“Siamo stati a Favignana per settimane e abbiamo girato sulla spiaggia e sulle varie coste dell’isola. È impossibile non pensare al Mediterraneo, al mare, alla pura fisicità di quel luogo e a quanto sia qualcosa di eterno e immutato: lo stesso cielo, lo stesso mare. Ti mette in connessione in modo molto profondo con Omero”.
È così che il regista Christofer Nolan ha spiegato la profonda connessione con l’eternità del Mediterraneo descritto dal poeta greco, che ha provato nelle settimane in cui ha girato Odyssey sulle spiagge dell’isola delle Egadi.
Prima di diventare un kolossal da 290 milioni di dollari, che uscirà nelle sale il 16 luglio, è stata un’esperienza fisica, quasi un attraversamento. Nella puntata di Noos andata in onda ieri sera su Rai 1, Nolan e Matt Damon hanno confermato di aver trovato nelle Egadi non una semplice location, ma un luogo che li ha costretti a misurarsi con la materia stessa del Mediterraneo.

“Sembrava proprio Itaca”
Favignana, dunque, come Itaca. Non per somiglianza geografica, ma per quella vibrazione che restituisce quella sensazione di un ritorno possibile che attraversa l’intero poema. “Sembrava proprio Itaca”, dice Nolan ricordando la salita al castello di Santa Caterina, quando la produzione cercava un’isola “più semplice, più accessibile, più facile da trasformare nella patria di Ulisse”. Non l’hanno trovata: “Non siamo mai riusciti a toglierci Favignana dalla testa”.
“Ti senti davvero come se stessi andando verso un luogo lontano”, aveva dichiarato anche Robert Pattinson, che nel film interpreta Antinoo. Quarantacinque minuti di cammino, sempre lo stesso sentiero da seguire in pendenza. Una prova fisica che diventa linguaggio cinematografico.
John Leguizamo, che interpreta Eumeo, ricorda “le rocce del castello di Santa Caterina, un dirupo di sessanta metri. Sembrava che ogni pianta vivesse in bilico”. È la stessa precarietà che Omero mette nei suoi versi: la bellezza che non concede tregua. E poi c’è la Sicilia come set totale. Lipari, Basiluzzo, Pietra Lunga, Pietra Menalda: scogli, vento, mare che cambia ogni ora.
La prova fisica del set: il Mediterraneo come linguaggio
“Per raggiungere la grandezza di questo film – dice Nolan ad Alberto Angela – volevamo trovarci in luoghi straordinari, difficili da raggiungere e complessi in cui girare”. E Favignana, con le sue coste che sembrano scolpite per resistere, ha offerto esattamente un Mediterraneo che non si limita a fare da sfondo, ma che impone una postura, un ritmo. Anche una vera fatica.
“Abbiamo piazzato la macchina da presa a bordo delle navi e filmato la vita e il lavoro degli attori quasi come in un documentario”, spiega Nolan. Damon conferma: “È stato un lavoro ventiquattr’ore su ventiquattro. La cosa più impegnativa che abbia mai fatto”.
Xenia e ospitalità: il valore antico che attraversa la Sicilia
E poi c’è la xenia, la legge di Zeus sull’ospitalità, che Nolan definisce un valore universale: “L’idea di trattare gli altri come vorresti essere trattato aveva un fondamento religioso”, dice. È un passaggio che permette di leggere Favignana e la Sicilia dentro una cornice più ampia. Quella di una terra che ha fatto dell’accoglienza una forma di identità, un codice culturale che ha attraversato secoli e dominazioni.
Favignana, intanto, si sta preparando alla sua seconda première. Giovedì sera l’ex Stabilimento Florio, quartier generale della troupe, diventerà una grande arena per la proiezione speciale autorizzata dalla Universal.






















