A 38 anni dalla prima volta in scena, “Gente di facili costumi” continua a riscuotere successo con tante date in giro per l’Italia e in questi giorni arriva al teatro ABC di Catania, fino al 17 maggio, con due interpreti di tutto rispetto: Flavio Insinna e Giulia Fiume. Il testo, scritto da Nino Marino e Nino Manfredi (quest’ultimo ha anche interpretato il protagonista), è considerato ancora oggi uno dei più eclatanti apparsi sulle scene teatrali italiane negli ultimi decenni. La regia è del figlio, Luca Manfredi, che nel 2021 ha voluto rendergli omaggio con questo spettacolo in occasione del centenario della sua nascita. La coppia di attori ha raccontato a BE Sicily Mag l’opera, attraverso cui si raccolgono anche dei fondi per Emergency.
Flavio Insinna racconta l’eredità di Nino Manfredi
“Se faccio questo mestiere è anche grazie ai film di Nino Manfredi” afferma Flavio Insinna. “Dopo anni che portiamo in giro Gente di facili costumi, continuo ancora a capire delle cose nuove. Lo abbiamo rielaborato, ma la commedia rimane in tutta la sua forza. Alle volte ci chiedono: portate in scena uno spettacolo del 1988? Io rispondo che i grandi ci hanno insegnato che i classici, se sono veramente classici, non smettono mai di dire cose nuove. Basta pensare alle tragedie greche che, dopo millenni, continuano ad essere meravigliose”. Principi messi in discussione da un mondo in cui tutto appare piegato all’utile, tra contraddizioni sociali, derive culturali e perdita di ideali. Uno spettacolo che fa ridere, ma anche riflettere, capace di parlare al presente con sorprendente lucidità.
La sinossi di “Gente di facili costumi”
Protagonisti della pièce sono Anna, in arte “Principessa”, una prostituta disordinata e rumorosa che sogna di diventare giostraia e Ugo, l’inquilino del piano di sotto, un intellettuale che vivacchia scrivendo per la tv e per il cinema, ma che sogna di fare film d’arte. La vicenda prende il via la notte in cui Ugo sale al piano di sopra per lamentarsi con la coinquilina che, tornando a notte fonda e accendendo il giradischi, l’ha svegliato, e lei, per la confusione, lascia aperto il rubinetto dell’acqua della vasca, allagando irrimediabilmente l’appartamento di lui. Ugo sarà costretto quindi, anche a causa di uno sfratto, a trovare rifugio dalla “Principessa”.
Dall’incontro tra Anna e Ugo nasce un turbine di disastri, malintesi, ilarità e malinconie. Nino Manfredi presentava il suo testo come “una commedia che sviluppa, in maniera paradossale, un fondamentale problema etico”. Un problema etico, appunto, che invita il pubblico a riflettere su tanti aspetti. Questa commedia è una piccola metafora della vita: “Una commedia leggera e leggiadra – la definisce Insinna – ma piena di spunti e suggestioni per riflettere. Ci sono tante tematiche, come per esempio l’inclusività, il valore del femminile, la felicità, che è un po’ possibile per tutti se ti rimbocchi le maniche e ce la metti tutta. Io l’ho capito tardi. Fra trent’anni, quando mi chiederanno come mi piacerebbe essere ricordato, risponderò: come uno straordinario uomo felice, che ha cercato di dare una mano di nascosto a tante persone”.
Nella commedia ci sono un televisore spento, la segreteria telefonica, il telefono fisso, non ci sono i social. Ci sono due persone che non si fermano alla prima impressione, ma vanno oltre le apparenze. “La pace – continua l’attore – si costruisce tollerando. Secondo me questa commedia andrebbe portata nelle scuole d’Italia per dire: non giudicate, non criticate, apritevi all’altro. Come disse il Papa: chi sono io per giudicare? Ci vuole più tempo per capire, per conoscere, di un semplice like che metti o togli. Il verbo cooperare ai bambini non lo insegniamo mai e i risultati si vedono nel mondo”.
