A Giammoro, frazione di Pace del Mela in provincia di Messina, la transizione energetica siciliana ha un cantiere preciso. Si chiama Hydrogen Valley, è un progetto da 10 milioni di euro finanziato dal PNRR attraverso la Regione Siciliana e produrrà, una volta a regime, circa 100 tonnellate di idrogeno verde l’anno. A firmarne l’asse industriale sono Duferco Energia e Ansaldo Green Tech, che il 22 aprile 2025 hanno siglato l’accordo per la fornitura e la messa in esercizio del cuore dell’impianto: un elettrolizzatore da 1 MW di nuova generazione.
Cosa è una “Hydrogen Valley” e perché Giammoro
Una Hydrogen Valley non è un singolo impianto, ma una filiera locale dedicata alla produzione, allo stoccaggio e all’utilizzo dell’idrogeno verde, prodotto da fonti rinnovabili. La parola “valle” rimanda proprio all’idea di un ecosistema: rinnovabili, elettrolisi, distribuzione, settori utilizzatori. È uno dei modelli che l’Unione Europea ha indicato come pilastro del piano RePowerEU, la strategia con cui Bruxelles vuole accelerare l’uscita dai combustibili fossili.
Giammoro non nasce a caso. Il sito si trova nell’area industriale di Pace del Mela, lungo la costa tirrenica messinese a pochi chilometri da Milazzo, in un comprensorio che ospita da decenni acciaierie, raffinerie e cantieristica. È un territorio che ha conosciuto la grande industria fossile e che oggi prova a reinventarsi. La Hydrogen Valley si insedia su un’area in via di riconversione del Gruppo Duferco, dentro un piano di investimenti complessivi da 95 milioni di euro sul territorio siciliano. Nel luglio 2025, intanto, Banco BPM ha finanziato con 21 milioni il nuovo terminal di Giammoro: un altro tassello dello stesso disegno di riqualificazione.
Un elettrolizzatore AEM e 4 MW di fotovoltaico
La macchina che produce idrogeno verde è l’elettrolizzatore: passa corrente elettrica nell’acqua e ne separa idrogeno e ossigeno. A Giammoro arriverà un dispositivo da 1 MW fornito da Ansaldo Green Tech, basato sulla tecnologia AEM (Anion Exchange Membrane), una membrana a scambio anionico considerata fra le più promettenti per efficienza e flessibilità operativa. È progettato all’interno del progetto IPCEI finanziato dall’Unione Europea attraverso NextGenerationEU e verrà assemblato nella nuova linea produttiva di Genova Campi, in Liguria.
Sul piano dei numeri industriali, il sistema è dimensionato per produrre oltre 500 chilogrammi di idrogeno al giorno con una purezza del 99,9% e un consumo energetico di 55 kWh per chilogrammo. Per essere considerato “verde”, l’idrogeno deve provenire da elettricità rinnovabile: a Giammoro questa energia arriverà da un impianto fotovoltaico da 4 MW dedicato, installato per alimentare direttamente l’elettrolizzatore. È la condizione che chiude il cerchio della sostenibilità del progetto.
Dove andrà l’idrogeno: siderurgia, logistica, mobilità
Una valle dell’idrogeno ha senso solo se trova settori di utilizzo. La produzione di Giammoro è destinata in via prioritaria ai cosiddetti settori hard-to-abate, cioè quelli più difficili da decarbonizzare con la sola elettrificazione: l’idrogeno arriverà alla siderurgia, alla logistica e alla mobilità. Tradotto: forni industriali, mezzi pesanti, navette per il trasporto merci, in prospettiva mezzi pubblici a celle a combustibile.
Per la Sicilia non è un dettaglio. La regione è storicamente legata a una manifattura energivora — basti pensare alle raffinerie di Priolo e di Milazzo — e ha il costo dell’energia tra i più alti d’Italia. Affiancare alla produzione tradizionale una fonte di idrogeno verde locale apre due fronti: ridurre le emissioni dei settori esistenti e creare nuova competenza industriale dove l’industria, in alcuni comparti, sta arretrando. «L’Hydrogen Valley in Sicilia rappresenta un passo concreto verso la transizione energetica e il rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’isola», ha dichiarato Massimo Croci, amministratore delegato di Duferco Energia.
Una Sicilia con due Hydrogen Valley
Giammoro non è isolata. La Sicilia sta diventando, insieme alla Puglia, una delle aree più dense di progetti idrogeno del Mezzogiorno. Sulla sponda opposta dell’isola, a Priolo in provincia di Siracusa, sta nascendo una seconda Hydrogen Valley, anch’essa finanziata dal PNRR attraverso il bando regionale dedicato. Due poli, due aree industriali storiche in conversione, due geografie diverse della transizione: la sponda tirrenica messinese da una parte, la sponda ionica siracusana dall’altra.
Sommati, i due progetti raccontano una scelta politico-industriale: trasformare le grandi aree petrolchimiche e siderurgiche siciliane in nodi della filiera dell’idrogeno verde italiana. Il quadro di riferimento è quello dei bandi “Hydrogen Valleys“ del PNRR, sostenuti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e attuati dalle Regioni con manifestazioni di interesse aperte alle imprese. La Sicilia è tra le regioni che hanno utilizzato meglio questo strumento, attivando bandi e selezionando i progetti più maturi.
Il valore industriale del progetto
Dietro la Hydrogen Valley di Giammoro ci sono due gruppi che giocano partite diverse ma convergenti. Duferco Energia, con sede a Genova e oltre 400 dipendenti, è uno dei principali operatori italiani del mercato energetico, attiva nella vendita di energia, nei servizi di efficienza, nella mobilità sostenibile e nello sviluppo di impianti da fonti rinnovabili. Il Gruppo Duferco controlla anche l’area industriale di Pace del Mela ed è quindi il soggetto che mette insieme proprietà del sito, sviluppo del progetto e know-how energetico.
Ansaldo Green Tech, controllata di Ansaldo Energia, porta in dote la tecnologia degli elettrolizzatori AEM, una linea su cui il gruppo genovese sta investendo come asse strategico dei prossimi anni. «Questo accordo rappresenta un importante riconoscimento della nostra tecnologia, focalizzata su efficienza e flessibilità operativa nella produzione di idrogeno verde per decarbonizzare attività nei settori della mobilità, logistica e hard-to-abate come quello siderurgico», ha spiegato Vittorio Olcese, amministratore delegato di Ansaldo Green Tech.
Quello che la Hydrogen Valley dovrà dimostrare
Tradurre 10 milioni di euro in un impianto funzionante è solo la prima parte del lavoro. La seconda è far diventare il modello scalabile: produrre idrogeno verde a un costo competitivo, garantire continuità nei mesi di minore produzione fotovoltaica, costruire intorno al sito una rete di clienti industriali capaci di assorbire il prodotto. Senza questi tre passaggi una Hydrogen Valley resta un’opera dimostrativa, utile alla narrazione della transizione ma non al suo effettivo dispiegamento.
Per la Sicilia, e in particolare per il messinese, il banco di prova è doppio. Da un lato c’è la dimostrazione tecnologica, affidata all’asse Duferco-Ansaldo. Dall’altro c’è la dimostrazione territoriale: trasformare un sito storicamente associato all’industria pesante in un laboratorio di filiera verde, riconvertendo competenze, occupazione e percezione del luogo. È in questa intersezione che si misurerà, nei prossimi anni, la riuscita reale del progetto di Giammoro.















