“La Fabbrica Vella, da Enrico ad Arturo” è il nuovo volume del prof. Antonino Navanzino, pubblicato da PuntoStampe Editrice, che traccia la storia di un’eccellenza dell’artigianato industriale siciliano, tra scoperte d’archivio, legami familiari e il sogno d’oltreoceano dei fratelli Enrico e Arturo. L’autore, figlio d’arte del maestro ceramista Francesco, torna ad occuparsi della biografia storica e dell’analisi artistica delle opere della Premiata Fabbrica di Terrecotte Artistiche Vella a Caltagirone. Il saggio è stato presentato ieri nella Sala Rossa di Palazzo Libertini di San Marco, proprio dove l’avventura dei Vella, arrivati da Siracusa per un appalto di abbellimento della pietra da rivestimento, ebbe inizio.

La storia della famiglia Vella
La storia della Fabbrica Vella coinvolge in prima persona Antonino Navanzino. “È una relativa scoperta perché già da bambino – racconta a BE Sicily Mag – vedevo queste forme giganti all’interno della bottega e dalla parte negativa si scorgevano dettagli magnifici, fiabeschi. Crescendo, ho scoperto che mio padre alla fine degli anni ’70 aveva acquistato della famiglia Palazzo-Gerbino tutte le forme della fabbrica Vella quindi. Ho voluto quindi approfondire chi fossero i Vella. Al di là di qualche scritto che parlava sempre di Arturo Vella come socialista di fama nazionale, Enrico, il fratello plasticatore, veniva citato ogni tanto dal professore Antonino Ragona. Non c’era nulla sulla sulla fabbrica”.
Per arrivare alla realizzazione del volume, c’è voluto un lavoro decennale. Nel saggio Antonino Navanzino ripercorre un passaggio di testimone, da Enrico ad Arturo, in un’evoluzione temporale importante. “In realtà è Enrico il vero big della famiglia, perché già da ragazzo seguirà le orme del padre che era maestro scalpellino nei cantieri nel nostro Municipio e a Palazzo Libertini. Si dedicherà sin dal 1883 interamente alla plasticatura dell’argilla, cioè all’elaborazione eclettica di elementi monumentali con manufatti di elevatissima fattura e precisione, oltrepassando la tradizionale ceramica locale e inserendosi in un contesto europeo quindi, arredamento decorativo e architettonico. Il piccolo Arturo già da giovane è portato verso gli studi umanistici e della giurisprudenza che lo porterà a frequentare ambienti culturali e politici romani. Arturo diventerà un politico di primo piano per il Partito Socialista e insieme a Nenni proseguiranno la strada intrapresa da Matteotti, però, negli anni ‘20 del Novecento Enrico si ammalò e Arturo dovette farsi carico della gestione con i fratelli della fabbrica, che nel frattempo conobbe una crescita ed una evoluzione incredibile”.
I Vella precursori dell’artigianato industriale
La Fabbrica Vella nacque qualche anno prima della Regia Scuola Ceramica voluta da don Luigi Sturzo. Fabbrica e Scuola, due realtà importanti, in realtà due scuole, dove i migliori e creativi studenti passavano la mattina a scuola e il pomeriggio nella fabbrica. “L’idea socialista – spiega l’autore – è sempre stata nel DNA dei fratelli Vella, perché il rapporto con gli operai era parentale. Per i Vella, il confronto tra profitto e resa era fondamentale per il benessere comune soprattutto nei momenti complicati, la famiglia preferiva rimanere in difficoltà economica piuttosto che fare mancare lo stipendio agli operai, più di quindici famiglie lavoravano all’interno della Fabbrica Vella».

La Fabbrica Vella divenne presto un’istituzione motore socio-economico della città. “Nel passaggio tra i fratelli la fabbrica passa dal periodo post Unità d’Italia di Enrico al Ventennio fascista di Arturo (del quale ne era forte oppositore) in ogni caso in entrambi i periodi l’industrializzazione da noi era quasi assente e la Fabbrica Vella ne era un caso isolato e di eccellenza da prendere ad esempio, tanto che i Vella alla manifattura artistica aggiunsero una fabbrica di laterizi così da potere soddisfare la clientela in tutta filiera delle costruzioni, affermandosi a livello regionale e impreziosendo case, edifici pubblici, giardini e cimiteri di tutta la Sicilia e oltre. Chi avrà invece la capacità di fare marketing e inventarsi addirittura un catalogo vero e proprio con misure, pesi e prezzi, sarà Arturo nel 1940. Purtroppo, con sua morte si bloccherà il sogno di portare le terrecotte artistiche oltre oceano perché era riuscito a fare avere a degli investitori americani i cataloghi e un campionario era pronto al porto di Catania per gli USA”.