Ennio Flaiano diceva che la persona che sposiamo è quella che, vedendola la prima volta, ci appare come una persona di poco conto, “se abbiamo il coraggio, la voglia e la curiosità del secondo e del terzo sguardo, magari scopriamo che è una persona meravigliosa” aggiunge Insinna.
Il ruolo di Giulia Fiume
Giulia Fiume, che interpreta la “Principessa”, precisa: “Anna è una donna in gamba e mi sono chiesta con quanto pregiudizio avremmo osservato questa donna per il fatto che fosse una prostituta. Lei si vende per ragioni molto più alte, invece Ugo si svende per tentare di portare avanti se stesso. Quando capisci che questa ragazza sostiene la famiglia intera, ha fatto studiare la sorella, allora vai oltre l’apparenza e capisci che c’è una ragione di fondo”.
Giulia e Flavio recitano per due ore e mezza, la fatica è tanta, ma questa è la chiave del loro successo. Insinna tiene a precisare: “Ho smesso di vergognarmi di quello che guadagno perché mi ammazzo di fatica da quarant’anni. Non vado in miniera, faccio quello che mi piace, però ho saltato Natali, compleanni, ho perso amori, ho trascurato la famiglia. Allora in tutto questo la mia idea di giustizia è che devi aiutare per una sorta di legge morale. Non faccio del mio mestiere il mio Dio, ma cerco di essere più un bravo cristiano che un bravo cattolico”.
Il rapporto di Flavio Insinna e Giulia Fiume con la Sicilia
Entrambi hanno origini siciliane. “Poter recitare nella mia città – dice Giulia – è incredibile. Questo spettacolo nasce in romanesco, poi Luca Manfredi, che ha la madre di Taormina, ha voluto che recitassi nel mio dialetto catanese e lo portiamo così in tutta Italia. Mi ha fatto piacere poter recitare in siciliano perché espressivamente è la mia lingua, che secondo me ha delle caratteristiche e delle sonorità meravigliose come il napoletano”. La Sicilia è stata il filo conduttore di tutto lo spettacolo e poterlo portare a casa propria, nel proprio dialetto, è come chiudere un cerchio. “Mi dispiace solo che non ci sia mia nonna a vederlo”.
Giulia Fiume ama la sua terra, ma per vari motivi non tornerebbe a viverci: “Non riuscirei più perché questa isola continua a guardare la crescita degli altri, nonostante sia assolutamente in grado di potercela fare da sola. Ci torno però volentieri. Ogni tanto c’è qualche personalità illuminata in politica che comincia a pensare ad una rinascita e ho tanti amici catanesi che promuovono delle realtà che stanno andando in questa direzione. Vorrei anch’io fare qualcosa attivamente, ma poi mi accorgo che siamo sempre indietro. Ci sentiamo isola nel bene e nel male. Il personaggio che interpreto, secondo me racchiude il meglio della nostra sicilialità”.
Il padre di Flavio Insinna era della provincia di Caltanissetta, per questo lui ammette: “Siccome la realtà la conosco, c’è per esempio il Centro pediatrico cardiologico di Taormina che rischia di chiudere, dico da figlio di medico siciliano: prima del ponte farei le strade, gli ospedali. Ieri sono arrivato col traghetto, ho mangiato un fantastico arancino, c’era il mare mosso, ma siamo arrivati benissimo. Poi entri dentro il problema: c’è la monnezza, l’abuso edilizio. Come diceva Impastato: come vi abituate a questa bruttezza? Se una donna si deve fare un controllo specifico al seno e vive in una parte interna della Sicilia, si deve prendere due giorni di permesso con le strade, i treni che ci sono in Sicilia, quindi il ponte forse viene dopo, anche perché non unirebbe due coste, ma due cosche”.















