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Donatella Finocchiaro è Virdimura, la prima donna medico: “La malattia per lei non era una maledizione”

La regista Cinzia Maccagnano e l'attrice protagonista Donatella Finocchiaro raccontano lo spettacolo che a Catania ha riscosso grande successo di pubblico

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La condizione della donna nella società, tra pregiudizi e divieti, ha attraversato varie fasi, alcune delle quali molto dolorose. L’emancipazione femminile è stata una conquista lenta, che ancora oggi fa discutere per le sue implicazioni sociali. Il teatro ci ricorda quanto fosse difficile essere donna in passato, in particolare in Sicilia, in un tempo lontano. Donatella Finocchiaro, nei giorni scorsi, ha interpretato in tal senso “Virdimura”, considerata la prima donna medico della storia. Vissuta nella Catania del Trecento, è stata capace di sfidare convenzioni, pregiudizi e paure in un tempo in cui una guaritrice rischiava di essere accusata di stregoneria.

“Virdimura”, uno spettacolo sull’emancipazione femminile

Virdimura” è un viaggio teatrale attraverso la memoria, il dolore e il desiderio di emancipazione, che affronta temi universali come il diritto alla cura, la libertà femminile e il valore dell’umanità. Prodotto dal Teatro Stabile di Catania e dal Teatro Biondo di Palermo, è andato in scena al Teatro Verga di Catania, riscuotendo il successo di pubblico. 

Tratto dal romanzo di Simona Lo Iacono, vincitore del Premio Vittorini 2024, lo spettacolo è stato diretto da Cinzia Maccagnano, con la drammaturgia di Angela Demattè e con protagonista Donatella Finocchiaro, interprete intensa e magnetica, chiamata a dare corpo a una figura realmente esistita. Accanto a lei hanno recitato: Margherita Mignemi, Franco Mirabella, Olivia Spigarelli, Luana Toscano, Franz Cantalupo, Giorgia Boscarino, Ornella Brunetto, Chiara Barbagallo e Luna Marongiu.

Le musiche originali a cura di Etta Scollo, interprete siciliana riconosciuta in tutta Europa, hanno fatto da suggestivo sottofondo all’opera. Le scene di Andrea Taddei hanno evocato le mura laviche della città di Catania. I costumi firmati da Dora Argento hanno riportato indietro nel tempo gli spettatori, nel Medioevo fantasioso dei racconti popolari; insieme alle luci di Gaetano La Mela.

Il ruolo di Donatella Finocchiaro

L’attrice protagonista, Donatella Finocchiaro, al termine delle date al Teatro Verga di Catania, ha commentato: “Interpretare Virdimura è stato come un salto nel passato, nella condizione femminile del 1300 che non era proprio bella e questa figura ha incarnato una femminista ante litteram, una di quelle che ha combattuto insieme alle donne e ha fatto un ospedale con le stanze, con le sue idee di terapie che oggi si direbbero olistiche o omeopatiche. La malattia per lei non era una maledizione, nel senso che Dio ci ha voluti imperfetti”. 

Il personaggio da lei interpretato rispecchia il suo modo di vedere la donna: “Per curare non ci sono solo le piante ma anche il ritmo, la danza, la musica, insomma una cosa che mi appartiene molto, quindi ho sposato Virdimura nella lettura del romanzo prima di tutto. A me piace sempre interpretare queste figure femminili che hanno raccontato qualcosa nel mondo, che hanno lasciato un segno, quindi sono felice e onorata di avere interpretato Virdimura in teatro”.

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La soddisfazione della regista

La regista, Cinzia Maccagnano, soddisfatta per l’ottimo riscontro di pubblico, ha sottolineato come il cuore dello spettacolo risiedesse nella capacità di aderire al proprio destino: “La strada di Virdimura è stata segnata da quella del padre Urìa, medico visionario e carismatico, ma ha attraversato una crisi poiché si è trovata a fare i conti con la grande assenza materna, con il senso di abbandono del padre che per salvarla ha dovuto abbandonarla ed è stata chiamata a prendere una scelta per la sua vita: essere medico pur essendo donna”.

Il racconto attraversa l’intero arco della vita della protagonista, dall’infanzia alla vecchiaia, richiamando figure, luoghi e memorie che abitano la sua esistenza. Angela Demattè, autrice della drammaturgia, ha evidenziato come il percorso teatrale abbia cercato di restituire “il mistero di Virdimura”, attraversando il rapporto con la madre, il padre e il proprio destino di donna e di medico. “Prendere posizione rispetto alla propria esistenza e amare il proprio destino – conclude la regista – genera una potentissima forza vitale. In questo senso, i conflitti interiori al personaggio di Virdimura la assimilano ad un’eroina tragica”.

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