Gibellina nominata prima Capitale italiana dell’arte contemporanea, è stata raccontata dalla stampa internazionale come una realtà unica nel suo genere. A definirla una “Pompei moderna” è stata CNN Travel in un reportage firmato da Julia Buckley, che ha acceso i riflettori su un luogo dove memoria e contemporaneità convivono in modo radicale e potente.
“I paesaggi della Sicilia sono un mix di coste da sogno, cime impervie e dolci colline, altrettanto spettacolari di quelli della Toscana – si legge nell’articolo di CNN Travel -. Mentre altri villaggi distrutti dal terremoto si ergono ancora in rovina, Gibellina è una città ridotta in pietra. Canali scavati nel cemento rappresentano le strade che un tempo si snodavano al di sotto. I visitatori possono passeggiare lungo queste ‘strade’, dove i cunei di cemento, ognuno dei quali rappresenta un isolato della città, si ergono all’altezza delle spalle.
Talvolta, un rigonfiamento nel cemento indica la presenza di rovine sottostanti più grandi della media o più difficili da sgomberare. In sostanza, è una versione moderna di Pompei: una città intrappolata nel tempo. Ma mentre l’antica città romana fu sepolta dalla cenere vulcanica nel 79 d.C., Gibellina è stata ricoperta per preservarne la memoria per i secoli a venire”.
Il 2026 come punto di partenza
Nel racconto della CNN emerge con forza anche il valore simbolico del 2026. Il riconoscimento di Capitale italiana dell’arte contemporanea non rappresenta un traguardo, ma un passaggio decisivo per rilanciare il progetto culturale della città.
“Gibellina è oggi il simbolo di come l’arte possa trasformare una tragedia in futuro” si legge ancora. Una visione che restituisce il senso più profondo di questo percorso.

Lo sguardo del mondo su Gibellina
Accanto alla CNN, anche testate come BBC e The Guardian, insieme a numerosi media italiani e internazionali, hanno dedicato ampio spazio al progetto della città siciliana. In soli tre mesi si contano circa mille articoli tra quotidiani, riviste di settore, programmi televisivi e radiofonici, contribuendo a costruire una narrazione ampia e articolata dell’identità culturale della città.
Dal terremoto del Belice a laboratorio d’arte contemporanea
Il reportage della CNN ripercorre le origini di questa straordinaria esperienza: il terremoto del Belice del 1968, che devastò il territorio, segnò l’inizio di una ricostruzione senza precedenti. A Gibellina, infatti, la rinascita è passata attraverso il coinvolgimento di artisti, architetti e intellettuali, trasformando la città in un laboratorio a cielo aperto di arte contemporanea.
Questa scelta ha dato vita a una concentrazione artistica unica in Europa, ma ha anche posto sfide significative. Oggi Gibellina è chiamata a custodire e valorizzare un patrimonio culturale complesso, mantenendo vivo il dialogo tra arte, territorio e comunità.
Crescita delle presenze e partecipazione nazionale
L’eco mediatica ha già prodotto effetti concreti sul territorio. Nell’ultimo mese si è registrato un significativo aumento delle presenze: oltre 4 mila visitatori al Teatro di Pietro Consagra, dove è in corso la mostra “Dal mare, dialoghi con la città frontale” con MASBEDO e Adrian Paci, 6.495 alla Fondazione Orestiadi e 3.629 al Museo d’Arte Contemporanea. A questi numeri si aggiunge una forte partecipazione studentesca, con più di 2 mila studenti provenienti da tutta Italia, segno di un interesse crescente anche da parte delle nuove generazioni.
















