L’artista siciliano Domenico Pellegrino apre un nuovo capitolo del proprio percorso creativo con l’inaugurazione di uno studio a Milano, nel cuore dei Navigli. Il nuovo spazio, pensato come luogo di lavoro, ricerca e confronto artistico, sarà presentato il 22 aprile in occasione del Fuorisalone 2026. Per l’occasione, Pellegrino presenterà “Sguardi”, collezione di sculture in ceramica che mette al centro il rapporto tra identità personale, immaginario collettivo e tradizione mediterranea.
Domenico Pellegrino e la sua arte
Nato a Mazzarino nel 1974, Domenico Pellegrino vive e lavora a Palermo ed è considerato una delle voci più riconoscibili dell’arte contemporanea siciliana. Dopo la formazione al liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti di Palermo, ha collaborato con importanti protagonisti del panorama artistico internazionale, sviluppando un linguaggio che unisce tradizione mediterranea e sperimentazione contemporanea. Ha esposto in Italia e all’estero, partecipando anche alla Biennale Arte di Venezia, e ha firmato progetti per brand internazionali come Hermès e Dior. Le sue opere, spesso caratterizzate dall’uso della luce e da richiami simbolici al Sud, fanno parte di collezioni pubbliche e private.
Con questa apertura, l’artista consolida la propria presenza nel panorama nazionale, portando a Milano una ricerca visiva nata in Sicilia e sviluppata negli anni attraverso installazioni luminose, opere pubbliche e collaborazioni internazionali. Il nuovo studio si propone non solo come spazio espositivo, ma come ambiente vivo di produzione artistica, dove il processo creativo diventa parte integrante dell’esperienza del pubblico.
La mostra “Sguardi” tra mito e contemporaneità
Il progetto espositivo ruota attorno a una serie di opere in ceramica modellate a mano, ciascuna pensata come pezzo unico. Al centro della collezione vi è una riflessione sulla costruzione dell’identità e sulle maschere sociali che accompagnano l’individuo contemporaneo: emblematica, in questo senso, la figura di Batman, utilizzata come matrice simbolica e trasformata in una presenza fragile e umana, lontana dall’idea tradizionale del supereroe.

Le opere combinano riferimenti classici e cultura pop, tradizione artigianale e linguaggi globali. I colori richiamano il paesaggio mediterraneo, dalla lava vulcanica ai riflessi dell’acqua, mentre superfici irregolari e imperfezioni diventano parte del racconto estetico. Una poetica che conferma il segno distintivo di Pellegrino: unire memoria, territorio e visione contemporanea in un linguaggio immediatamente riconoscibile.














