Succede così: sei a tavola, qualcuno sta per commentare la pasta “un poco scotta” della zia, e in quell’istante l’intera famiglia trattiene il respiro. Un secondo prima del disastro, arriva lui: A megghiu parola è chidda ca ‘un si dici — pronuncia: a mè-gghiu pa-rò-la è chìd-da ca un si dì-ci. Tradotto: “La parola migliore è quella che non si dice”. In pratica: il silenzio evita guai, discussioni, occhiatacce e inviti a pranzo misteriosamente spariti.
È un proverbio da usare quando qualcuno sta per dire qualcosa di troppo: al bar, davanti al caffè “diverso dal solito”; in macchina, quando il navigatore suggerisce una strada e tuo cognato ne sa una più breve dal 1998; oppure dopo aver evitato una lite con un sorriso così tirato che sembra stirato a vapore.
L’equivalente italiano è “Il silenzio è d’oro”, elegante, lucido, quasi da cornice. La versione siciliana, invece, ha un sapore più pratico: non ti dice solo che tacere è prezioso, ti guarda negli occhi e ti suggerisce di non rovinarti la giornata con una frase detta male.
La cosa meravigliosa? In una terra famosa per la parlantina, questo elogio del silenzio è quasi un paradosso culturale. Il siciliano ti consiglia di tacere… gesticolando per dieci minuti, con spiegazione, controspiegazione e appendice emotiva.
Perciò, la prossima volta che una battuta ti sale alle labbra, respiraci sopra. Se poi vuoi proprio dirla, almeno ricorda: A megghiu parola è chidda ca ‘un si dici




















