Il 30 luglio, a Lipari, a partire dalle 20 avrà luogo una serata dedicata al ricordo della celebre fuga da Lipari del 27 luglio 1929. Grazie al contributo del Centro Studi, saranno presentati due documenti che testimoniano l’impresa di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti.
La fuga da Lipari
Fermi oppositori del regime mussoliniano, evasero dal confino fascista nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1929. La fuga fu possibile grazie all’impegno di una larga rete clandestina di antifascisti, che li aiutarono a raggiungere un motoscafo che li attendeva al largo.
La prima tappa di Rosselli, Lussu e Nitti fu la Tunisia, poi raggiunsero la Francia. Ed è a Parigi che, unendosi ad altri antifascisti, tra cui Gaetano Salvemini, fondarono il movimento Giustizia e Libertà.
L’articolo di Caterina Buttà
Il primo documento è un articolo di Caterina Buttà, preside della Scuola media statale Galileo Galilei. Nata nel 1921 a Neviano degli Arduini (Parma), era figlia dell’eoliano Vincenzo Buttà e di Emma Trombi. Nella seconda metà degli anni Venti la famiglia, con le figlie Caterina e Giuseppina (nata nel 1924), fece ritorno a Lipari, dove visse gli anni del confino politico antifascista e l’intero decennio degli anni Trenta.
Nel 1940 i Buttà si trasferirono a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, nel tentativo di sottrarsi alle persecuzioni del regime fascista. A Lipari, infatti, Vincenzo Buttà si era rifiutato di esporre nel proprio negozio il ritratto ufficiale di Mussolini insieme a Hitler, gesto che lo aveva reso inviso alle autorità.
La sorella Giuseppina partecipò alla Resistenza come partigiana e, nelle elezioni amministrative del 17 marzo 1946, fu eletta consigliera comunale di Cavriago nelle liste del Fronte Popolare.
L’articolo, intitolato “I confinati politici nell’isola di Lipari”, fu pubblicato nel 1975 sul periodico bimestrale comunale Paese Nostro. Nelle sue due pagine Caterina Buttà rievoca i ricordi dell’infanzia trascorsa a Lipari durante gli anni del confino, condividendo esperienze vissute insieme a Franca Brighenti, figlia di un confinato politico.
La piantina di Gioacchino Dolci
Il secondo documento è una piantina, riprodotta nella fotografia, realizzata da Gioacchino Dolci, autore del celebre logo di Giustizia e Libertà. Il disegno fu eseguito nell’immediatezza della fuga da Lipari di Carlo Rosselli, Francesco Fausto Nitti ed Emilio Lussu, nella notte del 27 luglio 1929, probabilmente intorno alle due, come sembrerebbe indicare l’annotazione visibile nell’angolo superiore sinistro accanto alla scritta “Lipari”.
La piantina è stata ritrovata da Antonella Dolci, figlia di Gioacchino Dolci e di Luigia Nitti, nata a Parigi nel 1939, tra le carte ereditate dal fratello Mariano, scomparso nel 2026. Successivamente è giunta a Giuseppe La Greca grazie allo storico Sandro Casano di Pantelleria, componente della rete Isole di Confino.
Come evidenziato da Giuseppe La Greca, al centro della mappa Dolci rappresenta il tratto di costa compreso tra la Chiesa di San Giuseppe e Portinente, passando per Piazza Ugo di Sant’Onofrio, meglio conosciuta come Marina Corta. Sulla destra sono raffigurate la piazza, con al centro la statua di San Bartolomeo — collocata nella posizione originaria e spostata sul lato meridionale solo negli anni Cinquanta — e la penisola con la Chiesa del Purgatorio, indicata all’interno del relativo edificio.
Alle spalle della Chiesa di San Giuseppe è chiaramente riconoscibile vico Dogana. Da qui parte un percorso tratteggiato in rosso che attraversa via San Giuseppe, vico Adige, vico Brenta, un tratto di via Roma, vico Sant’Antonio e vico Sparviero, dove era situata l’abitazione di Emilio Lussu, contrassegnata dalla lettera “L”. Il tracciato termina con una freccia accompagnata dalla scritta “Da Carlo”. Si tratta del percorso compiuto da Paolo Fabbri per raggiungere Emilio Lussu e Carlo Rosselli e avvertirli che l’imbarcazione destinata alla fuga era finalmente arrivata.
Il tragitto di Fabbri ebbe inizio dal mare: fu il primo a salire a bordo dell’imbarcazione, raggiungendo lo scoglio contrassegnato con una “X” e quindi il punto “C”. Tornato a terra nel punto indicato con la lettera “a”, sotto la Chiesa di San Giuseppe, risalì rapidamente vico Dogana, sostituendosi a Francesco Nitti nell’incarico di avvisare gli altri due fuggitivi.

Nello specchio d’acqua Dolci distingue diversi percorsi mediante colori differenti. Il tracciato rosso, di forma semicircolare, è scandito dalle lettere A, B, C, D ed E. Il punto A indica il luogo in cui l’imbarcazione avrebbe dovuto fermarsi all’arrivo; le successive lettere illustrano invece la deriva causata dalle correnti marine, che spingevano il natante verso Marina Corta, e le manovre compiute dagli uomini a bordo, con l’uso dei remi, per allontanarsi dal rischio di essere scoperti dalla milizia o dalle persone presenti nel chiosco-caffè della piazza, segnalato dai punti B e D.
In azzurro è invece riportato il percorso compiuto a nuoto da Carlo Rosselli ed Emilio Lussu fino allo scoglio indicato con una “X”, nel tratto di mare più vicino a Portinente, e il successivo recupero nel punto E.
In verde, seppure con un tratteggio appena percettibile, è rappresentato infine il percorso seguito da Francesco Fausto Nitti — indicato da Dolci con il diminutivo “Cecchino” — che raggiunse a nuoto l’imbarcazione nel punto C.





