Un patrimonio da conservare e tramandare
Purtroppo della Manifattura Siciliana Terrecotte, fondata nel 1883 da Enrico Vella, rimane ben poco se non poter ammirare ancora oggi i preziosi arredi che abbelliscono le facciate di palazzi e giardini. “Di quella bella realtà simbolicamente e realmente Caltagirone ne è ricca, dal giardino pubblico al cimitero come tante ville e edifici privati. Cosa resta idealmente? La capacità e la forza produttiva di andare oltre, di non pensare solo alla piccola realtà cittadina o del turista che arriva per acquistare il semplice souvenir. La genialità e la maestria non hanno mai abbandonato Caltagirone e oggi il sogno di Arturo è diventato realtà: la produzione ceramica non conosce più confini. Siamo figli della realtà Vella, dal punto di vista architettonico pochissimo, perché il mondo nel frattempo sta cambiando. Altre realtà europee si stanno legando alla bioarchitettura dove le terrecotte come materiale naturalmente bio la fa da padrone; in questi giorni ad esempio la Biennale di Venezia vede la presenza di installazioni dove è presente tantissimo la terracotta. Torniamo a rivestire i nostri edifici con la nostra materia prima e sicuramente l’esempio Vella tornerà utile a Caltagirone che non si farà trovare impreparata”.
“Dal punto di vista artistico non abbiamo più tantissimi documenti. Gli incendi verificatisi nella fabbrica hanno distrutto i disegni di Enrico e i documenti contabili. Gli archivi però sono importanti da consultare ancora oggi e lo saranno sempre. I ricercatori e gli studenti delle Belle Arti e di Storia dell’Arte stanno iniziando ad occuparsi della manifattura Vella e per me questo è un grande orgoglio”. Quel che è certo è che quella della fabbrica Vella è una memoria da valorizzare. “Lo spazio Vella è presente in tutta la Città, ma non dobbiamo dimenticare l’operazione Museo delle Ville Storiche, ottima intuizione di Domenico Amoroso che nel contenitore di Villa Patti conserva alcuni esemplari e le terrecotte originali salvati dall’incuria e dal rischio di perduta memoria. Il mio sogno è quello di trovare la possibilità di creare una strada e conservare quel che resta dei ruderi della Fabbrica Vella come collegamento all’archeologia industriale già presente a Caltagirone nel contenitore Museo Hoffmann”.
La ricerca archivistica per scoprire altra bellezza
Ề naturale come la consultazione di documenti porti a conoscere nuove realtà a cui guardare e da cui partire. “Ci sono tanti aneddoti interessanti sulla famiglia Vella non riportati nel libro perché dobbiamo lasciare e lasciarci la possibilità di trovarne le fonti certe ed alcune parti anche nel libro rimangono in sospeso perché abbiamo bisogno di tanta ricerca. Ultimante mi sto appassionando alle ricerche di archivio sulle scenografie di Cinecittà, perché pare che i Vella attraverso Barone Paolucci de Calboli fossero stati chiamati per realizzare alcuni elementi decorativi per il colossal Scipione l’Africano. Fino a qualche anno fa tanti anziani e lo stesso Ragona me ne parlavano, ma il sentito dire ha bisogno di certezze quindi, mi toccherà fare una scappata a Roma per trovare le fonti certe. Chissà. Intanto, ho il dovere morale e fraterno di ringraziare Massimo Porta, Michele Elia, Vito Dicara e gli amici soci di Stoia Patria per avermi accompagnato in questa avventura”.
Il volume – che l’autore vuole “dedicare a mio padre e a mio fratello Luigi in quanto degni eredi di sapere, con maestria, accarezzare e improntare i calchi Vella” – non vuole essere dunque un punto d’arrivo, ma una “meraviglia condivisa” anche da studenti e ricercatori. In un’epoca in cui l’architettura internazionale riscopre la terracotta biologica, Caltagirone ha già nel suo passato la mappa per il proprio futuro.

















