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Cademia Siciliana: una corsa contro il tempo per salvare il dialetto

La Cademia Siciliana, dal 2016, punta a salvare il dialetto dell'isola: a sposare la causa professionisti e persone comuni di tutto il mondo

La globalizzazione linguistica è un fenomeno complesso, con profonde implicazioni sociali, culturali ed economiche. Se da un lato favorisce la comunicazione e lo scambio, dall’altro solleva questioni riguardo la bellezza della diversità e il rischio di omogeneizzazione culturale. È proprio per tentare di scongiurare questo pericolo che è nata la Cademia Siciliana, che si dedica alla salvaguardia del dialetto siciliano (anche se i suoi esponenti preferiscono chiamarla lingua).

Riconosciuta dall’Agenzia delle Entrate dall’Italia e dello Stato della Florida come un’associazione senza scopo di lucro, ha sedi legali registrate a Trapani e in Florida, sezione dedicata ai figli dei tanti siciliani immigrati. 

Cademia Siciliana: il progetto

La Cademia Siciliana è nata nel 2016 e da allora tiene alta la bandiera della Trinacria. I suoi pilastri fondanti sono istruzione, ricerca e attivismo. In questi anni gli esperti del Comitato hanno messo in piedi un gigantesco progetto di mappatura, al termine del quale si potrà avere una fotografia chiara dello stato di salute della nostra lingua.

L’obiettivo più urgente da raggiungere, però, è intanto quello di arrivare a una standardizzazione ortografica. Vietato temporeggiare, perché, secondo i calcoli, le campane suoneranno a morto per il siciliano fra poco più di settant’anni.

Il rapporto tra Internet e il dialetto siciliano

Internet e i social media hanno accelerato il processo di unificazione, consentendo alle persone di comunicare istantaneamente in tutto il mondo. Un processo che ha favorito la diffusione delle lingue dominanti. A questo duro colpo, la Cademia Siciliana risponde imbracciando le stesse armi. È, infatti, attiva su tutti i principali social network e comunica anche attraverso il proprio sito.

Inoltre, si occupa della diffusione del siciliano in ambito digitale, grazie alla realizzazione di strumenti moderni, come programmi per tastiere per computer. Vanta addirittura una collaborazione con Google per la realizzazione di Gboard in siciliano, cioè la tastiera di Google implementata su tutti i dispositivi Android.

“Abbiamo fatto aggiungere il siciliano su YouTube come lingua di sottotitolaggio e su Facebook come lingua di compilazione post; abbiamo realizzato la traduzione ufficiale in siciliano della famosa app di messaggistica istantanea Telegram e stiamo lavorando alla traduzione in siciliano del browser Firefox e del famoso gioco Minecraft nella sua versione Java”, spiegano.

Insomma, le iniziative della Cademia Siciliana non odorano di volumi polverosi, di nostalgia disfattista. Perché i promotori sono consapevoli che il dialetto siciliano è ferito, ma ancora vivo, in evoluzione. È anche per questo che la formazione è importante, anche attraverso i mezzi tradizionali.

È così che il Comitato continua a creare materiali didattici per madrelingua e per stranieri, con un occhio rivolto in particolare alla comunità siculo-americana. Sono stati perfino pubblicati, in collaborazione con l’UNESCO, alcuni numeri della versione ufficiale in siciliano del periodico ufficiale UNESCO The UNESCO Courier.

L’importanza di tramandare il dialetto

È da sottolineare però che la Cademia Siciliana non parla esclusivamente a coloro che di dialetto ne sanno poco, ma anche a chi lo conosce bene. Lo scopo infatti è provocare un cambiamento sociale nell’atteggiamento dei siculofoni stessi. È, infatti, tristemente radicata l’idea che il siciliano debba restare confinato in ambiti meno nobili della quotidianità. L’equazione dialetto-ignoranza, però, non sta in piedi.

Il dialetto siciliano è una lingua antica, influenzata dal greco, latino, arabo, francese, lombardo, provenzale, tedesco, catalano, spagnolo che, di certo, non può essere figlia di una scolarizzazione carente. “È per questo che l’organizzazione è formata da ricercatori, docenti universitari e linguisti, alcuni dei quali non sono né siciliani né siculofoni, ma sono uniti da un interesse comune per il siciliano”, ha spiegato il co-fondatore Salvatore Baiamonte.

È per questo che a dicembre scorso l’onorevole Ignazio Corrao ha organizzato, in Parlamento europeo, un evento per discutere di lingua siciliana. Il co-fondatore e presidente della sezione americana della Cademia Siciliana, Paul Rausch, ha presentato la causa in siciliano. Inoltre, ha svelato come è nata l’idea: un giorno, rivolgendosi in dialetto a un ragazzino del suo paese d’origine, si è reso conto che non veniva capiva: era la prima volta che non riusciva a comunicare con un conterraneo. È così che ha deciso di fare qualcosa.

Gaetano Mazza: “La Cademia Siciliana, un’iniziativa per tutti”

Oggi, dello stesso spirito combattivo sono animati tutti coloro che hanno sposato la causa dell’organizzazione. Tra questi c’è Gaetano Mazza, referente della Cademia Siciliana per il dipartimento arte e intrattenimento, che a Be Sicily Mag ha raccontato il progetto tra successi e difficoltà. Non si può pensare infatti che sia semplice ottenere una standardizzazione ortografica, mettendo d’accordo le nove province della Sicilia. Il rischio infatti è quello di alimentare vecchie ruggini. “Capita di sentirsi dire sta cosa mi sembra troppo catanese, troppo palermitana, troppo messinese (ride, ndr), ma lo scopo è quello di promuovere l’arte senza deturpare l’originalità dei singoli dialetti”.

Al tempo stesso, è fondamentale evitare di snaturare le parlate locali, dando vita ad un ibrido con poca personalità. “Un compromesso sullo scritto è necessario, mentre per quanto riguarda l’orale abbiamo molto margine, perché ogni parlato può arricchire gli altri parlati, senza per questo deturparne l’originalità. Ogni dialetto ha parole specifiche per ogni ambito, ambiti sviluppabili a livello semantico, utili alla crescita del siciliano in generale. Se a Messina non abbiamo un termine specifico per qualcosa, possiamo prenderlo dai catanesi o dai palermitani, e viceversa”.

Le persone coinvolte nel progetto sono numerose. “Restiamo fedeli all’idea di provare ad agganciare una popolazione il più giovane possibile. Ma poi, all’atto pratico, interagiscono persone provenienti di ogni età e da ogni angolo del pianeta. Abbiamo molti residenti all’estero che cercano un contatto con la terra d’origine. Nelle chat si parla quasi esclusivamente in siciliano. Un ragazzo del Texas ha imparato la lingua anche tramite noi e adesso ha aperto un canale YouTube dedicato, tramite il quale lo insegna agli stranieri (Sicilian with Nick, ndr). Siamo una grande famiglia, che si allarga a macchia d’olio.

Non mancheranno prossimamente inoltre delle iniziative in presenza. “Siamo in contatto con diversi imprenditori che hanno espresso la volontà di diventare ambasciatori della Cademia Siciliana e, in effetti, qualcosa bolle in pentola ma, al momento, non posso aggiungere di più”, ha concluso Gaetano Mazza. È possibile candidarsi alla mail info@cademiasiciliana.org, l’organizzazione si occuperà poi di avviare la pratica. L’ambasciatore dovrà dichiarare ufficialmente di usare l’ortografia siciliana e gli verrà fornito un servizio di traduzione e offerta linguistica.

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