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Quando il Teatro Vittorio Emanuele di Messina riaprì il 24 aprile 1985

Dopo anni di ostinazioni e silenzi, tolta via la polvere delle macerie, il Teatro Vittorio Emanuele di Messina tornava a vivere. Le luci, i silenzi trattenuti, un foulard diventato storia

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L’emozione, la fila all’ingresso, le luci che illuminavano lo spazio antistante. Poi quell’applauso atteso da 77 lunghissimi anni. Era il 24 aprile del 1985 e, finalmente, dopo tanta attesa, il Teatro Vittorio Emanuele di Messina riapriva le porte alla città, accogliendo di nuovo il suo pubblico, in un luogo che era stato tempio di cultura. Il terremoto del 28 dicembre 1908, che aveva interamente distrutto la città, aveva salvato il teatro solo in superfice. Ci vollero molti anni, impegno e ostinazione, affinché quel simbolo silenzioso, quello scheletro che ogni giorno ricordava il detrimento, ma che in passato aveva accolto interpreti grandiosi tra cui Eleonora Duse nel 1899, tornasse a splendere.

24 aprile 1985, il giorno della storia

Fu una sera attesa per generazioni. Già dalle ore precedenti, lo spazio antistante il teatro era stato invaso da una folla straordinaria: era chiaro a tutti che quella sera non ci sarebbe stato uno spettacolo qualsiasi. Le file per l’acquisto dei biglietti erano state lunghe ed estenuanti nei giorni precedenti e molti rimasero senza. Ma non importava. In sala, mentre il pubblico prendeva posto, si respirava un’emozione difficile da contenere: negli sguardi, nei silenzi, nei dettagli. Un abito scelto con cura, una stretta di mano, un respiro trattenuto.

Quando il Teatro Vittorio Emanuele di Messina riaprì il 24 aprile 1985 - Be Sicily Mag - croce rossa pubblicata in rivista Frammenti
Foto pubblicata nella rivista Frammenti

All’ingresso, l’atmosfera era solenne ed elegante. La sala gremita in ogni ordine di posti. “Le Crocerossine porgono a tutte le signore un bel foulard in seta […] omaggio della Gazzetta del Sud dell’editore Uberto Bonino a ricordo della riapertura del nuovo teatro” scrive la musicologa Alba Crea, intervistata quella stessa sera dalla Rai. Un gesto semplice, quasi discreto, molto più di un semplice dono.

Forse accade in questi frangenti di emozione che le vicende personali, di singoli cittadini comuni, si intrecciano a quelle collettive. Giovanni Mancuso, messinese, ricorda che poco prima dell’inizio, una voce narrante ripercorse la storia del teatro, seguita da un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del terremoto del 1908. Maria Cubetta, moglie del gallerista e curatore d’arte messinese Giuseppe La Motta – a lungo collaboratore del Teatro Vittorio Emanuele – quel giorno, compiva 39 anni e il foulard lo conserva ancora.

Quando il Teatro Vittorio Emanuele di Messina riaprì il 24 aprile 1985 - Be Sicily Mag - foulard di Maria Cubetta
Il foulard di Maria Cubetta

Giuseppe Sinopoli, una scelta significativa

Un silenzio carico d’attesa, poi la musica. Sul palco, la Philharmonia Orchestra di Londra diretta dal Maestro Giuseppe Sinopoli, figura già di prestigio internazionale e profondamente legata alla città di Messina. Il programma fu pensato come un racconto: l’Ouverture dei Vespri siciliani di Verdi, che – come scrive Alba Crea – segnò “il vero rito della consacrazione del teatro”; Le Tombeau de Couperin di Ravel, più raccolto e nostalgico, “letto come un merletto antico”, quasi un ponte tra memoria e rinascita; e infine la Quinta Sinfonia di Mahler, intensa e travolgente. L’Adagietto di Mahler, reso celebre anche dal cinema, “commuove e conquista”, annota Crea, sospendendo il tempo in un silenzio carico di emozione.

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Alla fine l’applauso fu lungo, insistente, liberatorio.

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Quando il Teatro Vittorio Emanuele di Messina riaprì il 24 aprile 1985 - Be Sicily Mag - biglietto ph pubblicata in rivista Frammenti
Foto pubblicata in rivista Frammenti

C’è chi ricorda quel momento con ironia, come Ninni Bruschetta che, trent’anni più tardi racconterà la sua esperienza. Acquistò il biglietto in seconda galleria e fece il suo ingresso in smoking nero. Raccontò della fidanzata del tempo arrivata in carrozza, vestita come nell’Ottocento, con un copricapo dorato, che lo gettò in imbarazzo. Un gesto solenne e giocoso – dirà in un’intervista – forse in sintonia con lo spirito di quella sera. Di certo non avrebbe mai immaginato che un giorno, per alcuni anni, sarebbe diventato il direttore artistico per la prosa proprio in quel teatro. Giovanni Renzo, invece, celebre compositore di musica classica, visse quella riapertura come una rivelazione: a soli ventidue anni si considerava un pianista jazz, ma quella sera scoprì il fascino della musica orchestrale e dei grandi teatri. Due anni più tardi si sarebbe esibito su quel palco, portando con sé l’emozione di quella prima volta.

L’intero incasso della serata fu devoluto alla Croce Rossa Italiana.

