processi, nella democratizzazione dell’accesso alle cure. Curare non significa soltanto intervenire sul corpo, ma riconoscere la dignità della persona, garantendo equità e rispetto.

Nel diritto, l’etica si manifesta nel principio fondamentale del giusto processo: la tutela delle garanzie, la ricerca della verità, l’indipendenza da pressioni esterne. È un’etica che difende i diritti, anche quando farlo è scomodo.

Nel giornalismo, invece, l’etica si fonda sulla verifica delle fonti, sull’onestà intellettuale, sulla responsabilità di informare senza distorcere. In un tempo dominato dalla velocità e dalla sovrabbondanza di informazioni, la verità diventa una ulteriore responsabilità. 

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Tutte queste dimensioni convergono in una visione unitaria: una sanità unica, un sistema integrato in cui etica, competenza e responsabilità dialogano tra loro.

L’eredità di Paolo Giaccone

A dare senso e profondità all’intero incontro è stata la figura di Paolo Giaccone, a cui è stato dedicato il premio conclusivo. Una figura che va oltre la memoria storica, diventando simbolo concreto di etica professionale e civile.

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A ricordarlo con parole intense è stato il professor Adelfio Elio Cardinale, organizzatore del convegno: “La memoria è il fuoco che conserva l’eredità di Paolo Giaccone. È un impegno per celebrare un eroe normale che deve essere per tutti noi simbolo di etica professionale e civile.” Cardinale ha tracciato un ritratto umano e professionale di Giaccone, ricordandone l’integrità, la cultura scientifica e il coraggio. Non solo un medico e accademico, ma un uomo di alto sentire, capace di intuizioni decisive e punto di riferimento per le istituzioni. “Non basta limitarsi alla memoria. Dobbiamo fare azioni congruenti, attive e permanenti proprio come fece lui.”

Un esempio per le nuove generazioni

La presenza degli studenti degli istituti Don Bosco e Majorana ha dato ulteriore significato all’iniziativa. Non spettatori passivi, ma destinatari di un messaggio preciso: l’etica non è un valore del passato, ma una necessità del presente e del futuro. “Il professore Giaccone merita un posto nel pantheon dei siciliani migliori – ha aggiunto Cardinale – noi tutti dobbiamo riaffermare l’etica del lavoro. Non dimenticheremo mai Giaccone.”

Oltre la memoria, verso l’azione

Moderato da Marco Romano, direttore del Giornale di Sicilia, il convegno ha saputo tenere insieme riflessione e concretezza, passato e futuro. Il momento conclusivo è stato segnato dalla consegna del Premio Giaccone 2026 dedicato al medico ucciso nel 1982 da Cosa Nostra tra i viali del Policlinico, a Vincenzo Prestianni, dirigente medico dell’Asp Palermo, figura che incarna, nel proprio percorso professionale e umano, quei valori di integrità, responsabilità e rigore etico che Paolo Giaccone ha rappresentato in modo esemplare. 

“Lieto di ricevere questo riconoscimento, anche perché ricorda una persona che ha mantenuto una coerenza nei confronti del giuramento che ha fatto: con il suo sacrificio Giaccone ha dimostrato quanto sia difficile essere coerente, d’altronde anche Rosario Livatino diceva che la coerenza è alla base di quello che poi concretamente si manifesta nella persona; quando non c’è coerenza e concretezza nel mettere in atto ciò su cui ha giurato fede una persona, sia essa un giudice, un medico, un padre, una madre o semplicemente un uomo nella società, si rompe il meccanismo per cui la catena di solidarietà deve sopravvivere”, ha commentato Prestianni.

In questo senso, il Premio Giaccone diventa ponte tra generazioni, tra chi ha tracciato una strada e chi oggi è chiamato a percorrerla, riaffermando il valore dell’etica come fondamento imprescindibile di ogni professione. Perché, in fondo, l’etica non è ciò che diciamo di essere, ma ciò che scegliamo di fare ogni giorno. Anche quando nessuno guarda.

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