Entrare nella sua scuola di danza non significava soltanto imparare a ballare, per migliaia di allievi voleva dire trovare una seconda famiglia. Nancy Cannilla, fondatrice ed ex direttrice del Centro Danza Nancy “Sulle Punte dal 1973”, scomparsa sabato 4 luglio dopo un lungo periodo di malattia, lascia un vuoto profondo nel panorama artistico palermitano. Per oltre cinquant’anni il suo lavoro ha contribuito a elevare il livello della danza in città, costruendo un punto di riferimento per chiunque desiderasse avvicinarsi a un mondo fatto di sogni, musica, disciplina ed eleganza. La sua scuola è stata lo scrigno dei desideri di migliaia di ballerini, alcuni dei quali hanno trasformato quella passione in una professione, arrivando a calcare palcoscenici nazionali e internazionali.
L’ultimo saluto nella sua scuola
I funerali si sono tenuti il 6 luglio, nella Chiesa di San Giuseppe Cottolengo, a pochi passi dalla scuola dove, come ha ricordato il figlio Francesco D’Antoni, “il suo cuore continuerà a battere”. Alla cerimonia hanno partecipato centinaia di persone: colleghi, allieve, ex allieve, famiglie e rappresentanti del mondo dello spettacolo. Al termine della funzione tutti si sono spostati nella sala più grande della scuola, il luogo che per decenni ha ospitato lezioni, prove e sacrifici. Tra quelle pareti è risuonato con forza il nome di Nancy, in un lungo applauso che ha voluto rendere omaggio a una donna diventata un’istituzione della danza palermitana. Oggi quel luogo rappresenta molto più di una scuola: è una casa, una comunità, un pezzo di vita condivisa.
Una vita dedicata alla danza
I suoi primi passi nella danza sono nati accompagnati dalle note del pianoforte della madre Milena Covello, che seguiva musicalmente le lezioni. Da allora quella passione non ha mai smesso di crescere. La sua ultima apparizione pubblica risale proprio al saggio di fine anno, andato in scena poche settimane fa. Nonostante la malattia avesse ormai segnato il suo corpo, ha voluto essere presente, quasi a salutare per l’ultima volta il mondo che ha costruito.
Dopo gli studi con maestri italiani e internazionali, ha deciso di fondare la sua scuola, dando vita a un percorso che ha visto susseguirsi intere generazioni di ballerini e ballerine, accomunati dalla stessa emozione di indossare per la prima volta un paio di scarpette o di esibirsi davanti ad un pubblico. Una scelta visionaria e coraggiosa, perché in quegli anni la città non era ancora pronta ad accogliere una scuola con standard paragonabili a quelli dei grandi centri nazionali. Un progetto che ha contribuito a costruire una vera cultura della danza cittadina.
Oltre la tecnica e la disciplina
Disciplina, tecnica ed eleganza nei movimenti erano soltanto il punto di partenza. In ogni lezione, in ogni correzione e in ogni consiglio c’era sempre qualcosa che andava oltre la danza. La sua fermezza nel pretendere il massimo da ogni allieva era accompagnata da un sorriso, da una parola di incoraggiamento o da un consiglio nei momenti di difficoltà. Le porte del Centro Danza si sono infatti sempre riaperte al ritorno di ogni allievo, che richiamato dal suono della musica o dall’eccitazione di lasciarsi andare ballando, anche a distanza di anni ha voluto ricominciare. Quel metodo, costruito in oltre mezzo secolo di insegnamento, ha portato il Centro Danza a ricevere numerosi riconoscimenti, tra cui quello di attività storica della città di Palermo conferito da Confcommercio.
Il palcoscenico come sogno condiviso
L’impegno, il sacrificio e le ore trascorse in sala prove prendevano forma nei grandi spettacoli di fine anno, autentiche produzioni teatrali curate in ogni dettaglio. Scenografie, luci, costumi e coreografie trasformavano il lavoro quotidiano in un’esperienza capace di emozionare pubblico e allieve. Palcoscenici prestigiosi come il Teatro di Verdura e il Teatro Massimo hanno accolto migliaia di giovani ballerini, che hanno avuto l’opportunità di vivere il loro sogno davanti a personalità del calibro di Carla Fracci, di Alessandra Celentano e molti altri ospiti che, negli anni, hanno assistito agli spettacoli della scuola.
Un’eredità che va oltre la danza
L’eredità di Nancy Cannilla non si misura soltanto nella qualità della danza che ha insegnato o nei tanti professionisti che ha contribuito a formare. Vive soprattutto nelle donne e negli uomini che sono passati dalle sue sale: persone più sicure di sé, consapevoli del proprio corpo, rispettose degli altri e capaci di affrontare le difficoltà con determinazione. Per molti quella scuola è stata prima di tutto una scuola di vita, un luogo in cui sono nate amicizie destinate a durare nel tempo, tra sacrifici, risate, lacrime ed emozioni condivise. Perché il vero motore di tutto era lei: la sua energia travolgente, la sua instancabile passione e la capacità, rara, di far sentire ogni allievo parte di qualcosa che andava ben oltre una semplice lezione di danza.
Davanti a questa triste perdita tutta la redazione di BE Sicily Mag si unisce al cordoglio della famiglia Cannilla – D’Antoni.



















