Parte dalla Sicilia, terra di Polifemo, lo spettacolo teatrale “Nessuno. Le avventure di Ulisse” con protagonista Stefano Accorsi. Dopo le date al teatro ABC di Catania, dal 25 febbraio all’8 marzo, lo spettacolo proseguirà a Napoli e nel resto d’Italia, con la regia di Daniele Finzi Pasca e le performance live della musicista Francesca Del Duca, che interpreta Penelope.
Il testo di Emanuele Aldrovandi è una potente rilettura del mito omerico, che indaga la fragilità e la grandezza dell’eroe più umano dell’antichità. Non solo un viaggio tra sirene, ciclopi e dèi, ma una riflessione profonda sull’identità, il ritorno, la memoria. Un vero e proprio viaggio nella psiche, nell’animo e nelle avventure del più umano tra gli eroi omerici. L’attore Stefano Accorsi lo ha raccontato a BE Sicily Mag.
Stefano Accorsi racconta “Nessuno. Le avventure di Ulisse”
In scena c’è la metafora del desiderio di esplorazione e di conoscenza dell’ignoto che accomuna tutti gli uomini. Il palco diventa spazio dell’anima, dove mito e quotidianità si fondono tra poesia, ironia e stupore. Accorsi dà corpo ad un Ulisse che è ognuno di noi: smarrito e resiliente, sognatore e ferito, sempre in cerca. “Nella maggior parte delle storie, Ulisse è il narratore di sé stesso e questo mi ha fatto riflettere sul potere della narrazione che lo ha reso immortale. È un personaggio molto affascinante e contraddittorio. In realtà, è solo un uomo che voleva tornare a casa, che non voleva andare in guerra e per questo si era finto pazzo”.
La scenografia è molto agita, c’è una sorta di tridimensionalità. Il regista Daniele Finzi Pasca commenta: “Vengo da un teatro dove il corpo martella le parole, forgiando immagini incoerenti simili a sogni. Per trovare questi punti di disequilibrio ci vogliono attori forti e delicati allo stesso tempo, abituati ad usare il corpo con l’elasticità e la potenza di un arco che scaglia immagini negli occhi degli spettatori. Ritrovare Stefano mi fa tanto piacere, ci siamo capiti con facilità quando abbiamo costruito Azul ed ora affrontando Nessuno affiniamo la nostra complicità”.
Il rapporto dell’attore col teatro
Dopo il successo di “Giocando con Orlando” e “Decamerone. Vizi, virtù e passioni“, Accorsi si immerge in questo nuovo e ambizioso progetto. Come diceva Gigi Proietti “il teatro è il luogo dove tutto è finto e niente è falso” e su questo l’attore ha le idee chiare: “Il pubblico si accorge quando qualcosa è autentico. La bellezza del teatro sta proprio in questo, ti consente di tenere insieme tante anime, tante vite e tanti stili. Nel cinema è molto più difficile farlo, perché ha un’impronta realistica. Il teatro, chiamando in causa l’immaginazione, può spaziare molto di più. Non deve sembrare vero, altrimenti il pubblico esce da quella che si chiama sospensione dell’incredulità. Quando guardiamo un film o un’opera teatrale attiviamo questo meccanismo arcaico, atavico, cioè smettiamo di essere increduli rispetto a quello che vediamo. Quindi le nostre emozioni sono autentiche: piangiamo e ridiamo quasi come se fosse un’esperienza della nostra vita. A teatro non si può fare una cosa che sembra troppo vera”.
L’attore sostiene che chi fa questo mestiere deve buttarsi nel rischio, altrimenti perde delle opportunità: “Il mio mestiere non è solo intrattenimento, ma non può neanche essere solo impegno. Chi sta in scena deve fare in modo che il pubblico abbia voglia di venire, o abbia voglia di restare in sala. Sta a noi cercare di coinvolgere. Il teatro è un luogo di spettacolo vivo e deve restare vivo”.
Poi racconta cosa prova prima di andare in scena: “È complicato, soprattutto in uno spettacolo come questo, che è stato un po’ miracoloso. Daniele Finzi Pasca aveva un testo solido, però tante cose sono cambiate, altre sono state tolte. Lo spettacolo sull’Orlando furioso, per esempio, era tutto in rima, in versi in endecasillabi, tranne alcune parti che invece erano in rima semplice. È stata durissima, perché non puoi sbagliare i versi, se non li ricordi fai scena muta. Amo il mio mestiere, però non mi piace il teatro iperrealistico. È bello che un attore possa fare più personaggi, questa è la cosa più bella di questo mestiere: cercare di raccontare delle storie in un modo diverso”.

Ulisse come uomo fragile
Il personaggio di Ulisse è come un uomo fragile, più che come un dio, perché affronta le difficoltà, e in questo il pubblico si riconosce. “È un po’ come Vasco Rossi che canta le canzoni dei momenti difficili della vita – aggiunge Accorsi – ma lo fa con un piglio che ti dà la forza. Non dice di essere invincibile, indistruttibile, ma di essere fallibile, e affronta le difficoltà con forza. Ulisse fa la stessa cosa: non molla, è ostinato”.
Nello spettacolo “Nessuno” è stato eliminato il massacro dei proci perché era un finale tragico e molto cruento. Ulisse è un uomo che torna da una guerra, ha assistito a degli orrori, ha liberato anche la parte più oscura di sé in guerra, ma torna e il regista ha voluto farlo tornare all’amore. “Il suo vero ritorno è l’incontro con Penelope e anche lei non molla. Questi due personaggi si sono ritrovati e hanno un approccio simile alla vita”.
“Oggi – continua Accorsi – viviamo in un periodo profondamente angosciante, per le guerre, anche se non sono immediatamente vicine a noi, ma le percepiamo più vicine, perché in qualche modo toccano la nostra emotività e percepiamo tutto in un modo molto amplificato perché vediamo delle cose che non abbiamo mai visto negli ultimi anni. Quindi l’idea che Ulisse tornasse e si ritrovasse dopo tutto questo tempo con Penelope, facendo vincere in qualche modo l’amore, ci sembrava anche un bel messaggio da dare. Ci piace questa forma di caparbietà, questo attaccamento a qualcosa di vivo, di profondo e di positivo”.
La quotidianità di Stefano Accorsi
Anche Stefano Accorsi ha la sua Itaca, dove tornare per sentirsi al sicuro. “Io sono sempre stato abbastanza legato ai miei affetti. Vivo in una città che non è quella in cui sono nato, Milano. La amo molto, ma se vivessi altrove con la mia famiglia starei comunque bene. Quando ho cominciato a lavorare, la mia concentrazione massima era sul lavoro, però per me tornare dai miei genitori in Emilia Romagna è sempre stato importante. Un modo per ricaricare le energie. Ho rifiutato di identificarmi solo col mio essere attore. È una parte della mia vita, ma non la totalità”.
Infine, l’attore parla anche della sua quotidianità: “Allenarmi mi fa stare bene. Mi alleno alle 5 del mattino, quando c’è silenzio e non c’è nessuno. Poi ho quattro figli, quindi alle 8 non riesco. Quando sono in tournée, se non sono le 5, saranno le 6 o le 7, ma l’allenamento è tassativo”. E sulle sue giornate a Catania: “Sia ieri sera, dopo lo spettacolo, che oggi, con mia figlia siamo andati a scoprire un po’ Catania. Siamo andati al Teatro Greco, a mangiare al mercato. Non abbiamo preso l’arancino, ma il cannolo e la brioche con la panna montata”.



















