giovedì | 18 Luglio | 2024
Antonella Rizzuto
Antonella Rizzuto
Giornalista professionista dal 2014, mamma di due bimbi meravigliosi, super appassionata di sport e di tutto ciò che è movimento, adoro gli animali e soprattutto il mio labrador León. Ambiziosa e testarda, adoro viaggiare e conoscere persone nuove che mi possano arricchire sotto diversi punti di vista. Adoro scrivere e raccontare storie particolari. Il mio mood giornaliero è "sorridi sempre e cerca di rinascere anche quando la vita ti mette a dura prova".

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Tony Trippodo, da campione a istruttore di nuoto: “Uno sport che aiuta i giovani ad affrontare le difficoltà”

Il nuoto giovanile come scuola di vita e ancora di salvataggio. Trippodo: "Un ragazzino che pratica attività agonistica ha una marcia in più, ma attenzione a non enfatizzare i successi quando si è troppo piccoli".

Antonella Rizzuto
Antonella Rizzuto
Giornalista professionista dal 2014, mamma di due bimbi meravigliosi, super appassionata di sport e di tutto ciò che è movimento, adoro gli animali e soprattutto il mio labrador León. Ambiziosa e testarda, adoro viaggiare e conoscere persone nuove che mi possano arricchire sotto diversi punti di vista. Adoro scrivere e raccontare storie particolari. Il mio mood giornaliero è "sorridi sempre e cerca di rinascere anche quando la vita ti mette a dura prova".

È arrivato a Palermo nel 2017 e, dopo qualche anno, ha costruito un settore nuoto di fondo che non esisteva. Ha creato un gruppo solido e con tanta voglia di crescere e affermarsi nel panorama natatorio italiano. Alcuni di questi ragazzi “cresciuti” sportivamente con lui, in questi giorni, stanno partecipando ai campionati italiani di fondo a Piombino. Ex nuotatore, responsabile tecnico della scuola nuoto Polisportiva Mimmo Ferrito, commissario tecnico Fin Sicilia settore fondo, Tony Trippodo è anche il selezionatore della squadra che rappresenterà la Sicilia al Trofeo delle Regioni in acque libere che si svolgerà il 2 e 3 luglio a Piombino.

Al Trofeo parteciperanno 16 atleti che rappresentano la Sicilia e che si scontreranno con altre regioni. Due anni fa la Sicilia ha vinto il Trofeo mentre lo scorso anno è arrivata terza. Importanti successi anche per la Mimmo Ferrito che lo scorso anno ha vinto il titolo italiano della categoria openwater battendo società importanti del nord e che, due settimane fa, si è riconsolidata campione regionale categoria esordienti A.  “Il nuoto può toglierti tanto in termini di affetti e di divertimento – dice Tony Trippodo, sei volte vincitore della traversata a nuoto dello Stretto di Messina, a BE Sicily Mag – ma ti aiuta ad affrontare situazioni difficili della vita con più forza e più serenità”. 

Il nuoto in Sicilia agli occhi di Tony Trippodo: l’intervista a BE Sicily Mag

Qual è lo stato di salute del settore giovanile nuoto in Sicilia e a Palermo?

Stiamo vivendo un’epoca particolare. Fino al 2019 la Sicilia era la Regione più virtuosa come numeri di bambini che frequentavano gli impianti natatori e le attività propaganda di avviamento all’ agonismo. Solo a Palermo erano circa 600 i bambini che gareggiavano con le scuole nuoto federali. La pandemia ha totalmente bloccato il settore giovanile e abbiamo perso numerosi iscritti. Adesso stiamo riprendendo l’attività, ma la Sicilia, soprattutto la parte Occidentale, deve fare i conti con la carenza di impianti dove far allenare e gareggiare questi ragazzi. Se non si fanno le gare, i bambini non si appassionano. Se manca la parte competitiva, il nuoto diventa uno sport noioso e poco stimolante. A livello locale c’è una pessima gestione degli impianti e una totale assenza della politica. Con la chiusura della piscina comunale, saremo probabilmente costretti a tagliare l’attività l’agonistica perché non abbiamo dove fare allenare i nostri ragazzi. Un’atleta agonista necessita di stare in acqua tante ore, ha bisogno di spazio, non può nuotare in corsia con altri 10/12 ragazzi. Spesso, infatti, anticipiamo una parte dell’allenamento la mattina alle 6 prima che vadano a scuola. Indubbiamente ciò che ci fa andare avanti è la grande passione e l’impegno di chi lavora nelle società di nuoto, ma anche e soprattutto dei ragazzi che decidono di intraprendere e portare avanti questo sport nonostante i numerosi sacrifici e rinunce.

Quali sono le categorie nel nuoto agonistico?

