Fare il pieno in Sicilia non è mai stato economico, ma i dati più recenti fotografano una situazione che peggiora. Secondo le rilevazioni dell’Unione Nazionale Consumatori, la Sicilia si colloca al terzo posto nella classifica nazionale per il prezzo del diesel — con una media di 2,057 euro al litro nelle reti ordinarie — superata soltanto da Bolzano (2,071 euro) e dalla Valle d’Aosta (2,067 euro).
Un primato amaro, che si accompagna a numeri altrettanto pesanti sul fronte della benzina: anche qui l’isola figura tra le regioni più care, con un prezzo medio di 1,766 euro al litro, alla pari con la Calabria.
I prezzi salgono (anche senza alibi)
Quel che rende la situazione ancora più difficile da digerire è il contesto in cui avvengono questi rincari. Il costo del petrolio greggio è in calo, eppure i prezzi alla pompa continuano a salire quasi ovunque in Italia. Una dinamica che il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, non esita a chiamare con il suo nome: «È vergognoso che i prezzi salgano nonostante il calo del petrolio greggio. Questa è l’ennesima dimostrazione della speculazione in corso e dell’inadeguatezza delle normative vigenti».
Le parole di Dona riaprono un dibattito mai davvero chiuso: quello sui meccanismi di formazione del prezzo dei carburanti in Italia, sulla filiera distributiva, e sulla necessità di strumenti di vigilanza più efficaci contro pratiche che scaricano il peso delle oscillazioni sempre e solo sui consumatori finali.
Una mappa dei costi: chi paga meno
Non tutto il Paese è uguale. Il Veneto risulta essere l’unica regione che, nel periodo considerato, registra una lieve flessione nei prezzi — un’eccezione che conferma la regola di aumenti generalizzati. Sul versante opposto, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Molise guidano la classifica dei rincari più consistenti.
A spiccare in positivo è invece la regione Marche, che si distingue come la più conveniente d’Italia per entrambe le tipologie di carburante, sia diesel che benzina.
Il peso del caro benzina sull’isola
Per la Sicilia, storicamente penalizzata da infrastrutture carenti e da una dipendenza dall’auto più marcata rispetto ad altre aree del Paese, il caro carburante non è una voce marginale nel bilancio delle famiglie. È un costo fisso, spesso non comprimibile, che incide in modo diretto sul potere d’acquisto quotidiano — dal pendolare che raggiunge il posto di lavoro all’artigiano che carica il furgone ogni mattina.
In questo scenario, la richiesta di maggiore trasparenza e regolamentazione nel settore appare quanto mai urgente.



















