Giuseppe Notarbartolo di Sciara arriva a Palermo con Meraviglie di un mare ferito, un libro che nasce dal desiderio di parlare a un pubblico ampio, oltre i confini della divulgazione scientifica tradizionale. L’opera è costruita come un viaggio immaginario, ma ogni episodio affonda nelle esperienze reali accumulate in oltre cinquant’anni di navigazioni e ricerca.
“Per parlare davvero al cuore delle persone bisogna raccontare una storia – spiega – Un racconto cattura l’immaginazione e l’emozione molto più di un testo tecnico”.
E, allora, la barca che attraversa il Mediterraneo nel libro non esiste, ma è il risultato di una vita trascorsa in mare, ricomposta in una narrazione che unisce memoria, scienza e sensibilità ambientale dell’ecologo nato a Venezia da nonno siciliano.

Gli incontri che restano nella memoria
Nel corso della sua carriera, Notarbartolo di Sciara ha osservato da vicino balenottere, capodogli, delfini, squali, mante e foche monache. Ogni incontro ha lasciato un segno diverso, impossibile da ordinare in una scala di emozioni: “La prima balenottera, il primo capodoglio sono momenti che mostrano quanto siamo piccoli – racconta – ma non riesco a fare una graduatoria del momento che mi ha colpito di più in assoluto”, dice, anche perché la meraviglia resta un elemento costante nella sua vita, nonostante i decenni di studio.

Le ferite del Mediterraneo
Il Mediterraneo che emerge dalle sue parole è un mare straordinario e, allo stesso tempo, vulnerabile. Le pressioni sono molte, dalla pesca intensiva al traffico marittimo, dalla plastica al rumore, per non parlare dell’inquinamento. Ma c’è una minaccia che prevale sulle altre: “Il cambiamento climatico è la ferita più grave – afferma – Anche se smettessimo oggi di emettere CO₂ – cosa impossibile, aggiunge – gli effetti continuerebbero per decenni. E gli animali lo stanno già mostrando. Le balenottere che un tempo si alimentavano nel Mar Ligure raggiungono l’Atlantico. Specie tropicali entrano nel Mediterraneo trovando condizioni favorevoli. Sono tutti segnali che raccontano di un mare in trasformazione”.

Cosa si può fare davvero
Nonostante la complessità delle sfide, esistono margini di intervento, secondo l’ecologo: “Per molte minacce abbiamo strumenti concreti – fa notare – La pesca sostenibile, la riduzione della velocità delle navi nelle aree sensibili, la gestione della plastica. Lavorando su ogni singolo aspetto si può migliorare la vita del mare”.
Alcuni risultati sono già visibili. Le tartarughe caretta caretta, un tempo presenti solo a Lampedusa, oggi nidificano in molte regioni italiane. La foca monaca, considerata tra i pinnipedi più minacciati al mondo, mostra segnali di ripresa: “Sono segnali importanti, che dimostrano che l’impegno può dare i suoi frutti”.
Il valore dell’informazione
L’attività di divulgazione di Giuseppe Notarbatrolo di Sciara nasce dalla convinzione che la conoscenza sia un elemento decisivo. “Viviamo in una democrazia – sottolinea – e la democrazia dipende da ciò che il pubblico conosce. Se non sappiamo che esistono queste ricchezze, non possiamo preoccuparci della loro scomparsa”. Da qui la scelta di dedicare tempo alla scrittura, accanto alla ricerca scientifica, per rendere accessibile ciò che spesso resta confinato nei laboratori o nei report tecnici.

Un legame profondo con la Sicilia
Le radici familiari di Notarbartolo di Sciara affondano nel Palermitano. La sua famiglia proviene da Sciara, dove nel 1999 ha ricevuto la cittadinanza onoraria. “È stato un momento che ha ravvivato un legame antico – racconta – che si era in qualche modo interrotto quando mio nonno si era trasferito a Venezia come ufficiale della Marina all’inizio del XX secolo”.
La Sicilia, al centro del Mediterraneo, inoltre, rappresenta per l’ecologo un luogo in cui ricerca, identità e sentimento si incontrano. Una terra che continua a dialogare naturalmente con il suo lavoro e con la sua storia personale.
Un messaggio per chi verrà dopo
Meraviglie di un mare ferito, presentato nei giorni scorsi al Circolo Velico Sferracavallo, non è pensato specificamente per i più giovani, ma può raggiungere anche loro: “I bambini sono naturalmente attratti dal mondo naturale – osserva – Il problema è che questa attrazione spesso si perde crescendo. Il messaggio, quindi, è più rivolto a genitori e insegnanti, in modo che possano coltivare quella curiosità nelle nuove generazioni».
E quando si parla di ciò che ancora lo sorprende del mare, la risposta di Giuseppe Notarbartolo di Sciara è immediata: “Nonostante tutto, nonostante quello che combiniamo, esistono ancora luoghi capaci di emozionare. Dobbiamo lottare perché continuino a esistere anche per le generazioni future”, conclude.