L’attività giovanile comincia con gli esordienti B che si allenano 5 volte alla settimana per un’ora e 15 minuti. Per loro proponiamo, due volte alla settimana, anche un’attività di psicomotricità a secco per sviluppare gli schemi motori terrestri ed imparare ad utilizzare il proprio corpo sulla terra ferma. Se li aiutiamo a sviluppare questi schemi motori saranno avvantaggiati nel riproporre esercizi in acqua per sviluppare schemi motori acquatici che sono differenti. Poi si passa agli esordienti A che cominceranno ad aumentare l’attività in acqua con un giorno di allenamento in più e di attività in palestra per sviluppare la coordinazione motoria, l’equilibrio, la destrezza, ma anche la forza sempre applicata all’acqua. Dopo gli esordienti A, si esce dall’attività giovanile di base e si entra in quella agonistica con la categoria ragazzi, e poi juniores, cadetti e senior, finalizzata al tempo e al cronometro. L’impegno è tutti i giorni. Siamo animali terrestri e dobbiamo diventare acquatici. Più stai in acqua, più migliori la percezione. 

Quindi l’attività agonistica vera e propria va intesa a partire dai 14 anni?

Assolutamente sì, almeno per me è così. Quando ci troviamo bambini piccoli che nuotano forte, a volte, noi genitori tendiamo ad enfatizzare un percorso che all’inizio è troppo precoce per poi comprometterlo nel momento giusto in cui il bambino dovrebbe iniziare ad impegnarsi e ad allenarsi, costruendo un percorso più tecnico e meno sociale. Quando si è piccoli madre natura ti aiuta, infatti, ci sono tanti bambini che vanno molto forte per diversi motivi e, purtroppo, vengono già etichettati come campioni. Questo, a mio avviso, è l’inizio della fine. Statisticamente la Sicilia ha bambini fortissimi da piccoli e ha l’1 per cento di partecipanti ai campionati italiani da grandi. Ciò significa che non si riesce a pianificare, a programmare e a costruire un percorso graduale che ti porta ad avere risultati. E se non arrivano i risultati, l’atleta si demoralizza e abbandona. C’è una grossa percentuale di ragazzi che smettono di nuotare prima delle scuole superiori proprio perché i risultati non arrivano. La loro scelta di abbandonare il nuoto è un fallimento anche per noi. 

Quanto è importante l’attività agonistica nella crescita di un ragazzo?

Un ragazzino che fa attività agonistica ha una marcia in più rispetto a chi non la fa perché è abituato a pianificare, a programmare, a lavorare per obiettivi, a costruire attraverso i successi, ma anche attraverso le delusioni. Gli insegniamo a cadere, ma anche a rialzarsi. Chi pratica agonismo, ha un impegno quotidiano di allenamento di almeno 1 ora e mezzo al giorno a seconda della categoria. Per molti bambini e ragazzi, lo sport giovanile è un’ancora di salvataggio ed una scuola di vita. Noi istruttori gli diamo disciplina e impegno che li aiuterà un domani ad affrontare le difficoltà. E questo vale per qualsiasi sport, dal nuoto, al calcio, alla ginnastica. Un ragazzino che fa attività agonistica è sicuramente più forte mentalmente. 

Hai costruito un settore nuoto di fondo che qui non c’era..

Quando sono arrivato a Palermo, ho costruito un settore fondo agonistico alla polisportiva Mimmo Ferrito che prima non c’era. Adesso va alla grande grazie alla società che mi supporta. Io, Vincenzo Raia, Tano Maniscalco e Daniele Marchello lavoriamo insieme ai giovani in perfetta sintonia. A partire dai 10 anni, nel periodo estivo, porto i ragazzi al mare a nuotare insieme a me. Nuotare in mare significa affrontare tante difficoltà: l’acqua salata, la presenza delle meduse, le correnti, le condizioni atmosferiche. Dopo questi allenamenti, si diventa sicuramente più forti. 

Qual è il tuo impegno come direttore tecnico di una scuola nuoto?

Prima di tutto, lavorare sui miei istruttori perché loro sono fondamentali per evitare che un bambino abbandoni l’attività natatoria. All’inizio è molto importante concentrarsi sulla parte didattica ed educativa che trasmette al bambino la voglia e l’entusiasmo di continuare. Sminuire la parte competitiva ed enfatizzare quella sociale. E poi un requisito essenziale è sicuramente l’empatia per entrare in sintonia con l’allievo. Inoltre, è importante rispettare le tappe di apprendimento senza schiacciare troppo l’acceleratore quando si è piccoli, ma cercando di costruire un percorso natatorio che li porterà a stare con noi più tempo possibile. Dobbiamo insegnare che si semina per raggiungere risultati, e che non bisogna mollare, come spesso invece accade. Tanti atleti riescono a superare delusioni e fallimenti proprio grazie allo sport.

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