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Pepita Misuraca raccontata in un libro dal pronipote Giorgio: la storia della “Pasionara” di Cefalù

A Cefalù la presentazione del libro “Gli occhiali rosa. Diari di una genovese in Sicilia (1960-1977)”, una raccolta inedita di testi di Pepita Misuraca a cura di Giorgio Belli dell’Isca

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Non solo una presentazione editoriale, ma un momento di restituzione collettiva. Presso il teatro comunale “Cicero” di Cefalù, il libro Gli occhiali rosa. Diari di una genovese in Sicilia (1960-1977) ha riportato al centro dell’attenzione la figura di Pepita Misuraca, protagonista della vita culturale e artistica del Novecento cittadino, attraverso una raccolta inedita dei suoi testi curata dal pronipote Giorgio Belli dell’Isca ed edita da Il Palindromo.

Ribattezzata la “Pasionara” di Cefalù, per anni ha rappresentato una figura simbolo di aggregazione culturale e sociale per i cittadini della cittadina in provincia di Palermo, tanto da vivere ancor oggi nei ricordi chi l’ha conosciuta e di chi ne trasmette il ricordo.

Chi era Pepita Misuraca

Nata a Genova il 9 ottobre 1901 col nome di Giuseppina Barbarossa, nel 1920 sposò Salvatore Misuraca, un nobile tenente di Cefalù, trasferendosi con la famiglia prima a Palermo, poi a Tripoli (1935-1939) ed infine nell’Africa Orientale Italiana (1939-1943). Da quest’ultima esperienza traggono origine I miei racconti africani.

Trasferitasi stabilmente a Cefalù, Pepita sviluppò un’intensa attività culturale e sociale: fondò e gestì la boutique “La Lanterna”, epicentro di conversazioni creative con artisti, musicologi e giornalisti, e favorì il talento di giovani artigiani e musicisti. Nel 1966 promosse l’Associazione Amici della Musica di Cefalù, organizzando stagioni concertistiche di alto profilo e sostenendo giovani interpreti.

Con la stessa passione, negli anni Settanta concepì e fondò il Centro di Cultura di Cefalù, promuovendo convegni dedicati alla difesa e alla valorizzazione del patrimonio culturale locale, come il “Convegno per la difesa dei beni culturali” e la “Tavola rotonda sul Duomo”. Ottenne finanziamenti, coinvolse istituzioni accademiche e amministrative e lanciò il Premio Culturale Cefalù (1978), contribuendo in modo decisivo alla rinascita culturale della città.

All’impegno dedicato alla città di Cefalù si unisce anche quello per la scrittura che, col sostegno di Leonardo Sciascia, porterà alla stesura tra il ’72 e il ’73 dei I Personaggi, «un libro di memoria e d’amore; un libro di umanità» come lo definisce Steno Vazzana nella prefazione al libro. Contemporaneamente, Pepita mise per iscritto tutti i suoi pensieri e i racconti della quotidianità in undici libri che forniranno la base per I Diari. Risale, invece, al 1982 il suo ultimo libro Quando l’anima sa leggere.

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I diari della “Pasionara” di Cefalù

Il libro Gli occhiali rosa. Diari di una genovese in Sicilia (1960-1977), frutto di un meticoloso lavoro filologico curato dal pronipote Giorgio Belli dell’Isca, offre al lettore la versione più intima ed umana della straordinaria Pepita Misuraca. Nel raccontare la genesi del libro, l’autore parla di una vera e propria “investitura”, di una chiamata avvertita mentre il lavoro era ancora in fase embrionale: “Con Pepita ho stabilito un rapporto simpatetico e ho composto questo volume come se fosse scritto a quattro mani. Credo sia il libro che lei non ha fatto in tempo a realizzare”.

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Giorgio Belli dell’Isca racconta di avere lavorato su undici quaderni di diari, che coprono un arco di diciassette anni, alcuni dei quali talmente densi da equivalere, fisicamente e narrativamente, a più quaderni in uno. “Era un materiale enorme”, spiega, non escludendo nemmeno l’esistenza di un dodicesimo quaderno, forse solo iniziato e poi disperso.

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I diari rappresentano la prima forma di scrittura sistematica dell’artista: “Non ho nulla che preceda il 1960, a parte lettere e cartoline”. Una scrittura che, nel tempo, evolve insieme alla sua vita e che Belli interpreta anche come uno strumento di autoanalisi: “Credo che i diari abbiano avuto una funzione terapeutica, quasi psicoanalitica, soprattutto negli anni più difficili. A un certo punto quella funzione si esaurisce, perché quel percorso l’aveva portato a compimento”.

Il lavoro del curatore non si è limitato ai diari. Accanto a questi, Belli ha passato in rassegna numerosi materiali inediti, di diversa natura e qualità — prose, poesie, frammenti autobiografici — scoprendo come fossero quasi tutti profondamente legati alla scrittura diaristica. Da qui la necessità di scegliere cosa andasse pubblicato e cosa no: Ho dovuto fare una selezione ragionata, ponderata al bilancino, valutando infinite possibilità, angolature e prospettive”.

Una ricerca sulla figura della bisnonna che non si è limitata alla lettura dei manoscritti, ma che si è spinta fino agli incontri e alle interviste a persone che l’hanno conosciuta. Emblematico quello con un musicista russo oggi ottantottenne, residente a Roma, che Pepita aveva sostenuto agli esordi: “Lo aveva fatto suonare con gli Amici della Musica quando era appena arrivato dalla Russia. L’ho sentito prima al telefono e poi sono andato a trovarlo a Roma”.

Le iniziative dedicate a Pepita Misuraca

La presentazione de Gli occhiali rosa si è inserita in un più ampio percorso di riconoscimento e restituzione della figura di Pepita Misuraca. Negli ultimi anni, infatti, la sua eredità culturale è tornata al centro di una riflessione collettiva che va oltre l’ambito editoriale. Il comune di Cefalù, ad esempio, ne ha riconosciuto l’instancabile operato, dedicandole ufficialmente una strada.

Lo stesso Giorgio Belli dell’Isca confessa di essere stato esortato a candidare Pepita Misuraca all’Italia delle donne, un concorso nazionale del Ministero delle pari opportunità che ha come finalità quella di far conoscere storie di donne sconosciute o dimenticate, nonostante si siano distinte, contribuendo al progresso artistico storico civile, culturale, letterario e imprenditoriale della società in cui hanno vissuto.

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