Un neonato affetto da una rarissima associazione di gravi malformazioni congenite è stato salvato al Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo grazie a un percorso di cura che ha coinvolto specialisti di diverse discipline e due aziende ospedaliere cittadine. Il risultato è stato possibile grazie alla collaborazione tra le équipe del Policlinico – Chirurgia pediatrica, Neonatologia e Terapia intensiva neonatale – e la Cardiochirurgia pediatrica dell’ARNAS Civico.
Il raro caso di atresia esofagea
Il piccolo, nato in un altro ospedale, era stato trasferito al Policlinico per il sospetto di atresia esofagea, una malformazione congenita che interrompe la continuità dell’esofago e richiede un intervento chirurgico tempestivo. I neonati che presentano questa condizione sono 1 su 3.000-4.000. Essa si manifesta con impossibilità di deglutire e problemi di respirazione, che rendono necessario un intervento chirurgico urgente. Nel caso in questione, durante gli accertamenti nella Terapia Intensiva Neonatale, i medici hanno individuato anche una complessa serie di anomalie cardiovascolari, tra cui un arco aortico destro, un’arteria succlavia aberrante con diverticolo di Kommerell e un anello vascolare completo.
La presenza contemporanea di queste patologie ha reso necessario un percorso diagnostico e terapeutico altamente specialistico. È stato così costituito un team multidisciplinare che ha riunito gli specialisti della Terapia Intensiva Neonatale, della Chirurgia Pediatrica, della Diagnostica per Immagini e dell’Anestesia e Rianimazione del Policlinico, insieme ai cardiochirurghi pediatrici dell’ARNAS Civico. L’obiettivo è stato pianificare ogni fase dell’intervento valutando con attenzione i possibili rischi, le strategie chirurgiche e il successivo percorso assistenziale. In tutto il processo sono stati coinvolti anche i genitori del neonato, costantemente informati sull’evoluzione clinica e sulle decisioni terapeutiche.
L’intervento
Il delicato intervento al Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo si è concluso con successo. Dopo il decorso post-operatorio, il piccolo ha progressivamente recuperato la capacità di alimentarsi autonomamente al biberon ed è stato dimesso in buone condizioni cliniche, segnando un importante traguardo per la sanità locale e confermando il valore della collaborazione tra competenze specialistiche nella gestione dei casi più complessi.



















