L’associazione “Sara Campanella ETS” nasce da un atto d’amore profondo: la volontà di non lasciare che la memoria svanisca, ma di farne il seme di una rinascita. Nasce dalla ferma convinzione della famiglia e degli amici di Sara che il ricordo non possa rimanere silenzioso. Il fratello Claudio, fortemente legato a lei, ha sempre sostenuto che quel maledetto giorno – era il pomeriggio del 31 marzo scorso – “è finita la vita”, sottolineando il senso di vuoto che la sua morte ha lasciato attorno. E con la nascita dell’associazione in memoria di Sara, ha scelto di promuovere i progetti della sorella incentrati sulla libertà della donna e l’amore verso il prossimo. La presentazione avverrà il 17 dicembre, alle 17, presso il cinema “De Seta” ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo. A ricordare la vittima di femminicidio a BE Sicily Mag, intanto, è stato lo zio, Giuseppe Campanella.
L’omicidio di Sara Campanella
Sara Campanella, 22 anni, tirocinante universitaria originaria di Misilmeri, in provincia di Palermo, è stata uccisa a coltellate in strada a Messina. A toglierle la vita, dopo una lite, è stato Stefano Argentino, 27 anni, compagno di università della giovane, che era da tempo ossessionato da lei e non accettava che il suo interesse fosse non corrisposto.
L’omicidio si è consumato a seguito di un pedinamento, all’uscita dal Policlinico universitario dove la giovane frequentava il terzo anno della Facoltà di Tecniche di laboratorio Biomedico. Dopo una fuga nella casa vacanza di Noto gestita dai genitori, Argentino è stato raggiunto dai carabinieri e arrestato. Il ventisettenne ha poi confessato, senza dare spiegazioni sull’arma del delitto e sul movente. Il 6 agosto 2025 il giovane si è tolto la vita nel carcere di Gazzi, a Messina.
La famiglia di Stefano Argentino potrebbe ottenere un risarcimento da parte dello Stato. Il giovane, sin dal primo giorno di reclusione aveva espresso la volontà di porre fine ai suoi giorni. Per questo, fino a due settimane prima del tragico gesto volontario, si trovava nel regime di sorveglianza. Il 10 settembre era atteso presso la Corte d’Assise di Messina per la prima udienza del processo a suo carico. La sua morte ha chiuso l’intero procedimento penale.
Il ricordo dello zio Giuseppe Campanella
Chi era Sara?
“Sara era luce, tutto ciò che di bello può esistere. La gioia di vivere la esprimeva nel quotidiano. Ogni sua parola, ogni suo gesto si proiettava verso il bene. Non si arrendeva mai di fronte alle difficoltà e riusciva sempre ad affrontarle con determinazione e coraggio”.
È stata vittima di un femminicidio, un tema sociale al quale era particolarmente legata.
“Due anni e mezzo circa prima di essere uccisa, Sara aveva aiutato una sua cara amica a liberarsi di un giovane che la ossessionava. Le è stata accanto in ogni modo e quando si è resa conto che la situazione poteva diventare ancora più pressante, Sara ha parlato anche con il papà per avvisarlo del possibile pericolo che stava correndo la figlia”.
Lei, invece, non è riuscita a salvarsi…
“Sara è stata vittima di un amore malato che lei non corrispondeva. Non si è accorta del rischio, perché il suo assassino ha sempre agito in modo velato. Era silenzioso e all’apparenza tranquillo. Nessuno di noi avrebbe potuto mai immaginare la tragedia. Quello di mia nipote è stato un femminicidio atipico”.
Che ricordo ha lasciato Sara in casa?
“Da quando non c’è più non esiste un giorno in cui non le rivolgiamo un pensiero. Senza di lei non ci sono più domeniche e festività, andiamo avanti ricordandoci del suo splendore. Non era solo bella e dolce, era un esempio di positività per tutto noi”.



















