Un’antica nave da carico romana, adagiata a 46 metri di profondità, con almeno 500 anfore ancora disposte sul fondale secondo l’originario sistema di stivaggio. È la straordinaria scoperta effettuata nel mare di Mazara del Vallo, a circa tre miglia dalla costa, che restituisce un nuovo capitolo della storia delle rotte commerciali del Mediterraneo.
Il relitto, lungo circa 21 metri e largo 6, è stato individuato da due esperti apneisti e sommozzatori, Giacomo De Mola, campione di pesca in apnea, e Igor Bisulli, che hanno segnalato il ritrovamento alle autorità. Lo scenario è stato successivamente documentato attraverso fotografie e una ricostruzione 3D dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, insieme ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
Gli archeologi hanno datato il naufragio tra il II e il I secolo a.C., nella fase della tarda età repubblicana romana. Un reperto eccezionale non soltanto per le dimensioni del carico, ma anche per le condizioni in cui è stato ritrovato.
Cinquecento anfore sul fondale
La parte più significativa del carico è costituita dalle anfore Dressel 1A, contenitori utilizzati nell’antichità soprattutto per il trasporto del vino. La loro presenza racconta la funzione commerciale della nave e i collegamenti che attraversavano il Mediterraneo in epoca romana.
Accanto alle centinaia di anfore sono stati individuati anche due grandi ceppi d’ancora in piombo, ulteriori elementi che contribuiscono alla ricostruzione della storia del mercantile e del suo viaggio.
La scoperta è stata al centro dell’incontro organizzato venerdì sera in piazza Mokarta, nell’ambito della manifestazione “Tesori dal Blù”, presieduto dall’assessore alla Cultura di Mazara del Vallo Germana Abbagnato.
Secondo Roberto La Rocca, archeologo marittimo e funzionario della Soprintendenza del Mare, i reperti archeologici sommersi presenti nell’area costiera sono da inquadrare “nelle antiche rotte commerciali del Mediterraneo”.
La presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, Valeria Li Vigni, ha invece sottolineato la continuità della visione dell’archeologo e assessore regionale scomparso nella tutela del patrimonio sottomarino siciliano, ricordando come Mazara continui a rappresentare un punto centrale per la ricerca archeologica subacquea.
Ora nuovi interventi sul relitto
La scoperta non resterà un episodio isolato. La Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana ha programmato nuovi interventi sul relitto, seguendo una strategia progressiva basata sulla documentazione ad alta tecnologia, sulla tutela scientifica e sulla valorizzazione dei reperti.
Il nuovo ritrovamento si inserisce in un’area marina che negli anni ha restituito numerose testimonianze del passato. Nel 2022, sui bassi fondali del litorale di Tonnarella, erano state individuate quattro anfore storiche. A queste si aggiungono i continui ritrovamenti di ancore romane e frammenti di epoca punica, testimonianze di un tratto di mare che per secoli ha rappresentato un crocevia per navigatori, mercanti e soldati.
E non è l’unica scoperta recente. Lo scorso luglio, sempre nelle acque di Mazara, è stato individuato anche un caccia della Seconda guerra mondiale, aggiungendo un’altra pagina alla lunga storia dei tesori custoditi dai fondali della zona.
Dal relitto al Satiro Danzante
Parlare del patrimonio sommerso di Mazara significa inevitabilmente tornare alla scoperta che più di tutte ha reso celebre questo tratto di Sicilia nel mondo: il Satiro Danzante.
La straordinaria statua bronzea di epoca ellenistica non fu infatti recuperata propriamente nelle acque costiere di Mazara, ma nel Canale di Sicilia, dal peschereccio mazarese Capitan Ciccio, guidato dal comandante Francesco Adragna.
Il suo legame con la città è però diventato indissolubile. Oggi il Satiro Danzante è custodito nel museo a lui dedicato a Mazara del Vallo, diventando il simbolo più conosciuto di una ricchezza archeologica che continua a emergere dalle profondità del mare.




















