Sono passati 402 anni da quando il Senato cittadino proclamò la Santuzza protettrice della città di Palermo. Era il 27 luglio 1624 quando, mentre la peste devastava il capoluogo siciliano, venne pronunciato il voto solenne nei confronti di Santa Rosalia. La dichiarazione ufficiale arrivò dodici giorni dopo il ritrovamento, sul Monte Pellegrino – luogo simbolo della Santuzza – delle ossa della giovane eremita. Da quel momento il legame tra Palermo e Santa Rosalia non ha mai smesso di rafforzarsi. Ne è la prova il grande omaggio che la città continua a riservarle ogni anno con il Festino del 14 luglio, una delle celebrazioni religiose e popolari più sentite della Sicilia.
Il voto del Senato durante la peste
La decisione del Senato arrivò proprio quando in città cresceva lo stato di emergenza per la diffusione della peste. Tra la drammaticità della situazione e l’assenza di segnali positivi sull’evoluzione del contagio, ai palermitani non restava che aggrapparsi alla speranza di una salvezza. Fu così che le autorità cittadine decisero di affidare ufficialmente Palermo alla protezione della Santuzza che, nel documento originale, viene definita “cittadina di Palermo”.
Nel testo si chiede esplicitamente a Rosalia di liberare la città dalla terribile epidemia, riconoscendola come patrona. In cambio della sua protezione, Palermo si impegnava a compiere una serie di gesti concreti: la costruzione di una cappella a lei dedicata all’interno della Cattedrale, la realizzazione di una sua immagine, il riconoscimento ufficiale delle reliquie da parte del Pontefice e l’organizzazione di una solenne processione. A completare il voto vi era anche la promessa di custodire le sue ossa all’interno di un’arca d’argento.
La nascita del culto cittadino
Dal documento emerge come, già in quel momento, la città stesse costruendo una vera e propria identità religiosa attorno alla figura di Santa Rosalia. Gli atti testimoniano infatti che la diffusione del suo culto era iniziata ancora prima della proclamazione ufficiale a patrona di Palermo. Il Senato affermava che la protezione della Santuzza si era già manifestata in altri momenti di grave difficoltà vissuti dalla città e che questa devozione era stata tramandata dagli antenati, consolidando così un legame destinato a diventare uno dei simboli più profondi dell’identità palermitana.



















