La Sicilia è ancora una volta protagonista indiscussa del piccolo schermo grazie al recente successo de L’Arte della Gioia e Il Gattopardo, le celebri serie tv prodotte e distribuite rispettivamente da Sky Original e Netflix e diventate virali sui social proprio in questi giorni. La prima, che ha segnato anche il ritorno di Valeria Golino dietro la macchina da presa, è recentemente sbarcata sui canali dell’emittente dopo la presentazione in anteprima al Festival di Cannes 2024 e al Festival del Cinema di Taormina, e il lancio, a opera di Vision Distribution, in tutte le sale cinematografiche italiane in due parti. Una diffusione che ha suscitato grandi apprezzamenti.
Il rapporto tra Valeria Golino e Goliarda Sapienza nascosto ne “L’Arte della Gioia”
La regista Valeria Golino ha raccontato la sua esperienza con L’Arte della Gioia nell’intervista rilasciata a BE Sicily Mag nel numero di settembre 2024, dove ha rivelato il suo rapporto con Goliarda Sapienza, scrittrice siciliana autrice del romanzo da cui è tratta la serie. Le due si sono conosciute a metà degli anni Ottanta sul set di Storia d’Amore di Citto Maselli.
“La mia Modesta!”, Valeria Golino veniva chiamata così da Goliarda Sapienza, mentre riceveva, appena diciottenne, le prime lezioni di recitazione. Soltanto dopo oltre venti anni, leggendo il romanzo L’Arte della Gioia la regista ha potuto scoprire che quel nomignolo affettuoso corrispondeva al nome della protagonista del romanzo. Era proprio in quel periodo che l’autrice stava scrivendo il suo capolavoro, rifiutato per tanto tempo dalle case editrici italiane, (poi accolto da Einaudi), fino a raggiungere il successo all’estero.
Non è escluso che Goliarda Sapienza abbia raccontato un po’ del carattere estroverso e particolare di una Valeria Golino giovanissima attraverso il suo personaggio. La regista, che anni dopo ha voluto portarlo sul piccolo schermo, ha ammesso infatti che a quell’età era piuttosto insofferente alle lezioni della Sapienza, ma che con il tempo è nato tra loro un rapporto affettuoso e quasi materno.

“L’Arte della Gioia” di Valeria Golino: l’intervista su BE Sicily Mag
Liberamente adattata dall’omonimo romanzo postumo, L’Arte della Gioia è stata presentata nella selezione ufficiale del Festival di Cannes 2024 a cento anni dalla nascita della scrittrice siciliana. La serie è il racconto di una ragazzina della Sicilia di inizio Novecento che scopre la sessualità e il desiderio di una vita migliore di quella che ha sempre avuto. Gran parte delle scene sono state girate a Bagheria, a Villa Valguarnera, ma tra le ambientazioni appare anche il carcere di Rebibbia di Roma, dove la scrittrice, la cui arte – come spesso accade – non fu apprezzata in vita, fu detenuta per alcuni giorni a causa di un furto di gioielli di cui si era resa protagonista per combattere il proprio stato di indigenza.

“Quando la produttrice Viola Prestieri, a cui mi lega una lunga amicizia – dichiara Valeria Golino nelle note di regia – mi ha proposto di adattare il romanzo, non ho potuto sottrarmi all’opportunità di raccontare una storia così marcatamente moderna e coraggiosa. Le nostre precedenti collaborazioni (Miele ed Euforia) mi avevano già permesso di concentrarmi sull’introspezione di personaggi elaborati, e questa volta abbiamo condiviso l’urgenza di raccontare un personaggio femminile così inedito per la libertà e spregiudicatezza con cui si approccia alla vita e alla sessualità. E in fondo, ritengo che in questo momento storico sia ancora più importante raccogliere l’eredità di Goliarda Sapienza, una straordinaria precorritrice dei tempi. L’Arte della Gioia ci porta in una Sicilia che conosciamo, una terra dura, aspra, spietata, ma divisa da mille recinti, che tracciano confini tra uomini e donne, ambizioni e aspettative sociali, servi e padroni, eletti e rinnegati”.

“Nei primi anni del 900 – racconta Valeria Golino – Modesta combatte sola, guidata dal suo istinto, una battaglia che tutte le donne continuano a intraprendere molti anni dopo. La sua battaglia è innanzitutto un percorso di presa di coscienza del ruolo della donna, guidato da un’insaziabile sete di libertà. La forza del suo personaggio, che i lettori conoscono ed è mia ambizione raccontare agli spettatori, non deriva soltanto dalla sua spinta ad autodeterminarsi, ma proprio dalla sua capacità di esplorare i propri desideri a discapito e a prescindere dalla morale condivisa, dai pregiudizi e dai ricatti che la mettono costantemente alla prova. E lo fa rompendo ogni recinto e plasmando la società che la circonda. L’Arte della Gioia è un inno alla libertà, all’autocoscienza e all’autodeterminazione, ma anche al dissenso e alla disobbedienza. Personalmente non credo ci sia messaggio più forte e contemporaneo per il pubblico di oggi” conclude la regista.





















