Davide La Cara
Davide La Cara
Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.

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Niscemi, la città che racconta tremila anni di storia e oggi rischia di tacere

Non solo case e strade: sotto la terra che cede rischiano di scomparire storia millenaria, paesaggio e identità di una comunità che ha secoli di storia

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Davide La Cara
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La frana che ha colpito Niscemi, non è soltanto una tragedia ambientale e sociale. È una ferita profonda che coinvolge 1.500 persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e tiene in allerta un’intera comunità di circa 25 mila abitanti. Ma ciò che rischia di andare perduto va ben oltre le case: sotto quel fronte di terra instabile si concentra una storia lunghissima, fragile e preziosa, che affonda le radici nella notte dei tempi.

Un territorio abitato da millenni

Niscemi è uno dei luoghi della Sicilia dove la presenza umana è attestata sin dal Neolitico. Le tombe a forno scavate nella roccia raccontano i primi insediamenti, seguiti da quelli delle culture sicana e sicula. Le necropoli della tarda età del Bronzo, con tombe a tholos e a forno, sono la testimonianza di una continuità abitativa rara, che rende il territorio un vero archivio a cielo aperto della storia mediterranea.

Nel corso dei secoli Niscemi diventa colonia greca e poi avamposto romano, subendo anche le incursioni cartaginesi. A questo periodo risalgono numerosi reperti archeologici e il sito di Petrusa, di età imperiale, uno dei tasselli meno noti ma più significativi del patrimonio archeologico locale. Un patrimonio che oggi rischia di essere compromesso da smottamenti e instabilità del suolo.

Arabi, Normanni e l’impronta dei Branciforte

Il nome stesso di Niscemi, secondo la tradizione, sarebbe un’invenzione araba, segno della presenza islamica documentata a partire dal IX secolo. Con la conquista normanna, nel 1143, viene fondata una nuova città chiamata Nixenum, che in seguito passa sotto il controllo della famiglia Branciforte. È proprio questa famiglia a segnare profondamente l’assetto urbano del borgo, soprattutto a metà Seicento, quando il principe di Niscemi ridisegna la città secondo i canoni urbanistici dell’epoca.

Niscemi, la città che racconta tremila anni di storia e oggi rischia di tacere - Be Sicily Mag - Sughereta
La riserva naturale Sughereta di Niscemi

La Sughereta, un patrimonio naturale unico

Accanto alla storia, Niscemi rischia l’abbandono anche uno dei suoi tesori naturali più importanti: la Sughereta, area protetta dalla Regione Siciliana dagli anni Novanta e riconosciuta dall’Unione Europea come sito di interesse comunitario. Insieme al Bosco di Santo Pietro di Caltagirone, rappresenta ciò che resta della più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale. Un ecosistema raro, incastonato tra i Monti Erei e gli Iblei, con vista sull’Etna e sulla fortezza arabo-normanna di Butera.

Una città di pietra e memoria

Tra i luoghi simbolo di Niscemi spicca il Santuario di Maria Santissima del Bosco, edificato nella metà del Settecento sui resti di una cappella distrutta dal terremoto. La chiesa, in sobrio stile barocco, è profondamente legata alla tradizione del ritrovamento miracoloso dell’immagine della Madonna e conserva ancora oggi la cripta con la sorgente d’acqua sacra, diventata anche battistero, a testimonianza del forte legame tra fede popolare e identità cittadina.

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Niscemi, la città che racconta tremila anni di storia e oggi rischia di tacere - Be Sicily Mag - Santuario di Maria Santissima del Bosco di Niscemi
Il santuario di Maria Santissima del Bosco di Niscemi

Il cuore religioso e urbano di Niscemi è piazza Vittorio Emanuele III, su cui si affaccia la Chiesa di Santa Maria d’Itria, ricostruita dopo il sisma del 1693 grazie al contributo della popolazione. Con la sua pianta a croce latina e il tiburio centrale, rappresenta uno degli esempi più significativi dell’architettura sacra settecentesca locale. Nella stessa piazza sorge la Chiesa dell’Addolorata, fondata nel 1753 e caratterizzata da una raffinata architettura tardo barocca, con un impianto centrale ottagonale e una facciata movimentata da linee curve e volute. Al di sotto dell’edificio si conserva la cripta, un tempo destinata alle sepolture dei confrati, che racconta un uso comunitario e devozionale degli spazi sacri.

Niscemi, la città che racconta tremila anni di storia e oggi rischia di tacere - Be Sicily Mag - Chiesa di Santa Maria dItria
La chiesa di Santa Maria d’Itria su piazza Vittorio Emanuele III

Un altro tassello importante è la Chiesa di Sant’Antonio da Padova, anch’essa ricostruita dopo il terremoto e restaurata nel Novecento. Più semplice nelle forme, a navata unica, conserva elementi di pregio come il portale in pietra decorato e il grande organo installato all’inizio dell’Ottocento, segno della vitalità religiosa e musicale della comunità.

Sul piano civile, Palazzo Branciforte rappresenta la memoria del potere nobiliare e della riorganizzazione urbana ottocentesca. Costruito nel 1824 per volontà della duchessa Margherita Branciforte, è il più antico edificio civile sopravvissuto e testimonia il ruolo centrale della famiglia Branciforte nella storia di Niscemi. A completare il paesaggio urbano c’è il Terrazzo del Belvedere, realizzato all’inizio dell’Ottocento come punto panoramico sulla piana di Gela e sulla vallata del fiume Maroglio. Ricostruito una prima volta dopo uno smottamento nel 1921, è stato completamente distrutto dalla frana del 2026, diventando uno dei simboli più dolorosi della fragilità del territorio.

Niscemi, la città che racconta tremila anni di storia e oggi rischia di tacere - Be Sicily Mag - Palazzo Branciforte
Palazzo Branciforte

Alle pendici della città, in contrada Petrusa, emerge la dimensione più antica della storia di Niscemi. Qui si trova un importante sito archeologico di età tardo antica e romana, con i resti di una mansio statale, una stazione di sosta per i viaggiatori dotata anche di strutture per il cambio dei cavalli. I recenti scavi hanno riportato alla luce un complesso termale ben conservato, con ambienti destinati ai bagni caldi e tiepidi e un sofisticato sistema di riscaldamento a suspensura, che conferma l’importanza strategica dell’area lungo le antiche vie di comunicazione.

Ancora più indietro nel tempo, il territorio di Niscemi restituisce tracce di insediamenti risalenti all’epoca arcaico-classica, tra l’VIII e il V secolo a.C., nelle contrade Castellana, Arcia e Iacolano. Le ceramiche rinvenute e le testimonianze di necropoli e luoghi di culto indicano una presenza umana organizzata, legata allo sfruttamento agricolo e alla disponibilità d’acqua del fiume Maroglio. Secondo gli studiosi, questi ritrovamenti suggeriscono che l’area avesse già allora una struttura territoriale complessa, con una distinzione tra spazi urbani ed extraurbani, anticipando una vocazione insediativa che avrebbe accompagnato Niscemi per secoli.

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