Gino Morabito
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Communication manager, scrittore, giornalista, content editor. Quattro libri pubblicati, di cui un romanzo. Professionista della comunicazione e ufficio stampa di talent ed eventi di caratura nazionale, collabora con La Sicilia e col Quotidiano di Sicilia firmando le pagine di cultura e spettacolo

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Biagio Izzo: “Napoli e la Sicilia si somigliano, ho scommesso tutto sul mestiere di attore”

Biagio Izzo torna in Sicilia con “L'arte della truffa”, commedia firmata da Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli e Augusto Fornari

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Dai palcoscenici affollati dei teatri italiani alle fiction televisive di successo, il suo stile diretto e immediato ha conquistato un pubblico trasversale. Con una mimica inconfondibile e tempi comici calibrati al millimetro, ha saputo trasformare tic, debolezze e contraddizioni dell’italiano medio in irresistibili occasioni di risata. Biagio Izzo torna in scena con “L’arte della truffa”, commedia firmata da Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli e Augusto Fornari, che ne cura anche la regia. Prodotta da AG Spettacoli, la pièce è inserita nella stagione Turi Ferro e sarà al Teatro Abc di Catania dal 13 al 29 marzo 2026, con una tappa attesa al Teatro Golden di Palermo dal 17 al 19 marzo. L’attore ha raccontato il progetto culturale a BE Sicily Mag.

Biagio Izzo racconta “L’arte della truffa”

La cosiddetta truffa “a fin di bene” viene spesso percepita come una strategia di sopravvivenza, un espediente narrativo e umano che racconta molto del nostro modo di affrontare le difficoltà. “Una truffa resta pur sempre una truffa – precisa Biagio Izzo – e qualcuno ne paga le conseguenze. Mi auguro che non sia questa la chiave della sopravvivenza nel nostro Paese. Per quanto si possano escogitare espedienti e arrangiamenti, in una società civile non dovrebbe mai essere necessario ricorrere all’illegalità per andare avanti”.

Nella commedia che porta in scena, il confine tra furbizia e moralità appare sottilissimo, e proprio in quella tensione si gioca la forza comica e riflessiva dello spettacolo. “Sono due elementi che si intrecciano e, in un certo senso, si completano. L’una ha bisogno dell’altra: è proprio da questa tensione che nasce il cuore della storia”. Oggi il pubblico sembra dividersi tra chi fa il tifo per l’onestà e chi, invece, non può fare a meno di lasciarsi sedurre dal fascino del colpo ben riuscito. “Quando qualcosa riesce bene, viene spontaneo riconoscerne l’abilità, anche se si tratta di una truffa. Ma, personalmente, continuo a fare il tifo per l’onestà”.

Dal punto di vista attoriale, la costruzione del personaggio ha offerto momenti di grande divertimento, soprattutto nell’esplorazione delle sue contraddizioni e delle sue debolezze. “Mi ha molto divertito la sua leggerezza, la furbizia, la scaltrezza. Ma soprattutto la possibilità di affrontare un tema delicato con equilibrio, evitando, sia di urtare la sensibilità dei benpensanti, sia di trasformare lo spettacolo in un’esaltazione dell’illegalità”.

Biagio Izzo: "Napoli e la Sicilia si somigliano, ho scommesso tutto sul mestiere di attore" - Be Sicily Mag - Biagio Izzo foto 2

L’attore tra comicità e responsabilità

Napoli continua a essere una maestra di vita, un laboratorio permanente dell’arte di arrangiarsi e una culla di quella tradizione comica di cui lei si sente figlio e interprete. “È una fucina inesauribile di idee. Si dice spesso che il napoletano abbia una marcia in più: siamo vulcanici, come il Vesuvio. Ma credo che ogni artista tragga ispirazione dal luogo in cui vive. Osservare la propria città, giorno dopo giorno, significa scoprirne dettagli sempre nuovi. Eduardo De Filippo attingeva dalla strada: è un’eredità che noi napoletani continuiamo a portarci dentro”.

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Trasmettere alle nuove generazioni il valore del talento unito al sacrificio rappresenta una responsabilità imprescindibile per chi vive di arte e palcoscenico. Poi cos’altro? “Educazione e rispetto. Rispettare gli altri significa camminare insieme nella stessa direzione, senza conflitti né inganni. La mancanza di rispetto genera solo bruttezza e disordine. La cronaca quotidiana ce lo ricorda fin troppo spesso”, sottolinea Biagio Izzo.

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Un’altra realtà complessa e affascinante è la Sicilia. “La amo profondamente, mi sento a casa. Napoli e la Sicilia si somigliano nel carattere: condividiamo una visione filosofica della vita. Apparentemente leggeri e spensierati, siamo in realtà popoli profondi, con una memoria lunga”.

Biagio Izzo e il rapporto col palco

Da Sud a Nord è un lungo applauso. Dopo tanti successi tra teatro, cinema e televisione, il palcoscenico resta il luogo più autentico, lo spazio sacro in cui l’artista misura sé stesso nel confronto diretto con il pubblico. “È la mia vita, non soltanto il mio lavoro. Ho orientato ogni scelta, anche personale e familiare, pur di fare teatro. Ho iniziato come professionista nell’83-84 e da allora non ho mai smesso di sentire questa passione. Il teatro è la mia donna, e ne sono follemente innamorato”.

Inseguire questo amore per lo spettacolo ha comportato rinunce importanti, scelte difficili che hanno segnato il percorso personale oltre che professionale. “Ho lasciato un posto fisso, quando ancora esisteva, e ho interrotto gli studi in Ingegneria navale. Ho scommesso tutto su questo mestiere”. L’affetto del pubblico rappresenta una ricompensa preziosa. “Vivo la popolarità con naturalezza. Ci si abitua, fa parte del gioco. È una conseguenza del lavoro che hai scelto di fare. Noi attori viviamo anche di questo, ma non possiamo permetterci di adagiarci sugli allori”.

Dietro il sorriso e la battuta pronta emerge un uomo fatto di sensibilità, disciplina e continua ricerca, ben oltre l’immagine brillante che appare in scena. “Emerge una persona normale, con una famiglia, dei figli, una moglie, responsabilità e problemi come tutti. Ho scelto un mestiere che mi dà visibilità, ma questo non significa dimenticare di essere, prima di tutto, un uomo”.

L’esperienza suggerisce consigli preziosi, frutto di errori, intuizioni e ostinazione. “Guardando agli esordi – conclude Biagio Izzo – mi consiglierei di scegliere con attenzione le persone con cui condividere il percorso professionale. È l’unico cruccio che mi porto dietro: aver incontrato, talvolta, figure poco raccomandabili. Ma fa parte della vita, e la vita va vissuta fino in fondo”.

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