Una città, due identità, un confronto simbolico tra due epoche. Ieri piazza Esposizione oggi piazza Verga. Nel 1900 signore eleganti con ombrellini para sole, carrozze, padiglioni illuminati, musica, conversazioni, senso di futuro, il raccontarsi con orgoglio. Una immagine ottimista e celebrativa. Catania si sente l’ombelico del mondo. Respira una crescita culturale e dà di sé un’immagine ottimista e celebrativa. Lì, in quei padiglioni, si entra per vedere il progresso. Si ammira, si sogna. Poi le strutture vengono smontate nel giro di pochi mesi e entro il 1911 tutto sparisce. Restano macerie e uno spazio vuoto.
Nasce la piazza moderna
Tra il 1936 e il 1953 la costruzione del palazzo di Giustizia. La trasformazione. Un cuore moderno e sprint. Vita quotidiana più frenetica e meno scenografica. Le carrozze sono state sostituite dai monopattini elettrici che sfrecciano su strade (e anche marciapiedi), dallo strombazzare dei clacson delle auto, dal traffico continuo. E ancora, faldoni sotto braccio, gente che entra e esce dal tribunale, che corre e che parla in modo concitato.
Stesso luogo, strutture diverse, nuova introspezione. Non si entra per curiosità o per piacere ma per affrontare la realtà, conflitti da risolvere. Dove un tempo c’era entusiasmo e speranza nel domani oggi ci sono cemento e tensione. Da una città elegante, proiettata verso il progresso a una città concreta, caotica, legata alla realtà del quotidiano. E la gente fa i conti con il drammatico presente.

La Catania post-terremoto e la voglia di rinascita
Siamo alla fine dell’800. Sull’onda del risanamento dopo il devastante terremoto del 1693, Catania vuole mostrarsi moderna, elegante. Si susseguono gli eventi e luoghi come piazza dell’Esposizione (prima piazza d’Armi) diventano simboli di una città fiduciosa nel progresso, nelle arti, nella cultura.
Il 14 aprile 1907 l’inaugurazione dei padiglioni. Siamo esattamente nell’area che oggi è piazza Giovanni Verga. La precisa denominazione è “II Esposizione agricola siciliana”. La prima si era tenuta a Palermo, ai piedi del monte Pellegrino, nel 1902.

L’iniziativa è del Comizio agrario interprovinciale che il 31 luglio, mentre era in corso l’Esposizione di Palermo, annuncia il progetto. Un programma modesto che crebbe con il passare degli anni, quando molti enti – municipi, camere di commercio, banche – cominciano a sottoscrivere per l’iniziativa. La piazza d’Armi, ampliata e livellata, diventa il cuore operativo dell’evento. Sul lato Nord il palazzo dell’Esposizione, tra liberty e neo moresco. A Sud il Grande Ottagono, con cupola, giardini e stand di aziende e imprenditori.
All’interno banconi agricoli, macchinari moderni, mostre d’arte e incontri tra imprenditori, politici e nobiltà. Non è solo una fiera; è un evento nazionale, una sorta di expo universale. Dura da aprile a novembre 1907 con apertura anche serale e spettacoli. Catania mostra, celebra, sogna.
Il significato di Verga
Oggi il richiamo a Verga pesa e non è roba da poco. Vuole dire affrontare, gestire e accettare la realtà. Niente euforia ma la messa in scena della vita: dura, concreta, senza orpelli. “L’allestimento dell’Esposizione agricola – racconta Franz Cannizzo – è curato dall’ing. Luciano Franco con il contributo di architetti quali Salvatore De Gregorio e Alessandro Abate in un clima che mixa ottimismo tecnologico e identità regionale”. Fuori i tram portano gente da tutta la città e arrivano visitatori da tutta Italia, compreso il re Vittorio Emanuele III, giunto il 13 aprile con lo yacht reale Trinacria. Folla, luci e grande sfarzo.
Il 2 dicembre 1907 le costruzioni vengono abbattute. Il 28 dicembre il consiglio comunale decide di rinominare l’area piazza dell’Esposizione. Cannizzo ricorda che l’area era originariamente una distesa lavica periferica, utilizzata per esercitazioni militari e poi trasformata in piazza d’Armi con l’espansione urbana ottocentesca.
Il Novecento e la trasformazione urbana
Il Novecento cambia tutto: guerre, crisi e urbanizzazione. Nel 1937 iniziano i lavori per il Palazzo di Giustizia, mentre la piazza perde la funzione espositiva e diventa anche campo sportivo. La piazza viene inglobata nei grandi assi viari come corso Italia, diventando un nodo di transito urbano. Nel 1975 viene collocata la fontana dei Malavoglia di Carmelo Mendola, simbolo del legame tra Catania e la letteratura verghiana.
Piazza Verga racconta in pochi metri una storia lunga due secoli: da landa lavica a spazio militare, da esposizione internazionale a centro della vita urbana, dove giustizia, letteratura e identità si incontrano.




















