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Simona Castanotto
Simona Castanotto
Giornalista pubblicista dal 2009, traduttrice e raccontastorie.

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Libri dalla Sicilia, “Col fumo negli occhi” di Daniela Ginex: il fascino della nobiltà siciliana

Daniela Ginex in "Col fumo negli occhi" racconta intrighi e vicissitudini di una nobile casata: un argomento che da sempre affascina il pubblico affamato di avventure e drammi umani

Simona Castanotto
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Giornalista pubblicista dal 2009, traduttrice e raccontastorie.

La rubrica “Libri dalla Sicilia” di Be Sicily Mag, che celebra la tradizione letteraria e i migliori autori dell’Isola con delle recensioni di libri a tema, si sofferma su “Col fumo negli occhi”, lavoro della scrittrice catanese Daniela Ginex pubblicato nel 2022 dalla casa editrice Kalós.

I racconti ambientati – come questo – in una Sicilia d’altri tempi, ancor più se incentrati sulle faccende di famiglie nobili, non smettono di esercitare infatti fascino su lettori e telespettatori. Un’attrazione che deriva dalla capacità di trasportarli in epoche passate, offrendo una finestra sulla cultura e le dinamiche sociali del tempo che fu. Sia dal punto di vista letterario che cinematografico, come di tendenza in questi mesi.

I costumi e le usanze del passato sono elementi golosi per un pubblico affamato di avventure e drammi umani, con personaggi complessi e ben sviluppati, ognuno con le proprie ambizioni, desideri e segreti. La nobiltà, infatti, non di rado offre terreno fertile per le dinamiche interpersonali, perché spesso coinvolta in intrighi politici, lotte di potere e romanticismo proibito.

La carrellata è lunga, da I Vicerè di De Roberto, trasposto su pellicola dal regista Roberto Faenza nel 2007, a ritroso fino a Il Gattopardo, 1963, diretto da Luchino Visconti e basato sul romanzo omonimo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il film, ambientato nella Sicilia dell’Ottocento durante il Risorgimento italiano, racconta la storia della decadenza della nobiltà siciliana, ed è tuttora godibilissimo. In tempi più recenti, il pensiero va subito alla fortunata serie Disney+ ispirata al lavoro di Stefania Auci I leoni di Sicilia, che racconta le vicende della famiglia Florio.

Spesso questo genere di produzioni esplorano temi universali che sono ancora rilevanti oggi, come l’amore, la gelosia, l’ambizione e il tradimento. Nonostante le differenze culturali e temporali, le esperienze umane fondamentali rimangono le stesse, e queste storie, pur ambientate nel passato, offrono uno specchio attraverso il quale possiamo ragionare sulle nostre vite moderne. È il caso di “Col fumo negli occhi” di Daniela Ginex.

La recensione di “Col fumo negli occhi”

Il sipario si apre da subito sulla protagonista, Matilde, figlia del barone Regalbuto, seduta in salotto a fumare l’ennesimo inseparabile sigarino. Le tapparelle sono abbassate, la dimora è in penombra e il pensiero galoppa, soffermandosi sui momenti più intensi della giovinezza oramai trascorsa. Un passato da talentuosa enfant prodige, bella, con la voce da usignolo, altolocata. Quale uomo sarebbe mai potuto stare al suo fianco senza farla sfigurare? È questa la ragione per cui è rimasta nubile, Matilde. L’unico maschio ad averla affascinata, fino quasi all’ossessione, è il fratello maggiore, Michele, un modello di uomo irraggiungibile. “La signorina Matilde credeva, infatti, che le divisioni sociali fossero imprescindibili, ragionevoli e intrinseche nell’ordine universale, e per nessuna ragione modificabili“.

Dopo aver condiviso per anni l’abitazione con l’adorato Michele, consumato da una tremenda malattia che l’ha privato delle facoltà mentali, e del quale si è sempre presa cura, adesso la donna si ritrova sola, fatta eccezione per la silenziosa presenza di una domestica, Lina. Figlia di Margherita, la serva storica della famiglia, Lina è l’unica compagnia della baronessa. E pensare che, da piccola, era per Matilde né più né meno che un giocattolo, e che ancora adesso, adulta, le viene riservata ogni sorta d’intemperanza.

Matilde, ormai, vive nella nostalgia di ciò che la vita avrebbe potuto regalarle se la sua carriera avesse spiccato il volo, facendola diventare un’attrice o una cantante famosa. Così, appena una giornalista chiede di poterla raggiungere per mettere su carta i successi riscossi in gioventù, il suo ego si gonfia a dismisura. Rievocare vecchi episodi e relazioni, la porterà suo malgrado a visualizzare un puzzle, nel quale, però, col senno di poi, qualcosa non torna. Intanto, nel susseguirsi di presente e passato, la sua personalità viene a galla: sospettosa, gelosa, attaccata agli oggetti e alla casa. Casa che, nel romanzo, riveste una funzione importante, e talvolta assurge al ruolo di vero e proprio personaggio: è lo specchio della protagonista, e come lei conserva traccia dei fasti passati, ma è sul punto di sgretolarsi. 

Matilde si dimostra paranoica nei confronti di servitori e parenti, che vede come rapaci pronti ad agguantare i tesori di famiglia, la roba. Cerca nei ricordi la vicinanza di Michele, verso il quale dimostra tuttora una vera e propria venerazione, ma delle cui ombre il lettore viene a sapere, oscurità che si proiettano su una vita non proprio specchiata: il brutto vizio del gioco, l’indolenza, un inesistente senso di responsabilità. Poco a poco, i segreti della famiglia emergono, ma a quale costo? Daniela Ginex, indugiando a lungo sul filo del dico-non dico, ci porta per mano lungo il vissuto contorto dei personaggi, rivelando, uno dopo l’altro, i torbidi segreti nascosti dietro le loro facciate. E quella di Matilde è destinata a crollare.

Chi è Daniela Ginex

Docente e scrittrice catanese, Daniela Ginex ha pubblicato il romanzo Divagazioni amorose (Algra Editore, 2017) e racconti in antologie e riviste. Anime gemelle è stato finalista, nel 2021, della call “Oltre il velo del reale” a cura del Premio Calvino. Ha curato una rubrica umoristica per la rivista Paidòs. L’autrice dichiara una grande affinità con la scrittura americana, in particolare con Philip Roth ma anche David Foster Wallace, Saul Bellow, Mordecai Richler, Bernard Malamud, Joe Landsale. Tuttavia, la sua anima artistica si inserisce, a pieno titolo, nella tradizione letteraria siciliana: Sciascia, Camilleri, ma soprattutto Brancati e Pirandello, che riflettono lo stesso umorismo disincantato.

A Be Sicily Mag ha descritto il legame fra la sua scrittura e il suo essere catanese: “C’è molta Sicilia nel mio libro e questo salta subito all’occhio, e anche le cose che continuo a scrivere hanno dentro molta Sicilia, perché io qui ho radici profonde. La mia non è una Sicilia oleografica, mi piace la Sicilia vera, quella di Sciascia, per intenderci”. E infatti, chi in Sicilia ci è cresciuto, talvolta avverte la sensazione di avere già vissuto situazioni simili, ascoltato discorsi (e silenzi) della stessa fatta. “Ho pescato per lo più nel pozzo dei ricordi lontani, quelli familiari, raccontati dai miei parenti. Non so quanto ci sia di inesatto o fantasioso, diciamo che li ho usati come una tela su cui dipingere una storia più ampia e sfaccettata”.

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