Nel cuore della Sicilia stanno prendendo forma interventi concreti per contrastare la scomparsa di diverse specie animali, in particolare uccelli. Tra i progetti più significativi c’è quello promosso dalla Fondazione Internazionale Biodiversità del Mediterraneo, che ha riportato nelle Madonie il grifone (Gyps fulvus), un maestoso avvoltoio con un’apertura alare che può superare i due metri e mezzo.
L’operazione è stata resa possibile grazie all’arrivo di esemplari giovani dalla Spagna e alla creazione di un’area di alimentazione controllata. Dopo una fase iniziale di adattamento in una voliera nel territorio di Isnello, gli animali sono stati liberati gradualmente, dando vita a una colonia che oggi conta circa settanta individui.
Una terra di incontri tra specie e rotte migratorie
La presenza dei grifoni sulle rocce delle Madonie, soprattutto al tramonto, offre uno spettacolo suggestivo e simbolico: il ritorno di una specie che qui nidificava fino alla metà del Novecento. Accanto a loro è ricomparso anche il capovaccaio (Neophron percnopterus), piccolo avvoltoio assente da circa cinquant’anni.
Questi segnali confermano il ruolo della Sicilia come crocevia naturale, non solo di culture ma anche di specie animali. L’isola rappresenta infatti un punto strategico per le rotte migratorie di numerosi uccelli, molti dei quali trascorrono l’inverno nell’Africa subsahariana.
Il ritorno dei fasianidi
L’impegno della Fondazione non si limita ai grandi rapaci. Tra i progetti in corso figurano anche interventi su specie come il francolino nero (Francolinus francolinus) e la coturnice di Sicilia (Alectoris graeca whitakeri).
Il francolino, scomparso dall’isola già nell’Ottocento, è al centro di un programma di reintroduzione sviluppato con il supporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e dell’Istituto sperimentale zootecnico regionale. Dopo le necessarie autorizzazioni e fasi preparatorie, alcune coppie sono state liberate tra Menfi e le Madonie, dove si sono già registrati i primi segnali di riproduzione in natura.
Selinunte, dove archeologia e ambiente dialogano
Un ulteriore sviluppo del progetto riguarda il Parco archeologico di Selinunte, uno dei siti culturali più estesi e rilevanti d’Europa. Qui è prevista una nuova fase di rilascio di esemplari, sfruttando l’ampia area naturale che circonda i resti archeologici. L’iniziativa valorizza un principio già caro al mondo greco antico: l’armonia tra costruzioni umane e paesaggio. Un equilibrio che oggi torna centrale, con la natura che riconquista spazi accanto alla storia.
Pantelleria, un paradiso naturale pronto a rinascere
Tra i progetti più suggestivi c’è quello che riguarda Pantelleria, dove si punta a reintrodurre la coturnice di Sicilia, un tempo presente anche sull’isola fino alla fine dell’Ottocento. Grazie alla collaborazione tra la Fondazione, il Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e il Parco Nazionale di Pantelleria, è stata già predisposta una voliera per l’ambientamento. A breve sono attese le prime venti coppie di esemplari allevati in cattività.


















