A mezzogiorno, quando la luce sembra imbiancare le pietre e l’aria trema sopra la campagna, la Sicilia cambia suono. Tra gli ulivi immobili, i mandorli dal profilo antico e i pini che odorano di resina, parte un frinire continuo, potente, quasi minerale. È la cicàla, come la chiamano in siciliano: più che un insetto, una presenza atmosferica. Non sempre la si vede, anzi spesso resta nascosta tra cortecce e rami, ma è impossibile non sentirla. È lei a dare il tempo alle estati dell’isola, a riempire le ore più calde con una colonna sonora che ogni siciliano riconoscerebbe a occhi chiusi.
La cicala: come riconoscerla e perché canta
La cicala è l’insetto cantante per eccellenza del paesaggio mediterraneo. Il suo corpo, ben mimetizzato tra tronchi e fronde, non cerca la scena: la conquista con il suono. A differenza di altri insetti che si fanno notare per colori vivaci o movimenti rapidi, la cicala lavora sulla presenza acustica. Il suo frinire può sembrare uniforme, ma è un segnale biologico preciso, legato alla riproduzione e alla comunicazione.
L’aspetto è quello di un insetto robusto, con ali trasparenti ripiegate sul corpo e una colorazione che la aiuta a confondersi con la corteccia e la vegetazione secca dell’estate. La si immagina spesso ferma, quasi assorta, mentre invece è impegnata in una delle performance più energiche del mondo naturale isolano. Canta nelle ore più calde, quando molti altri animali rallentano e cercano ombra: la cicala, al contrario, sembra accendersi proprio quando il sole domina la scena.
Il suo canto non è un semplice “rumore”, anche se può diventare assordante. È un linguaggio, una strategia, una dichiarazione di presenza. E nella cultura popolare siciliana è diventato qualcosa di più: il sottofondo delle campagne, dei pomeriggi senza vento, delle case con le persiane socchiuse.
Dove e quando osservare la cicala in Sicilia
Per incontrarla bisogna cercare i luoghi giusti, o meglio ascoltarli. Le campagne assolate sono il suo regno: uliveti, mandorleti, pinete, filari e alberature che offrono riparo e superfici su cui posarsi. Non serve inoltrarsi in ambienti remoti; spesso basta fermarsi lungo una strada rurale, ai margini di un campo o sotto una pineta costiera nelle ore più calde della giornata.
Osservarla richiede pazienza. Il canto arriva prima dell’immagine, e localizzare la cicala tra rami e cortecce può essere una piccola sfida. Conviene avvicinarsi lentamente, senza scuotere i rami e senza disturbare l’ambiente: il modo migliore per godere della sua presenza è lasciarla dov’è, invisibile e sonora, parte dell’equilibrio estivo.
La stagione del suo concerto va da giugno a settembre, quando la Sicilia vive la sua lunga estate di luce e polvere. È allora che la cicàla diventa il rumore di fondo della memoria: non accompagna soltanto il paesaggio, lo firma.
E qui arriva la rivelazione più sorprendente: a cantare è solo il maschio, che produce il suo richiamo contraendo una membrana addominale migliaia di volte al minuto. Un meccanismo minuscolo per un effetto immenso, capace di riempire vallate, giardini e ricordi. Così, mentre il sole cala e il frinire lentamente si spegne, resta nell’aria l’eco di un’estate siciliana che sembra non finire mai.





















