È stata presentata nella mattina di sabato 27 settembre, in anteprima alla stampa e agli addetti ai lavori, “Ilos”, la collezione di Casa Preti dedicata alla primavera-estate 2026 e firmata da Mattia Piazza, fondatore del brand palermitano, con una performance artistica in collaborazione con Claire Fontaine, artista collettiva femminista. Piazza si conferma stilista concettuale dalle linee pensate, rigorose ed essenziali con richiami ad estetiche che fondono contemporaneità, avanguardia e rielaborazione del passato.

Il manifesto della nuova collezione di Casa Preti
La collezione primavera estate 2026 “Ilos” di Casa Preti nasce da una riflessione sull’unione. “Ilos” è, in italiano, la parola “soli” scritta al contrario. La moda diventa così un motore di stravolgimento, una bandiera politica di un movimento. Per la maison, ciò “è possibile solo se il termine viene riconosciuto e condiviso, una possibilità che si manifesta soltanto se si è insieme”.
Ispirata dal dipinto “Il quarto stato” di Pellizza da Volpedo, la collezione di Casa Preti, narrando la contemporaneità dell’immagine, propone seta e tessuti tecnici che si combinano in un senso continuo di contraddizione e proposta. I capi non sono pensati come beni di lusso ma come investimento in beni durevoli, utili, etici.
Nella produzione e riproduzione del sé, essere se stessi diviene un lavoro e come tale ha bisogno di alleanze, reti e corporazioni. La maison lo definisce “un atto necessario di investimento sull’amore”. I tessuti sono impalpabili, leggeri e fluttuanti e si declinano in mise unisex, al di sopra dei generi, da indossare con disinvoltura nelle situazioni più differenti.



La collaborazione con Claire Fontaine
Non a caso la scelta è ricaduta sulla collaborazione artistica con Claire Fontaine, intitolata “Capitalism”. È uno spazio, un tempo, per raccogliersi e comprendere che il capitalismo siamo noi. Ispirato a un iconico manifesto del ’68 stampato a Parigi agli Atelier delle Beaux Arts, in cui vediamo la scritta “capitalismo” crollare sotto il calcio di un operaio, rappresenta il sogno di un mondo più giusto, più bello, più equo.
La collaborazione è stata inaugurata con la presentazione di una borsa tasca tipicamente da lavoro, che diventa oggetto ed estensione del proprio corpo e la proposta di una performance collettiva per una scrittura corale del manifesto. Inoltre, dieci giacche numerate, tracciate dalla serigrafia Capitalism di Claire Fontaine, sono nate dalla collaborazione tra Casa Preti e l’artista collettiva come divise da collezione che trasformano l’abito da lavoro in un simbolo condiviso, politico e civile. Ogni pezzo è unico, pensato per essere indossato come un gesto.

L’abito da lavoro ha segnato d’altronde intere generazioni. Attraverso un processo di upcycling sartoriale, Casa Preti recupera e ricompone giacche originali del mercato, creando nuove forme a partire da materiali vissuti. È un modo per ricordare e celebrare il passato, trasformando gli scarti in visione: il quartiere diventa tessuto, la memoria si fa futuro.

La performance
Casa Preti e Claire Fontaine hanno invitato gli ospiti a Milano nei saloni di via Lovano 6 a giocare al “Cadavre exquis” in una performance collettiva per la scrittura corale del manifesto. Il gioco realizzato per la prima volta nel 1925, a Parigi, negli ambienti delle avanguardie artistiche, consiste nel far comporre un testo a più persone, senza conoscere l’intero contesto. Ogni giocatore, a turno, ha scritto una parola o una frase vedendo soltanto l’ultima del partecipante precedente: un gioco collaborativo e non competitivo, il cui scopo è creare un’opera collettiva e spontanea.
La soddisfazione di Mattia Piazza
Mattia Piazza ha parlato a Be Sicily Mag della collaborazione con Claire Fontaine: “Sentivo l’esigenza di unire più voci, in modo tale da arrivare a un pubblico più ampio. Credo proprio nell’idea che l’unione crei una possibilità in più. È proprio lì che è nato qualcosa di interessante, perché tramite la bibliografia, le cose che ho visto, le condivisioni che ho avuto, si è sviluppata una sinergia pazzesca, che ci ha portato in breve tempo a produrre qualcosa che per me ha tremendamente senso ed è qualcosa di estremamente pieno, qualcosa di veramente sentito. Una delle parole che in questo periodo mi
tormenta è necessario, credo che questa collaborazione sia necessaria”.
“All’interno della presentazione – ha aggiunto lo stilista – la giacca è solamente l’ultimo degli elementi, è il concetto di unione quello che abbiamo cercato di raccontare tramite il manifesto che abbiamo presentato. È proprio l’unione della moltitudine può portare a un cambiamento. L’obiettivo è rendersi conto di quanto noi ad oggi siamo il capitalismo, di quanto siamo parte del problema, di quanto abbiamo interiorizzato il patriarcato. È la possibilità di prendere coscienza e pensare a un’alternativa possibile. Questo per me diventa essenziale, diventa moto, diventa un elemento che dà tridimensionalità a un lavoro che altrimenti sarebbe nullo”.

Sul ruolo che la moda può avere su questo, si è espresso così: “La moda è qualcosa di estremamente centrale, nel senso in cui il corpo è politica, l’abito è un oggetto politico, politico in quanto polis, perché si interfaccia con la pluralità. Al netto di questo, la moda è un linguaggio, quindi ne è, come posso dire, il soggetto, predicato e complemento. È necessario che ogni generazione di fashion designer presa una posizione”.




















