Le spiagge siciliane si confermano tra i luoghi più scelti dalle tartarughe marine per la nidificazione. Quest’estate due esemplari di Caretta caretta hanno ricevuto un trasmettitore GPS sul carapace dopo essere emersi sulle coste del Siracusano per deporre le uova. Con la tartaruga già monitorata dal 2025 nel Ragusano, diventano tre gli esemplari seguiti dai ricercatori del WWF attraverso il progetto europeo LIFE Adapt, che permette di ricostruire gli spostamenti e comprendere meglio i comportamenti di questi animali nel Mediterraneo.
La storia di alcuni esemplari nelle coste siciliane
Uno dei due nuovi esemplari monitorati racconta anche una storia di resistenza. La tartaruga, infatti, era priva della pinna posteriore sinistra, una menomazione probabilmente legata all’impatto con attrezzi da pesca. Nonostante la difficoltà, è riuscita comunque a completare la deposizione, dimostrando la straordinaria capacità di adattamento di questa specie.
Non tutte le risalite sulla terraferma, però, si concludono con la deposizione delle uova. A Marzamemi, nel territorio di Noto, una Caretta caretta si è persa tra sdraio e ombrelloni di uno stabilimento balneare. Grazie all’intervento del custode e dei volontari accorsi sul posto, l’animale è stato accompagnato nuovamente verso il mare senza riportare conseguenze.
Intanto continua il lavoro di monitoraggio lungo le coste italiane. In Sicilia, le spiagge restano tra le più importanti aree di nidificazione per le tartarughe marine: sono già 80 i nidi individuati e messi in sicurezza dai volontari WWF sull’Isola, impegnati quotidianamente nella ricerca delle tracce lasciate sulla sabbia dalle femmine durante la deposizione.
Il progetto di ricerca LIFE Adapt
Il progetto LIFE Adapt, coordinato dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e sviluppato in Italia, Grecia e Cipro con il coinvolgimento di otto partner, punta a studiare gli effetti dei cambiamenti climatici su alcune delle specie tipiche del Mediterraneo, tra cui la tartaruga marina comune, la tartaruga verde e la foca monaca. Attraverso il monitoraggio degli esemplari e la tutela degli habitat più vulnerabili, l’obiettivo è individuare nuove strategie di conservazione per proteggere questi preziosi abitanti del mare.

















