La Sicilia gastronomica, in particolare quella di Modica, Palermo e del territorio ragusano, sono entrati nel radar del turismo enogastronomico internazionale. Al centro c’è un dato culturale prima ancora che turistico: il cioccolato di Modica e i dolci identitari si stanno affermando come ambasciatori dell’Isola.
Ad affermarlo è la stampa estera, in particolare le testate Telegraph e Times che sottolineano come, due dei giornali più autorevoli del Regno Unito, che inseriscono la Sicilia tra le mete più interessanti del settore enogastronomico. Per le due testate, il mare e il barocco restano parte del quadro, ma accanto a quei richiami cresce una domanda diversa, legata ai sapori, alle botteghe, ai mercati e alle storie che ogni piatto porta con sé. In questo scenario, Modica emerge con una forza particolare, mentre Palermo e Ragusa allargano la mappa di un gusto che non si lascia ridurre a una sola cartolina.
Modica spinge il cioccolato oltre la vetrina
Modica funziona come simbolo immediato perché offre un prodotto riconoscibile e un contesto che lo rende credibile. Il cioccolato modicano, con la sua lavorazione a freddo, la consistenza granulosa e un gusto netto, racconta da solo un pezzo di storia mediterranea, dal passaggio del cacao attraverso gli spagnoli fino alla continuità artigianale custodita nelle botteghe. Sarebbe riduttivo leggerlo come semplice souvenir.
Le vetrine storiche, il gesto della lavorazione, il profumo di cacao e mandorla, la presenza di prodotti come le ‘mpanatigghi trasformano la visita in esperienza concreta, quasi in una piccola grammatica del territorio. Anche nomi come Antica Dolceria Bonajuto rafforzano questa percezione, perché danno continuità a un racconto che non nasce per i turisti ma che ai turisti diventa leggibile. E il territorio ragusano, con i suoi ritmi meno compressi, aggiunge a tutto questo un’idea di autenticità che all’estero viene colta con facilità.
Palermo e Ragusa allargano la mappa del gusto
Se Modica concentra l’attenzione su un prodotto identitario, Palermo completa il racconto con una proposta urbana, stratificata, immediatamente riconoscibile. I mercati storici, la Kalsa, il Mercato del Capo, il cibo di strada che mette insieme panelle, arancine, cazzilli e sfincione restituiscono l’immagine di una città dove la cucina conserva le tracce di incontri antichi e di abitudini ancora vivi. Palermo mostra che il gusto, in Sicilia, è anche paesaggio umano, voce di quartiere, gesto quotidiano.
Ragusa e il suo territorio danno profondità a questa immagine perché aggiungono filiera, paesaggio e cucina d’autore. Da Ragusa Ibla ai progetti legati a Ciccio Sultano e Accursio Craparo, fino alla presenza di Licata con Pino Cuttaia, emerge una Sicilia che sa tenere insieme piccoli centri, materia prima e ricerca. Il punto, visto dall’estero, è proprio questo: l’Isola viene percepita sempre più come un sistema di luoghi collegati, dove pasticceria, mercati, ristorazione e tradizioni locali costruiscono un’esperienza ampia e coerente.


















