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sabato|14 Marzo|2026
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Il programma del 33° anniversario della strage di Capaci, Palermo ricorda Giovanni Falcone e la sua scorta

Nonostante siano trascorsi 33 anni dalla tristemente nota strage di Capaci, il ricordo del sacrificio di Giovanni Falcone e delle sue scorte nella lotta alla mafia non si è scalfito.

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Sono passati 33 anni dalla strage di Capaci, avvenuta il 23 maggio del 1992. Come ogni anno, la Fondazione Falcone promuoverà tutta una serie di iniziative dedicate alla triste ricorrenza. La mattina del 23 maggio vi saranno una serie di incontri al palazzo Jung di Palermo, mentre nel pomeriggio vi sarà un appuntamento presso l’Albero di Falcone.

Cosa prevede il programma della Fondazione Falcone

A Palermo, il 23 maggio, la Fondazione Falcone promuove una mattina di incontri, nella sede di via Lincoln, tra il Museo del Presente e il Parco Jung. Nel pomeriggio, appuntamento all’Albero Falcone, in via Notarbartolo. Nessun corteo ufficiale è previsto da parte della Fondazione. Alessandro De Lisi, coordinatore e progettista del Museo del Presente istituito dalla Fondazione Falcone, intervistato dalla Rai, ha parlato del Museo, descrivendo l’importanza dell’aggiornamento delle attività culturali, che, unite ai nuovi sistemi multimediali, possono dare un contributo importante alla lotta alla mafia. Lotta che nel tempo ha sicuramente subito dei cambiamenti. Dello stesso avviso è Tina Montinaro, vedova di una delle vittime della strage di Capaci, che ha parlato della necessità di analizzare il passato per agire nel presente, evitando così la violenza dilagante nella gioventù contemporanea.

Giovanni Falcone, vittima della strage di Capaci del 1992
Giovanni Falcone

33 anni da Capaci, 40 dal maxi-processo

Sono passati trentatrè anni da quando una bomba messa a punto da Cosa Nostra e i suoi complici uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco di Cillo e Antonio Montinaro. Alle 17.57, Giovanni Brusca, oggi libero dopo 25 anni di carcere, premette un bottone e l’autostrada A 29, fra Punta Raisi e Palermo, saltò in aria. Furono utilizzati cinquecento chili di tritolo per impedire che Falcone fosse nominato superprocuratore nazionale antimafia, tentando di sabotare la strategia dello Stato nella lotta alla mafia. Giovanni Falcone, infatti, aveva guidato il maxi processo, che riuscì a scoperchiare la struttura della mafia. Il capo dei corleonesi, Totò Riina, mandante della strage, finirà in carcere all’inizio del ’93, il cognato Leoluca Bagarella, altro corleonese di spicco, guiderà la vendetta, con una nuova stagione di stragi. Verranno alla luce tanti intrecci poi insabbiati, come spesso si è visto nel dopoguerra italiano.

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