Il Teatro degli anni spenti

Per comprendere davvero il significato della riapertura del 1985, bisogna tornare a quel 28 dicembre 1908, quando il terremoto di magnitudo 7.1 della scala Richter, che durò 37 lunghissimi secondo, distrusse Messina causando il crollo del 90% degli edifici.

In mezzo alle macerie, il Teatro Vittorio Emanuele rimase sorprendentemente in piedi. Non illeso: la torre scenica crollò e le strutture riportarono diversi danni, ma era abbastanza integro da sopravvivere alla distruzione della città. Eppure, quella sopravvivenza fu solo apparente. Il teatro, che fino ad allora era stato il cuore culturale di Messina, uscì dalla tragedia come uno scheletro privo di voce. Prima del sisma aveva ospitato artisti di fama internazionale e rappresentava un punto di riferimento per il melodramma. Dopo il 1908 iniziò invece una lenta e inesorabile decadenza.

Quando il Teatro Vittorio Emanuele di Messina riaprì il 24 aprile 1985 - Be Sicily Mag - prospetto corso cavour teatro ricev. da Nino Principato
Prospetto di corso Cavour dopo il terremoto

La sera prima del terremoto venne messa in scena l’Aida di Verdi. Un successo di pubblico e lunghi applausi ai protagonisti principali, il soprano ungherese Paola Koraleck (Aida) e il tenore Angelo Gamba, che morirà da lì a poche ore nel crollo dell’Hotel Trinacria, cantando l’ultima romanza che aveva eseguito sul palco, O terra, addio; addio valle di pianti, nel suo ultimo barlume di consapevolezza. L’Aida verrà poi rimesse in scena molto più tardi, quando il Teatro ripartirà con la nuova stagione il 7 gennaio del 1986.

Il Novecento aggravò ulteriormente la situazione. I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale colpirono l’edificio, mentre nel dopoguerra, tra carenza di fondi, lentezze burocratiche e difficoltà tecniche, si susseguirono interventi privi di una visione unitaria. Negli anni Cinquanta vennero inserite strutture in cemento armato e nuove gallerie per aumentare i posti, alterando profondamente l’impianto ottocentesco e cancellando decorazioni, rivestimenti lignei e intere file di palchi. Col passare del tempo, il teatro apparve sempre più instabile e degradato, al punto che si arrivò a considerare anche l’ipotesi della demolizione. Solo all’inizio degli anni Ottanta si avviò un percorso concreto verso la riapertura del teatro, tra polemiche e scelte controverse: c’era chi preferiva gli interni precedenti e chi, invece, si rivolgeva al futuro.

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Quando il Teatro Vittorio Emanuele di Messina riaprì il 24 aprile 1985 - Be Sicily Mag - foto Michelangelo Vizzini 1968 riunione operativa con Giuseppe Uccello per la riapertura del teatro ricev. da Nino Principato
Foto Michelangelo Vizzini – 1968 riunione operativa con Giuseppe Uccello per la riapertura del teatro – ricev. da Nino Principato

Secondo Gioacchino Lanza Tomasi, incaricato di dare indicazioni sulle scelte artistiche e organizzative del teatro, gli interni non dovevano essere la copia di un passato che non si poteva cancellare. Con un bagaglio ormai importante, il teatro doveva rivolgersi a una visione moderna, con l’obiettivo di adattarsi alle diverse tipologie di spettacolo e attenzionando particolarmente l’acustica. Tuttavia, al di là dei criteri estetici, tra le importanti voci del tempo, lo storico Giovanni Molonia espresse una posizione piuttosto precisa: il teatro doveva tornare allo splendore di un tempo, attraverso una riformulazione sull’essenza stessa del luogo, scelte e criteri rivolti al nutrimento della cultura.

La parentesi del ‘68

Nel 1968, in occasione del sessantesimo anniversario del terremoto, l’Accademia Filarmonica riuscì a riaprire temporaneamente il Teatro Vittorio Emanuele con due concerti dell’Orchestra Sinfonica Siciliana diretti da Ottavio Ziino, racconta lo storico messinese Nino Principato, nonostante il teatro fosse ancora in condizioni precarie, infatti si utilizzò solo la platea. Nelle note di Principato, si legge anche che a renderlo possibile fu Giuseppe Uccello, figura culturale di spicco del tempo. Si trattò di un tentativo provvisorio e temporaneo. I limiti strutturali erano tanti ma c’era la necessità di far capire alla città che quel luogo aveva bisogno di vivere. Per Nino Principato il 1968 rappresenta infatti una fase di transizione: un segnale di volontà della città di recuperare il teatro, ma ancora molto lontano da una vera riapertura.

L’anniversario del 1984

Il 28 dicembre 1984, il giorno dell’anniversario del terremoto, in un edificio ancora attraversato da impalcature e lavori in corso, tra cui la volta di Renato Guttuso non ancora completata, venne allestita una mostra storico-documentaria dal titolo Teatro S. Elisabetta – Vittorio Emanuele (1852–1908): un percorso nella memoria, capace di restituire alla città l’immagine del teatro com’era prima della catastrofe. Archivi, biblioteche, musei e associazioni cittadine contribuirono alla realizzazione della mostra, affiancati da tanti messinesi che offrirono fotografie, documenti, ricordi familiari. Il Teatro tornava a riempire i propri spazi di un suono prezioso: il battito della città.

Quella fu, in fondo, una prova generale.

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