Il Teatro Stabile di Catania apre la stagione del nuovo anno portando in scena una delle storie più amate di Andrea Camilleri. Da martedì 6 gennaio alle ore 20.45 fino a domenica 11, il pubblico potrà assistere allo spettacolo Il birraio di Preston, in riduzione teatrale di Andrea Camilleri e Giuseppe Di Pasquale, che ne cura anche la regia. Sul palco Edoardo Siravo, Federica De Benedittis e Mimmo Mignemi, per ripercorrere insieme un Camilleri giocoso e sperimentale che, con il suo stile diretto e il continuo intreccio tra italiano e dialetto siciliano, costruisce una satira sull’arroganza del potere.
Sinossi de “Il birraio di Preston”
Ambientata a Vigàta, luogo di fantasia, la storia racconta la nascita del teatro civico Re d’Italia, dove il nuovo prefetto Bortuzzi di Montelusa decide di inaugurare la struttura imponendo la rappresentazione di un’opera lirica detestata dagli abitanti siciliani, con l’obiettivo di “educarli all’arte”. L’imposizione non viene accolta favorevolmente dai vigatesi, che arrivano persino a una sorta di guerra civile tra chi vuole boicottare l’ordine calato dall’alto e il prefetto che, con l’appoggio dell’uomo d’onore vicino al potere Don Memè Ferraguto, tenta di affermare la propria volontà. Nel caos emergono storie individuali che restituiscono l’immagine di una società frammentata, ma compatta nel rifiuto dell’imposizione dall’alto. Ne nasce un ritratto amaro e ironico di uno Stato lontano e di una Sicilia che resiste.
Un successo che si conferma
Dopo il debutto nella stagione 1998/1999 e le successive riprese nel 2008 e nel 2010, con una tournée nazionale che da Milano ha raggiunto Palermo, lo spettacolo torna a Catania per raccontare una Sicilia ottocentesca alle prese con un potere che si scontra con la comunità. Un simbolo di uno Stato che governa dall’alto senza ascoltare, con il pretesto di “civilizzare” un territorio che non conosce. Un racconto che fa eco all’identità siciliana, che non rifiuta la modernizzazione ma sceglie prima di tutto di riconoscersi. L’opera si conferma così un monito ancora attuale: l’autorità, se non accompagnata dall’ascolto, è destinata a fallire.

















